Tra la nebbia e l’emilia di Ibisco

Tra la nebbia e l’emilia di Ibisco
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Dopo il suo album “Nowhere Emilia”, fuori per Universal Music Italy il 14 gennaio, Ibisco è stato protagonista di svariati format ideati da alcune delle realtà più attive nell’ambito creativo, performativo e musicale della scena indipendente italiana. Citiamo a tal proposito La Jungla Factory (associazione culturale spezzina, costola dell’etichetta La Clinica Dischi) e Back to futura – uno spazio in cui giovani artisti possono dialogare liberamente col pubblico, fortemente voluto da Incontri Esistenziali, realtà culturale bolognese attiva dal 2015 nella promozione della cultura che vale e dell’incontro come strumento di crescita culturale ed esistenziale – che nel loro nuovo format “Back to la Jungla” hanno ospitato il nostro artista di oggi.

Ibisco è un cantautore dell’Emilia Romagna (se non si fosse capito) che riesce a coniugare testi esistenzialisti a un gusto musicale ricercato, a metà strada fra il punk, l’elettronica anni Ottanta e il dream pop di matrice più contemporanea. Tra sovrapposizioni di emozioni e scandaglio dell’animo umano, abbiamo cercato di farci strada nel suo nuovo album “Nowhere Emilia“: ecco cosa ci siamo detti!

Ciao Ibisco benvenuto su The Soundcheck, abbiamo il piacere di ospitarti dopo aver ascoltato il tuo album d’esordio “Nowhere Emilia” per Universal Music Italy, qual è stato il sentimento principale che ti ha spinto a scrivere un disco così esistenzialista se vogliamo?

Il desiderio di spogliarmi di qualsiasi tipo di ipocrisia artistica per raccontare l’inquietudine di chi vive sopraffatto da contrappunti emotivi e dalla necessità di mischiarsi costantemente al paciugo dell’esistenza. Ho voluto esprimere nel modo più sincero e crudo possibile i miei pensieri, senza mezzi toni o retoriche di scrittura che potessero anche solo lontanamente compiacere il pubblico, non sono mai stato interessato a questo durante la lavorazione del disco.

Il titolo stesso così come poi anche il resto delle canzoni sono anche un inno alla desolazione e perché no anche un’apologia alla pianura padana: credi che questa ricerca di tutto ciò che è abbandonato alla nebbia possa riflettersi anche un po’ nella tua ricerca musicale?

La nebbia è forse l’espressione visibile del riverbero e della polverosità analogica. Entrambi elementi che sono spesso presenti nelle produzioni e che sento molto spesso parti integranti delle mie modalità espressive. È sempre interessante muoversi lungo i confini sinestetici, a cavallo tra le varie attività sensoriali, penso sia importante per realizzare l’astratto.

In “Nowhere Emilia” si sente l’eco della musica elettronica anni Novanta internazionale: a chi ti ispirato per la produzione di suoni così ricercati?

Gli MGMT hanno influenzato pesantemente le prime fasi della produzione. Poi direi in generale la new-wave, Depeche Mode, The Horros, Teen Suicide e Arcade Fire.

C’è un brano fra le dieci del disco che più ti rappresentano in termini autobiografici?

“Luci” è sicuramente un pezzo a cui mi sento molto vicino in questo momento, non a caso è l’ultima canzone scritta.

Hai di recente partecipato al format esperienziale de La Jungla, insieme anche a Back to futura: come è stata la tua esperienza in questo piccolo ma vivo mondo sorretto dalle grandi mani di associazioni culturali e professionisti del settore?

È stata folgorante, piena di ricchezza umana e culturale. Situare la musica dentro spazi adatti alla propria espressione è essenziale per conservare lo statuto della musica stessa, ovvero la possibilità che essa possa contare sulla partecipazione collettiva e, in un certo senso, sull’esperienza fisica e performativa.

a cura di
Redazione

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Erica Amato

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