Buona morte: la lotta dell’Associazione Luca Coscioni

Buona morte: la lotta dell’Associazione Luca Coscioni
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La parola eutanasia deriva dal greco, εὐθανασία, letteralmente buona morte. È l’atto di provocare intenzionalmente la morte di una persona che ne faccia esplicita richiesta e la cui vita è già permanentemente compromessa da una malattia o da una condizione psichica. 

Nei paesi dove questa pratica è legale, essa viene accompagnata da un percorso psicologico che permette alla persona in questione di compiere una scelta consapevole e libera. Si differenzia dal suicidio assistito, con il quale viene spesso confuso, poiché in tal caso è il paziente stesso che compie l’atto, mentre il personale medico funge solo da “assistente”. 

La lotta per il referendum

Attualmente in Italia l’eutanasia è una pratica illegale. Proprio per questo motivo che nel 2016l’Associazione Luca Coscioni iniziò la campagna “Eutanasia Legale”, portando per la prima volta il dibattito sulle “Norme in materia di eutanasia” nel parlamento italiano. 

L’associazione fu fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista che soffriva di sclerosi laterale amiotrofica. Nasce come ente no profit di promozione sociale e ha come priorità l’affermazione dei diritti umani e delle libertà civili. In particolare, la libertà di cura e di ricerca scientifica.

Poiché il testo proposto nel 2016 non giunse mai a votazione, l’Associazione favorì la creazione di un intergruppo parlamentare per le scelte di fine vita. A settembre 2021Eutanasia Legale ottiene più di un milione di firme per l’attuazione di un referendumraddoppiando quella che era la cifra minima necessaria, 500mila. 

Ad aver favorito e aiutato la partecipazione di così tanti cittadini sono stati da un lato l’impegno di numerosi volontari e dall’altro l’utilizzo di internet. La propaganda social e la firma digitale per una sottoscrizione online hanno favorito una maggiore circolazione delle informazioni. Tra i partecipanti numerosi i giovani, ultimamente sempre più presenti in prima persona per la difesa dei diritti e delle libertà. 

Fonte: gettyimages
Il parere dei giovani

Da un sondaggio svolto tra studenti di scienze politiche in un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, emerge che il 96,2% di essi è favorevole all’eutanasia. Tra le ragioni che spingono tali studenti a votare sì alla legalizzazione dell’eutanasia vi sono principalmente il diritto alla libertà di scelta e l’impegno morale a ridurre le sofferenze dei pazienti. 

Dato importante è come il 3,8%, definitosi contrario all’eutanasia, abbia dato come motivazione la sua impostazione cattolica. Nonostante abbia votato no per ragioni ideologico-religiose, sostiene, però, che esista la possibilità che questa pratica, vista di cattivo occhio dalla chiesa, possa essere l’unica soluzione in circostanze particolari. 

Ciò che emerge di veramente interessante è come quella che è pensata essere la futura classe politica sia fermamente convinta che l’opposizione sociale e politica riscontratasi recentemente sia sbagliata. Bisogna forse chiedersi, allora, come mai i giovani che studiano tale scienza si trovino così in disaccordo con l’attuale posizione politica che ci “rappresenta”.

Fonte: true news
Il referendum: una sconfitta

Le dure lotte portate avanti dall’Associazione Luca Coscioni non si sono mostrate totalmente vane. A fine novembre 2021, infatti, abbiamo assistito al primo caso di eutanasia legale in Italia. Si tratta di Mario, un malato tetraplegico, immobilizzato da ormai 10 anni.

Si mettano da parte ideologie, ipocrisia, indifferenza, ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore dei malati

– Mario

Il “caso di Mario” ha dimostrato che l’unico modo per ottenere una legge è il referendum. Lo scopo non è solo alleviare le pene di malati le cui speranze sono ormai sfumate da tempo, ma è anche quello di ridurre i suicidi violenti, risultato della mancanza di una legge che tuteli la libertà di scelta dei malati

Il 15 febbraio l’udienza della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum sull’eutanasia per l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale che sanziona l’omicidio del consenziente come reato ha respinto la campagna dell’Associazione Luca Coscioni, poiché non sarebbe preservata la tutela minima della vita umana, costituzionalmente prevista. La lotta, però, non si ferma. Questa decisione, infatti, ha generato scalpore e scandalo in tutto il paese.

a cura di
Giulia Focaccia

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