Dimartino torna con “L’improbabile piena dell’Oreto”, un nuovo disco dopo il successo condiviso con Colapesce. Ma l’attenzione mediatica ricevuta non ha cancellato la voglia del cantautore di mettersi a nudo con un disco intimo e personale.
“Imparare ad aprire una strada nel tempo
Per tornare bambini, spostati dal vento
Contemplare il cielo attraverso le dita
Poi trovarsi da soli davanti all’immenso mistero, la vita”
Contemplare il cielo attraverso le dita – Dimartino
Durante le sue interviste Modugno ripeteva spesso che il mare era il suo liquido amniotico. In sostanza, il mare per Modugno rappresentava la matrice materna, il luogo da cui tutto ha origine e in cui ci si sente protetti e liberi. È con questa prospettiva che si muove “L’improbabile piena dell’Oreto” ultimo disco di Dimartino.
Una fiume che rinasce
L’Oreto altro non è che un fiumiciattolo di circa 20 km che attraversa Palermo e sfocia nel Tirreno. Considerato fin dall’antichità come uno dei posti più suggestivi di Palermo ha sofferto di discarichi abusivi e degrado ambientale. Da qualche anno sono in atto azioni di recupero da parte di associazioni e studenti dell’università. In questo senso l’Oreto è un simbolo di resistenza e di una nuova vita.
L’identità di un fiume e la sua rinascita è il tema su cui si muove il quinto disco di Dimartino dopo sette anni dal precedente Afrodite. Canzoni che musicalmente procedono per sottrazione. Arpeggi di chitarra e piano che costellano un universo sonoro fatto di silenzi, elettronica appena accennata. Le canzoni del disco sono come legate da una densità poetica che raccoglie ricordi e stati d’animo. E quella sensazione che accompagna il disco di abbandono e paura di lasciarsi andare all’acqua che può tramutarsi in piena.

“L’improbabile piena dell’Oreto” vede la collaborazione di Roberto Cammarata con la sua capacità di arricchire le composizioni di dettagli che ne arricchiscono la struttura. Cori, archi, pochi interventi di basso e batteria, il tutto rimane un contorno essenziale ma prezioso. Un ascolto che non concede scorciatoie, richiede attenzione, in controtendenza rispetto a immagini e stimoli che tendiamo a scrollare senza concedere tregua alla concentrazione.
I brani dell’album
Tastiere avvolte dalla nebbia e un arpeggio di chitarra aprono l’album con L’oro del fiume. Segue Contemplare il cielo con le dita, il desiderio di riappropriarsi di gesti spontanei e infantili malgrado la solitudine che ci accomuna. Un piano delicato introduce Meravigliosa incosceinza. Ancora il fiume come sfondo in una storia di anguille silenziose nel buio nero di un paese fantasma, ossia due adolescenti che si avventurano nella vita facendo pace col mostro.
E ancora l’acqua protagonista con l’abbandono nel guardare le onde senza un motivo in Maredolce con archi eleganti che fanno da sfondo. Con Agua, ¿dónde vas? Dimartino rende omaggio a Federico Garcia Lorca musicandone una poesia. Ancora acqua che scorre libera in direzioni a noi sconosciute. Tessuti sonori sempre coerenti con lo spirito del disco, questa volta con un sapore latino e ambient al tempo stesso.
Con Gusci Vuoti Dimartino torna ad un terreno familiare. Il ritratto dei tempi di scuola, delle speranze disattese e le occasioni mancate. Arpeggi di chitarra folk a cui segue un finale strumentale che si collega a Petricore, brano strumentale. Petricore è l’odore che la terra emana durante la pioggia attesa da tempo, una sensazione molto frequente soprattutto al Sud. Anche Fruire dagli Argini è ricca di immagini del Sud, la sua Sicilia con l’Oreto questa volta protagonista.

Tour
Dimartino ha presentato il disco al Teatro Filodrammatici di Milano l’11 maggio con uno speciale intervento di Cristina Donà.E ancora 13 maggio a Torino. Da giugno parte il tour dove si presenta accompagnato solo da una chitarra in location scelte ad hoc. Un’attitudine coerente con lo spirito del disco, un’ennesima occasione di creare uno spazio di ascolto e attenzione. Un tour estivo nei teatri, concerti all’alba, festival tenendo fuori il caos dell’estate e raccogliendo note e parole. Sarà un piacere affrontare con Dimartino un viaggio interiore di ricordi e vita vissuta che fluisce come acqua che scorre libera.
a cura di
Beppe Ardito

