Neif racconta “Zagabria”, un intimista viaggio musicale

Neif racconta “Zagabria”, un intimista viaggio musicale
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Classe ’88, Nathan Radovic, in arte Neif, scopre la musica a soli 5 anni grazie a un mentore speciale: sua nonna, insegnante di pianoforte. Da quel momento inizia a comporre sulla tastiera le prime canzoni, facendo diventare il cantautorato suo intimo e spirituale compagno.

Alle superiori viene notato dal suo attuale co-produttore Cristiano Norbedo con cui, sotto il nome di Rash Incantation, ha iniziato a lavorare come producer e remixer per etichette major ed indie.

In una calda sera dell’agosto 2019, durante una serata tra amici al bar di Hamza sul Naviglio, insieme ai produttori Jamy e Luca Caruso, noti come ETNA, crea uno dei suoi maggior successi, Africa, dedicata alla interculturalità delle strade di Milano, dove vive tutt’oggi.

E sempre legato a luoghi del suo vissuto è il suo il ultimo pezzo Zagabria, distribuito da Artist First, fuori dal 13 maggio, che veste il ruolo non solo di sonoro intrattenimento, ma di vero e proprio strumento usato dall’autore per riscoprire e armonizzare le sue vere origini multietniche, triestine, serbo-croate e piacentine.

Come è nata la tua passione per la musica?

Quando avevo 5 anni mia nonna, insegnante di pianoforte, mi ha trasmesso la passione per la musica. Scrivevo canzoni al piano in un inglese maccheronico già alle elementari, facendo finta di essere in una boy band. Alle superiori facevo parte del coro della scuola. Dopo la maturità ho deciso di trasferirmi a Londra alla Westminster per studiare musica. Ritornato in patria ho iniziato a far sentire i miei pezzi in giro collaborando con più produttori nel corso degli anni.

Le città della tua vita fino ad ora sono state Trieste, Londra e Milano, quali aspetti di queste tre realtà molto diverse hanno contribuito alla tua crescita artistica?

Trieste è la mia città natale: qui ho i primi ricordi legati al mondo della musica, da piccolo ero un fan sfegatato di Elisa (mia corregionale) – lo sono ovviamente ancora; da piccolo ascoltavo solo lei cantando ed imitandola in inglese. La mia prima esperienza musicale è stata Se Mai scritta da Virginio Simonelli e prodotta da Andrea Rigonat (suo marito); è stata una bella emozione e la ricordo con piacere.

Londra mi ha dato tanto a livello di contatti – vedere nuovi volti, scoprire nuovi posti e andare nei piccoli club ad ascoltare gli artisti che mi piacevano (XX, RY X, etc.). Milano è la città dove vivo ora, mi sono trasferito qui nel 2016 – è la città della musica per eccellenza in Italia, se qualcosa accade a livello musicale accade qui. Dal lockdown collaboro con Alberto Ladduca e Giacomo Carlone per questo nuovo progetto musicale, Zagabria è il primo singolo.

La canzone nasce dalla necessità di riscoprire le tue origini, quando hai iniziato a sentire questa esigenza?

Dal lockdown ho stalkerato i miei su FaceTime, interrogandoli sulle mie origini; visto che di tempo ce n’era volevo avere una panoramica su tutti quelli che erano i miei parenti, l’albero genealogico e da dove arrivavamo. Il 99% della popolazione della mia città, Trieste, è misto. Ho origini serbo-croate ma anche di Piacenza. Ho riscoperto il piacere di ascoltare nuovamente tutta la musica balkan che ascoltavo con i miei da piccolo. Saremmo andati più di una dozzina di volte a sentire Goran Bregovic dal vivo; la colonna sonora di Underground di Kusturica fatta da Goran è una delle mie preferite. Ho cercato di trovare un connubio tra queste sonorità e l’elettronica che mi piace molto.

In che modo riesci a recuperare il tuo passato tramite la musica?

Unendo questi due mondi, molto distanti tra loro ma cercando un equilibrio tra essi. Zagabria è una canzone molto intima e minimalista. Ha pochissimi suoni all’interno ma tutti sono molto ben definiti e delineati. Abbiamo usato synth analogici per la produzione, dal Moog al Prophet – volevo che suonasse davvero bene. Penso che ci siamo riusciti. Non vedo l’ora di lavorare ad altri brani unendo questi generi assieme sperimentando.

Cosa ti aspetti, professionalmente e personalmente, dall’uscita di questo nuovo singolo? Pensi che Zagabria costituirà uno spartiacque per la tua discografia?

È il primo singolo del nuovo progetto, vorrei che fosse uno spartiacque tra quello che ho fatto precedentemente e il mio futuro musicale. È un progetto limpido e vero, senza abbellimenti e lustrini. L’essenziale è ciò che volevo tirare fuori dalla mia musica. Spero che si senta. Voglio continuare a scrivere e a portare dal vivo la mia musica.

a cura di
Cristina Peretti

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