“I sotterranei”. Jack Kerouac, il re della beat generation

“I sotterranei”. Jack Kerouac, il re della beat generation
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Jack Kerouac è arcinoto per il suo romanzo manifesto della generazione beat degli anni ’50, On the Road. Ma I sotterranei, opera di qualche anno dopo, è forse il lavoro che più rivela l’anima tormentata e nascosta dell’autore.

Descrive il suo legame con la vita dei bassifondi, con gli amici, con le droghe e con quell’esistenza tanto libera e scomposta quanto legata e imbrigliata nell’apatia e nella solitudine.

L’origine

L’opera prende vita in seguito ad una delusione amorosa. Jack, dopo tre mesi di lavoro su una barca mercantile, si ritrova a New York. Confuso e solo, senza una linea guida per il futuro e sempre in balia tra apatia e voglia di evadere, riprende a frequentare gli appartamenti dei suoi vecchi amici. Sarà proprio qui, tra festini e notti insonni, che incontrerà Alene Lee, una bellissima afroamericana che frequentava i sotterranei.

Ma Jack non è assolutamente proiettato a costruire legami saldi, come in tutti gli ambiti della sua vita. E così continua a vedere la bella ragazza solo per focose notti di passione.

Dopo due mesi un suo vecchio amico, appena uscito di galera, gli racconta di esser stato con la sua Alene. E così, distrutto, e ancora una volta sconfitto dalla sua stessa apatia, dedicherà al suo fugace amore quest’opera.

E io vado a casa avendo perso il suo amore. A scrivere questo libro.

Jack Kerouac (Fonte Pinterest)
La trama

Ricalcando e cavalcando la sua appena passata delusione d’amore, la storia del libro tratterà proprio di una relazione contorta tra Leo (Jack Keruac) e Mardou (Alene Lee).

Tutto si svolge a San Francisco, patria della beat generation. Una città nascosta, quella notturna. Tra ragazzi più o meno giovani dediti all’alcool e alle droghe, al sesso libero, a una vita senza regole e senza alcuna voglia di cambiarla.

Sono poeti, sono artisti e sono affascinanti.

Il titolo dell’opera è proprio un omaggio al suo amico e poeta Allan Ginsberg che coniò il termine per descrivere il popolo hippie:

Sono hip ma non esibizionisti, intelligenti ma senza pedanterie intellettualifin nelle dita dei piedi e sanno tutto tutto su Pound eppure non la mettono dura e non si parlano addosso in continuazione

Il protagonista si innamorerà a prima vista di Mardou vedendola, seduta su un vecchio cofano di una macchina, fuori da un bar.

Da li, le e pagine si riempiranno di parole struggenti e di un romanticismo distorto. Proprio come in preda ad effluvi dell’alcol.

Un Kerouac inedito, seppur sempre acuto nel suo flusso di coscienza, apre la sua anima ai lettori. E non a caso sapere che la storia prende vita da una delusione vissuta, fa comprendere che i sentimenti descritti sono dello scrittore stesso. E tutto questo si vede. Non potrebbe essere altrimenti.

Ma la continua voglia di libertà sarà causa della deriva di questo rapporto di amore folle. Il posto dell’amore verrà soppiantato dal desiderio continuo di irresponsabilità che permea le vite di tutti i sotterranei.

L’opera

Immergersi in queste brevi pagine è stato come evadere dalla solita vita fatta di schemi, doveri e responsabilità. Per qualche giorno ho fatto finta di non interessarmi dei giudizi della gente e delle pressioni di una società sempre di fretta.

La vita dei sotterranei mi ha completamente rapita. Al di là della storia d’amore, seppur fascinosamente distorta, il romanzo ti butta dentro a una vicenda di strane amicizie e di notti insonni. Nessuna preoccupazione e nessun dovere. Ci si aggrappa a vecchi sogni nei cassetti, ma che possono rimanere lì chiusi ancora per un po’. Senza fretta.

Una vita che è una danza molle, che va avanti per istinto e desiderio. Scelte prese all’improvviso, per gioco o per noia.

Come si susseguono senza risoluzione le notti e i giorni nei salotti dei bassifondi di San Francisco, così anche il linguaggio di Kerouac scorre fluido.

Nessuna o pochissima punteggiatura, per avvicinare il più possibile i suoi pensieri al lettore. Un flusso di coscienza, che sembra non seguire sempre il filo del discorso, ma che in realtà ha tutto un suo senso.

Tutte le digressioni, infatti, si ritroveranno come in fila alla fine del libro e daranno un senso più pieno, completo e sazio alla storia.

Lo scrittore Henry Miller, nella sua postfazione all’opera, scrive:

Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità.

Nell’ Italia bigotta dell’epoca, il libro venne processato per oscenità, per poi essere ripreso e finanche lodato per la bellezza lirica delle sue immagini.

Ma forse l’oscenità è proprio il filo conduttore e il sentimento strisciante che l’autore vuole lasciare con le sue opere. Lui stesso disse:

Scrivete in stato d’incoscienza, di semi-trance, seguendo le leggi dell’orgasmo

a cura di
Rossana Dori

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