L’album del cantante statunitense è stato pubblicato l’8 maggio 2026
“Brown”. Ventisette tracce, un’ora e mezzo di musica: sarà forse un’impresa riuscita male? È quello che mi domando da diversi giorni aver ascoltato per intero e ammetto con fatica, il nuovo album di Chris Brown.
Tecnicamente impeccabile, tracce a radiofoniche e molto nostalgiche rispetto alle sonorità R&B e Pop che lo ha reso celebre negli anni 2000: eppure senza anima. Sono ormai passati anni ed anni da “No Air” o “With You”, l’energia non è più la stessa e si gioca molto più sulla quantità e sugli stream, piuttosto che sulla vera essenza di fare musica.
Con “Obivious” o “Something in the Water”, Chris Brown dimostra di essere ancora in grado di sfornare hit estremamente possibili di successo. Produzioni ultra pulite, R&B e melodie sensuali lasciano in un batter d’occhio il posto alla foga di seguire il trend, di sfondare su piattaforme come “Tik Tok” ed anche quando l’artista cerca di raccontare qualcosa di sé, risulta poco autentico.

Crisi d’identità?
La copertina dell’album, un chiaro riferimento e copiaticcio più che omaggio a “Thriller” di Michael Jackson del 1982 racchiude in tutto e per tutto l’essenza di questo album: l’assenza totale o veramente minima presenza di personalità. Un enorme peccato per un artista così capace.
“Brown” di per sé, se preso qualche brano al suo interno non è un vero e proprio disastro: probabilmente se fosse stato diviso in modo migliore piuttosto che riempire in maniera eccessiva un intero disco con ventisette tracce, probabilmente avrebbe avuto un altro impatto e sarebbe stato sicuramente più apprezzato e seguito.
Insomma, “Brown” non è quel grande album-evento che sarebbe dovuto essere: è pieno di canzoni estremamente piacevoli ma che si perdono tra una distesa enormi di brani. Quando si trova il pezzo giusto al suo interno ci si fomenta, e si riconosce il perché Chris Brown sia un artista ancora oggi così impattante, ma il pensiero scivola velocemente con tutto il resto non appena si skippa di uno o due brani. Un vero peccato.
a cura di
Valentina Pilotti

