“Tick, tick…boom!”, il musical in italiano arriva a Milano!

“Tick, tick…boom!”, il musical in italiano arriva a Milano!
Condividi su

Dopo il successo del film con Andrew Garfield, arriva a teatro l’adattamento italiano del musical di Jonathan Larson: “Tick, tick…boom!” Noi abbiamo avuto il piacere di assistere all’ultima data di Milano, al teatro Franco Parenti.

Non era per niente facile portare in scena uno spettacolo come Tick, tick…boom! senza il rischio di essere paragonati, erroneamente, al film uscito su Netflix l’anno scorso.

Ma questo spettacolo attinge a piene mani dalla sceneggiatura (monologo) originale di Jonathan Larson, senza aggiungere o togliere niente e senza snaturarla.

Il musical fu originariamente concepito come un one man show interpretato dallo stesso Larson nel 1990. Dopo la morte del compositore, nel 2001 lo spettacolo fu revisionato e, con un libretto parzialmente riscritto da David Auburn, fu portato in scena nell’Off-Broadway, dove vinse l’Outer Critics Circle Award.

Questo musical ha dei forti tratti autobiografici, infatti racconta la storia di Jon, ragazzo che sta per compiere trent’anni e tenta disperatamente di trovare un produttore per il suo musical SUPERBIA.

Jon ha affrontato diverse delusioni professionali nell’arco della sua carriera e teme che anche stavolta non sarà diverso.
La sua ragazza, Susan, e il suo migliore amico Michael lo sostengono, ma cercando di consigliargli anche altre strade e di farlo restare con i piedi per terra.

Mettere le cose in chiaro

Entrati nella sala dello spettacolo troviamo il sipario già aperto e la scenografia completa: è la casa di Jon, con un divano, un tavolo, una libreria e persino un tetto con terrazza.

Sul palco sono già presenti anche i membri della band: batteria, chitarra, basso, pianoforte e persino gli archi (sul tetto).

Ma ecco che una voce femminile fuori campo introduce la storia di Jon e il protagonista, interpretato da Nicolò Bertonelli, arriva sul palco.

Dopo il primo breve monologo arriva il momento della prima canzone: 30/90.
Basta già questa per essere travolti dal ritmo della musica e iniziare a muovere a tempo ogni parte del corpo possibile.

Il dubbio sui testi tradotti in italiano viene subito fugato. Infatti si adattano perfettamente alla musica e ai temi trattati, senza togliere nulla.

La band dal vivo fa tutta la differenza del mondo e porta più potenza musicale, riuscendo a coinvolgere ancora di più il pubblico.

I cambi di scenografia

Un altro dubbio che poteva sorgere spontaneo era quello sulla scenografia: si svolgerà tutto in questa stanza oppure la vedremo cambiare in qualche modo?

Chi conosce la storia sa che gli eventi si svolgono in diversi luoghi e che sarebbe stato complicato portarli in scena tutti.

Ma anche questo dubbio lascia presto spazio alla certezza.
Praticamente ogni oggetto sul palco è mobile così da consentire un rapido cambio di scenografia, seppur non totale.

Infatti erano gli stessi membri del cast che li spostavano in varie zone del palco, semplicemente sbloccando e ri-bloccando le rotelle.

Questo prevede, chiaramente, una coreografia ben studiata e altrettanto ben realizzata.

Gli eventi dunque si sono svolti nei seguenti luoghi: casa di Jon (tetto compreso), abitazione di Michael, studio di Michael, sala prove e persino il bar di Jon, dove abbiamo potuto ammirare anche un’insegna al neon calare dall’altro con scritto “Moondance Diner“.

I membri del cast

Le canzoni di questo musical non sono affatto semplici, così come la sceneggiatura, che passa dal comico al drammatico da un momento all’altro, senza neanche avvertire.

Alcune canzoni hanno un ritmo frenetico e diverse sovrapposizioni armoniche che metterebbero in difficoltà chiunque.

Ogni membro del cast, però, se l’è cavata in modo egregio, dimostrando una tenuta vocale e una preparazione davvero rimarchevole e riuscendo a essere convincente anche sul lato interpretativo, sia delle canzoni che della sceneggiatura.

Ognuno di loro ha dovuto affrontare almeno un brano che lo metteva a dura prova.

Jon, oltre a essere presente in quasi tutti i brani, era anche l’unico a suonare uno strumento (pianoforte), in diverse occasioni. Inoltre aveva una delle canzoni più emotive dello spettacolo, Why.

Susan, interpretata da Federica Maria Stomati, ha avuto Green, green dress, dove doveva sfoggiare tutta la sua sensualità e controllo vocale, riuscendo perfettamente in entrambe. Ma anche Therapy, insieme a Jon, ovvero un litigio telefonico con continui cambi di ritmo e sovrapposizioni. Qui bravi entrambi.

Michael (Matteo Volpotti), ha dovuto toccarci il cuore con Real Life e durante il momento in cui ha rivelato all’amico Jon di essere sieropositivo.

E infine Karessa (Elena Sisti) ha avuto l’arduo compito di cantare quella che è forse la canzone più difficile per potenza vocale, ovvero Come to Your Senses e, sentendo e partecipando al lungo applauso che ha ricevuto al termine dell’esibizione, direi che se l’è cavata alla grande.

Ma anche gli altri membri del cast, Alessia Genua, Matteo Giambiasi e Jacopo Spunton, avevano il difficile compito di interpretare diversi personaggi ed erano quelli che più spesso si occupavano del cambio scenografia.

Quindi un plauso va a tutti i membri di questo fantastico cast.

Conclusioni

Quando sono venuto a sapere che questo spettacolo sarebbe arrivato a Milano ero molto entusiasta. Un po’ perché ho adorato il film e le canzoni e un po’ perché ero curioso di assistere a quest’opera in italiano.

Devo dire che, non solo non sono rimasto deluso, ma sono uscito dalla sala più che soddisfatto e con ancora più entusiasmo.

L’unica, piccola, pecca di quest’ultima data di Milano, sono stati i numerosi problemi tecnici dell’audio che hanno un po’ intaccato la fluidità dello spettacolo e rischiato di far perdere la concentrazione ad attori e musicisti che, per fortuna, sono stati bravissimi e hanno continuato senza battere ciglio.

Lo sanno tutti: The show must go on!

Un paio di domande a regista e protagonista

Al termine dello spettacolo abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche domanda al regista Massimiliano Perticari e al protagonista Nicolò Bertonelli.

Ciao Massimiliano, innanzitutto complimenti per lo spettacolo, è stato davvero emozionante. La prima domanda che mi viene in mente è: Quanto è stato complicato mettere in scena uno spettacolo come questo, specialmente dopo il successo del film?

Grazie mille, beh è stato sicuramente molto difficile, anche perché Larson ha pensato a Tick, tick…boom! come a un monologo, non aveva previsto di portarlo come spettacolo teatrale, e quando è stato fatto è stato impostato come spettacolo a tre.

Noi invece abbiamo ampliato il cast e abbiamo aggiunto anche gli archi. Di solito negli spettacoli teatrali si tende ad asciugare, noi abbiamo fatto il contrario.

Ho apprezzato molto l’idea di inserire i membri della band come parte integrante dello spettacolo e degli eventi che accadevano sul palco, come per esempio quando hanno messo anche loro i cappellini per il compleanno di Jon. Questo faceva parte della scenografia originale?

Allora, lo spazio è stato pensato subito con gli elementi che hai visto e con la band, quindi doveva esserci. Questo perché, nel testo originale, che ogni regista dovrebbe sempre rispettare, quelle battute che hanno detto i musicisti erano già segnate così.

Noi avevamo la possibilità di non farlo perché avevamo già il cast aggiunto, però perché dovevamo cambiare questa cosa? Non sarebbe stato giusto. Loro fanno parte della storia. A me piace pensare che loro facciano parte anche della festa a casa di Jon, perché a casa sua c’era davvero questa gente.

Quanto è stato utile il successo del film uscito su Netflix per portare il pubblico a vederlo anche a teatro e quanto avete preso da quest’ultimo per la messinscena dello spettacolo?

Lo spettacolo non è tra le cose più famose del teatro musicale americano, è sempre stato rappresentato Off-Broadway. Il film è uscito l’anno scorso, in un momento in cui io e l’altro regista, Marco Iacomelli, eravamo a New York, ce lo siamo visti in aereo.

L’uscita della pellicola aiuta perché diventa più famosa la storia, ma in realtà l’ho visto solo quella volta in aereo, poi ci è venuta l’idea di fare questo spettacolo e non ho più visto il film. Non volevo farmi influenzare troppo dalla visione di Lil Manuel Miranda e da quello che era un adattamento cinematografico.

Noi dal film abbiamo preso solo una cosa: dei fotogrammi della casa di Jon, perché l’abitazione del film è esattamente quella di Larson, perché per l’assicurazione fece delle foto e dei filmati di casa sua. Quindi Miranda ha recuperato l’archivio di queste foto e ha ricostruito la casa.

Ciao Nicolò, complimenti anche a te per la tua interpretazione, non era per nulla semplice e te la sei cavata alla grande! Ti chiedo quali sono state le difficoltà principali del portare un ruolo come questo a teatro, dopo il grande successo del film?

Grazie davvero per i complimenti.
Noi abbiamo cercato di non portare in scena il film, bensì il musical che già esisteva prima della pellicola. Più che difficoltà, c’era la voglia di voler rappresentare quell’ansia del tempo che continua a scorrere che ha Jon, quella sensazione quasi di claustrofobia di trovarsi alle strette a causa di questo.

A proposito di questo: quanto ti senti vicino tu, Nicolò, a questa sensazione che aveva Jon di avvicinarsi sempre di più a questi 30 anni, ti ci ritrovi nonostante a te manchi ancora parecchio tempo?

A me mancano 8 anni, quindi è stata una bella sfida anche per questo, mettersi nei panni di una persona che sta per compiere 30 anni.

Ma in realtà mi sento molto vicino a questa cosa, ci stavo pensando giusto stamattina al fatto che probabilmente, anche per questo musical, sentirò ancora di più il peso dei 30 anni, perché quando li avrò mi ricorderò che 8 anni prima ho fatto questo spettacolo, e significherà che il tempo è passato molto velocemente.

Mi sento molto vicino anche al personaggio di Jon, soprattutto per il pianoforte, anche a me piace suonarlo e anch’io, come lui, lo uso spesso come riparo.

Il cast e le prossime date

MUSICAL di Jonathan Larson.
Testo, Musica e Liriche di Jonathan Larson.
Consulenza al testo di David Auburn.
Arrangiamenti vocali e Orchestrazioni di Stephen Oremus.
Libretto e liriche italiani di Andrea Ascari.
Orchestrazioni aggiunte di Simone Manfredini.

Regia di Massimiliano Perticari e Marco Iacomelli.
Supervisione musicale di Simone Manfredini.
Direzione musicale di Walter Calafiore.
Direzione vocale di Andrea Ascari.
Coreografie di Daniela Gorella e Ilaria Suss.
Costumi di Maria Carla Ricotti.
Scene di Gabriele Moreschi.
Luci di Valerio Tiberi.
Suono di Donato Pepe.
Produzione esecutiva Davide Ienco.

Interpreti e personaggi

Nicolò Bertonelli Jon
Matteo Volpotti Michael
Federica Maria Stomati Susan
Elena Sisti Karessa
Alessia Genua Rosa
Matteo Giambiasi Papà
Jacopo Spunton Commesso

NOVEMBRE

11 novembre | BRESCIA @ Gran Teatro Morato 
13 novembre | NICHELINO (TO) @ Teatro Superga 
26 novembre | PADOVA @ Gran Teatro GEOX 

DICEMBRE

1 dicembre | BEVAGNA (PG) @ Teatro Torti
3 dicembre | BERGAMO @ Teatro Creberg

a cura di
Edoardo Iannantuoni

Seguici anche su Instagram!

LEGGI ANCHE – “Midnights”, il decimo album di Taylor Swift
LEGGI ANCHE – “Sentimental Fool”: l’ultimo album della leggenda soul Lee Fields

Condividi su
Edoardo Iannantuoni

Edoardo Iannantuoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *