“La ragazza del futuro” di Cesare Cremonini – Recensione

“La ragazza del futuro” di Cesare Cremonini – Recensione
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A quattro anni e mezzo di distanza da Possibili scenari, Cesare Cremonini torna con un nuovo album di inediti, intitolato “La ragazza del futuro”: 14 brani (10 canzoni e 4 strumentali) per un disco concepito “vecchia maniera”, ovvero da ascoltare dall’inizio fino alla fine seguendo il suo flusso

È proprio il cantautore bolognese a spiegare i motivi di questa scelta artistica: «Per me un disco è come un libro, come un film. Di un libro non leggerei mai solo i primi tre capitoli, e di un film non guarderei mai solo il secondo tempo. Non è pensabile estrapolare uno o due pezzi da questo album. È una storia e bisogna seguirla dall’inizio alla fine. La mia ambizione è realizzare qualcosa che resti per sempre, come le opere d’arte. Questo disco si compone di 10 tracce molto ingombranti, poi ci sono alcuni brani strumentali che fanno da collante. Nell’insieme praticamente è un concept album».

Il disco

Quattordici nuovi brani in scaletta, ma come già accennato si tratta di 10 canzoni e 4 strumentali che, dopo l’Intro, scandiscono con regolarità il ritmo del disco, quasi a voler dare un senso ciclico all’intero lavoro, suddividendolo di fatto in quattro parti formate da tre canzoni ciascuna, tranne la chiusura affidata a Chiamala felicità, brano che merita un capitolo a parte.

La ragazza del futuro è prodotto dallo stesso Cremonini insieme ad Alessandro de Crescenzo e Alessandro Magnanini, che ha curato anche gli arrangiamenti insieme a Cesare.
Tra le collaborazioni spiccano i nomi di Steve Jordan, Davide Rossi (che firma la musica di tutti i brani strumentali) e Nick Ingman.

L’album è stato realizzato in giro per mezzo mondo, tra Bologna, Napoli, Reggio Emilia, Copenhagen, Los Angeles, con le parti orchestrali registrate nientemeno che nei mitici Abbey Road Studios di Londra.

Prima parte

Dopo l’intro strumentale, arrivano due canzoni che già conosciamo: si tratta della title track, La ragazza del futuro e Colibrì, i due singoli di lancio dell’album. Sfumature funky legate ad un pop moderno per il primo brano, mentre il secondo si apre con un arrangiamento “soffice” puntellato dagli effetti dei synth, per poi aprirsi e suonare davvero “largo” grazie all’importante sostegno degli archi.

Archi che caratterizzano tutto l’album e che ne costituiscono il vero punto di forza (magistralmente scritti e arrangiati da Nick Ingman e Davide Rossi), non limitandosi a rafforzare e sottolineare le parti ritmiche per dare consistenza al suono, ma donandogli una dinamica ampia, quasi a voler portare l’ascoltatore verso nuovi orizzonti, sulla scia del titolo del disco.

Un esempio di questo lavoro sulla parte sinfonica dell’album è MoonWalk, la prima canzone “speciale” che troviamo, dedicata al padre scomparso nel settembre del 2019 all’età di 95 anni, impreziosita musicalmente dai contrappunti di una chitarra pedal steel e dai cori dal sapore gospel.

Seconda parte

Interlude + ci porta nella parte centrale dell’album, quella che sembra dedicata ai prossimi singoli: siamo pronti a scommettere infatti che quest’estate sarà La fine del mondo ad accompagnare dalla radio le nostre vacanze estive, col suo ritmo “da spiaggia” e il testo costruito sul classico intreccio tra viaggio e storia d’amore.

Altra grande candidata allo scettro di singolo è Chimica: apertura affidata ad un interessante groove di basso che va ad intrecciarsi col tappeto di archi, per poi aprirsi in un ritornello caratterizzato dai sintetizzatori analogici. Curiosità: è il brano più lungo del disco (quasi 6 minuti), ma dopo i due singoli di lancio è al momento la canzone più ascoltata dell’album su Spotify. Un riconoscimento del pubblico per quello che è uno dei pezzi musicalmente più riusciti, con un arrangiamento stratificato e suoni davvero interessanti.

Anche La camicia, classica ballad d’amore acustica in pieno stile Cremonini, ha tutte le caratteristiche per essere uno dei singoli che ci accompagneranno il prossimo autunno, col suo marchio di fabbrica inconfondibile.

Terza parte

Un nuovo delicato strumentale, Interlude –, ci fa entrare quasi senza soluzione di continuità dentro Stand Up Comedy, un altro dei pezzi più riusciti dell’album, con un testo di livello davvero notevole ed una parte musicale portata avanti dall’orchestra, fino al crescendo elettrico del ritornello e alla ritmica ostinata della chitarra che si fonde con gli archi nella lunga coda strumentale.

Jeky è una ballad che nella prima parte ricorda molto il mondo-Lunapop che ha dato il via alla carriera di Cremonini, ma lungo il corso della canzone l’arrangiamento con le voci armonizzate, gli archi sia suonati che pizzicati, ci mostrano la crescita artistica del cantautore bolognese e l’evoluzione nella costruzione del vestito musicale dei suoi brani fatta in questi oltre vent’anni di carriera.

Chiude questa penultima sezione dell’album Psyco, probabilmente il brano meno convincente dell’intero disco: un pezzo ritmato e sostenuto dall’elettronica, che si fonde con una ritmica rock nei ritornelli, ma che pare quasi un pesce fuor d’acqua in un disco fortemente caratterizzato da un suono per lo più analogico ed orchestrale.

Orchestra che torna subito con Delfini, ultimo intermezzo strumentale che ci porta al brano di chiusura dell’album.

Ultima parte: Chiamala felicità

“Last but not least” direbbero gli inglesi, chiude l’album Chiamala felicità che, come detto in apertura, merita un capitolo a parte per il peso specifico che lo stesso Cremonini attribuisce a questa canzone. E allora finiamo il viaggio dentro La ragazza del futuro come l’avevamo iniziato, con le parole di Cesare che ci “racconta” quest’ultimo brano: «È una delle canzoni più importanti della mia carriera, perché sembra non avere pudore di parlare al pubblico con una sincerità forse inedita per me. Una riflessione forte e attuale sulla felicità, sul suo significato, scritta da chi per parlarne e cantarne ha dovuto toccare il fondo della disperazione, della paura. È una canzone sulla depressione e sulla solitudine in cui viene gettato ogni essere umano che sta vivendo un disagio. Sul dolore che provano le famiglie che vivono questi drammi inenarrabili. Sulla speranza. Sul bisogno di aiuto. Sulla morte e sulla resurrezione. L’album si chiude con un verso che è una preghiera: “Sai la paura di morire? / È una mosca nel caffè / Sempre a un passo dalla fine / ma raccontami di te…”».

Conclusione

La ragazza del futuro è un altro album ispirato per Cesare Cremonini, che si conferma ancora una volta uno dei migliori cantautori della nostra generazione.

Il disco è spinto verso l’alto soprattutto da ottimi arrangiamenti e partiture orchestrali magistrali, sia negli intermezzi strumentali che nelle canzoni vere e proprie. Con questa scelta Cesare sembra voler segnare un distacco dal pop “facile” e “standardizzato”, volendo invece portare la sua musica ad un livello superiore grazie a costruzioni ritmiche ed armoniche complesse, che fanno emergere gli arrangiamenti di questo album rispetto al piattume preconfezionato della musica pop contemporanea.

Su tutte spiccano Chimica, Stand Up Comedy e Chiamala felicità.
Un voto? 7+

Tracklist
  1. Intro
  2. La ragazza del futuro
  3. Colibrì
  4. MoonWalk
  5. Interlude +
  6. La fine del mondo
  7. Chimica
  8. La camicia
  9. Interlude –
  10. Stand Up Comedy
  11. Jeky
  12. Psyco
  13. Delfini
  14. Chiamala felicità
La copertina dell’album

a cura di
Andrea Giovannetti

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Andrea Giovannetti

Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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