“Cipria e Caffè”: il ritorno di Peppe Barra

“Cipria e Caffè”: il ritorno di Peppe Barra
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Peppe Barra è l’unico interprete che sa coniugare passato e presente dando nuova linfa alla tradizione. Non solo un nuovo capitolo della discografia del grande artista napoletano, ma un modo per mettersi in gioco mostrando le sue carte

Deve essere un periodo di riscoperta della cultura napoletana. I NuGenea che producono successi con ritornelli che mescolano dialetto partenopeo e francese. Mario Martone e Paolo Sorrentino che ci consegnano in questi anni alcuni fra i loro migliori film su Napoli e la napoletanità. Poi mi capita lui, Peppe Barra, il testimone di quella cultura nel mondo. E come recita la teoria della sincronicità: le coincidenze non esistono o meglio non sono connesse da collegamenti causa-effetto, ma da una rete che unisce l’ambiente, l’inconscio collettivo e le persone.

Dopo questa pseudo lezione di psicologia spicciola andiamo a presentare Peppe Barra, un personaggio unico. La sua biografia si stende fra cinquant’anni di attività fra teatro e musica. Il legame imprescindibile con sua mamma Concetta le insegna la gioia di stare sul palco. Gli esordi nella Nuova Compagnia di Canto Popolare che lo ha portato sui palchi europei e d’oltreoceano La nascita della compagnia “Peppe e Barra” la celebrazione del suo modo di unire tradizione e modernità. I suoni del mediterraneo che si fondono in un’unica identità.

Un artista universale

Non solo napoletanità ma un uso della voce e un’espressività che gli permettono di esplorare opere universali. L’interpretazione nel ruolo di Mister Peachum nè “L’Opera da tre soldi” di Bertold Brecht e Kurt Weill diretta dal maestro Heinz Carl Gruber (direttore dell’Ensemble Modern di Francoforte – dicembre 2000). E ancora spettacoli musicali al Salon du Livre a Parigi (Marzo 2002), l’apertura del Festival del Mediterraneo al Barbican Theatre di Londra (giugno 2002).

Il concerto di Capodanno nella piazza del Plebiscito a Napoli nel 2003 in occasione dei suoi 40 anni di carriera. Nel 2007 è insignito come ambasciatore della cultuta italiana all’estero dal Ministro degli Affari Esteri. Ha pubblicato dieci album fra cui “Mo Vene” Premio Tenco come miglior interprete nel 1992. La grande amicizia con Fabrizio De Andrè che gli permise l’interpretazione della sua “Bocca di Rosa” in napoletano.

«OLTRE alle canzoni c’ è altro. E’ il mio modo di stare in scena. Che comprende mimica, linguaggio del corpo, espressività. I miei concerti sono un esempio allo stesso tempo di recitar cantando e di cantar recitando». Beppe Barra

Nel marzo 2014 gli è stato conferito il Master Universitario di II livello honoris causa in Letteratura, scrittura e critica teatrale dal rettore dell’Università Federico II di Napoli. Ma Peppe Barra è stato anche interprete cinematografico nei film “Passione” di John Turturro e in “Napoli Velata” di Ferzan Ozpetek, prova d’attore che gli ha conferito la nomination come miglior attore non protagonista ai David di Donatello del 2017.

Cinquant’anni di carriera, quindi, che non hanno intaccato la sua inarrestabile energia. E in questa visione di Peppe Barra che viene realizzato il disco Cipria e caffè. Un doppio album che vede interpretazioni di brani provenienti dal barocco, spesso presente nei suoi spettacoli. Gli arrangiamenti di Mario Conte e Paolo Del Vecchio, preziosi collaboratori di Barra sia in studio che sul palco. Il duo riesce a creare un tessuto sonoro bilanciato fra suoni di synth e strumenti tradizionali. Uno sfondo creato ad arte che arricchisce il quadro emozionale dell’opera.

Cipria

Il primo disco “Cipria” è un omaggio al teatro, mondo che appartiene di diritto a Peppe Barra. Vede interpretazioni di brani provenienti dal barocco, spesso presente nei suoi spettacoli. Colpiscono la maestosità de “La Ciorta” e gli arrangiamenti intrisi di world music de “Vulumbrella”.

Caffè

Il secondo disco “Caffè” è un divertissement dove Peppe Barra libera l’istinto. La sua teatralità e l’interpretazione degli stati d’animo, ora divertito e ora disperato, vengono messi in evidenza già dal primo brano “Neve”. E poi i duetti con due mondi femminili diversi ma egualmente ricchi di fascino: l’energia di La Niña, nome d’arte di Carola Moccia, astro nascente della musica napoletana che duetta ne “A città d’è sante”. La raffinatezza e la classe di Tosca in “Se ce stesse na parola”.

Un disco senza età che ci consegna, ancora una volta, l’estro e la grandezza interpretativa di un artista unico. Brani che vanno aldilà dell’interpretazione canora ma prendono vita grazie alla grande esperienza di Peppe Barra. Si vestono di umori, di luce propria e ci avvolgono in un abbraccio avvolgente. Vogliamo lasciare la conclusione a un altro grande artista come Renato Zero che ha voluto personalmente omaggiare Peppe Barra. Un’ introduzione scritta per presentare il disco.

Una voce. una città.
Voce mutabile, clandestina.
Di rabbia e d’amore.
Di pigrizia riflessiva, che scoraggia gli attacchi del tempo, e preserva dal grigiore dell’abitudine nel vivere passivamente. Peppe è la sveglia.
Il richiamo. Lo stimolo. L’ altra verità.
Diretto. Schietto. Verace.
Un proiettile che va diritto al cuore ma non uccide: guarisce.
Lui, l’artista e l’uomo, le due facce della stessa inquietudine e perseveranza.
Il figlio d’arte, cresciuto a pane e saggezza da quella mirabile musa che fu Concetta.
Peppe, eccolo. Capace di tornare bimbo quando vuole. A cavallo di quella purezza, pur di sconfiggere l’ipocrisia di un mondo stretto, corto e maldestro.
Io sono stato un suo devoto estimatore, prima di riuscire a strappargli l’amicizia.
Oggi sono qui a tessere le sue lodi ma soprattutto a compiacermi di non essere “il solo”…

Renato Zero

a cura di
Beppe Ardito

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Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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