Oggi sapore di “Macedonia” con Sgrò

Oggi sapore di “Macedonia” con Sgrò
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“Macedonia” è uno sguardo sensibile, inusuale, evocativo sulla quotidianità

Sgrò cantautore bolognese d’adozione, ma nato a Lucca, pubblica il suo primo album d’esordio dal titolo “Macedonia”, disponibile sia in radio che in digitale, inserendosi definitivamente nella nuova scena indie italiana. Un lavoro anticipato da ben quattro singoli usciti nel corso degli ultimi due anni, progetti che ne hanno permesso l’effettiva realizzazione. Di origini toscane, ma di cultura emiliana, questo ragazzo è cresciuto con il meglio dei cantautori italiani. Studiando molto Dalla, ma soprattutto la produzione degli anni ’70 e ’80 di Battiato e Battisti. Da cui ha imparato ad imprimere grande emotività anche utilizzando un tono quasi stabile, una voce leggermente apatica. Senza tralasciare l’oggi, spaziando naturalmente nel panorama contemporaneo del genere, ascoltando molto artisti come: Homeshake, Mild High Club, Glass Animals, Frank Ocean, Tame Impala.

Sgrò sa essere nostalgico, metaforico e autoironico; eppure per molti anni ha chiuso la sua voce in casa, non permettendole mai di uscire, neanche per incontrare un pubblico di amici. Il suo rapporto difficile con la società esterna ne ha rallentato di molto la carriera. Col tempo, la sua voce è diventata un tutt’uno “con le stoviglie, con i bicchieri, con qualsiasi oggetto domestico” fondendosi con il concetto di casa.

Quest’estate, tuttavia, il cantautore lucchese ha deciso che era il momento di uscire e così è stato: si è esibito lungo tutta la riviera adriatica (da Comacchio in Emilia Romagna fino a Peschici in Puglia) nel “Manchi solo tour”, una tournée itinerante per le strade. Niente palchi, niente pubblico, niente assembramenti: solo Sgrò, una chitarra, un amplificatore e le immancabili zanzare. Un’idea particolare che l’ha messo a diretto contatto con la gente. Cercando di coinvolgerla, come nel caso di due bimbi trasformati per qualche minuto in registi, a volte con qualche imprevisto. Molto Indie nel senso meno Pop del termine come scelta per l’emergente. Ciò nonostante ha avuto la possibilità di esibirsi di fronte ad un pubblico vero, partecipando a vari festival come: il “Lumen” di Vicenza, il “Ripartire” di Lucca, il “Viareggio Music Festival” e il “MEI” di Faenza.

Macedonia è frutta fresca e colorata, ma è anche frutta fatta a pezzi, frutta che rimane sullo stomaco, frutta piena di giorni del disordine e di interruzioni della pace, di porte chiuse che preservano ma escludono, eppure è frutta che cerca non tanto una via di uscita dal mondo ma una via di entrata, frutta contemporanea senza antenati né posteri, frutta piena di mappe per l’assenza, di sfumature e non di assoluti, frutta scomoda, frutta che si vergogna ma che rivendica la propria postura, frutta da farne spremuta. (Sgrò)

“Macedonia” è distribuito da Artist First e contiene i singoli: “In Differita”, “Le Piante”, “Maledizione” e “Stai Bene”, usciti nel corso dell’ultimo anno e mezzo; seguiti da “Nemmeno”, “Pomeriggio”, “Mi manca la frutta” e “La ginnastica migliore”. Scritto interamente da Sgrò con la produzione artistica di Andrea Ciacchini, è uno sguardo sensibile, inusuale ed evocativo sulla quotidianità. La voce del cantautore, a tratti apatica, eppure sempre molto espressiva, ci offre con queste canzoni la sua macedonia; le sue emozioni tagliate in piccoli pezzi, aspri e dolci. Un artista che esordisce per la prima volta in assoluto con il singolo “In Differita” . E poi successivamente uscito a settembre 2020 e a gennaio 2021, con i brani “Le Piante” e “Maledizione”.

“Macedonia” è accompagnato da 4 videoclip, tutti differenti nello stile e nella narrazione più o meno coerente con il testo. Nel caso di “In differita” è realizzato con un corto animato dal gusto retrò con pochi movimenti e colori pop accesi. Mentre “Le piante” inizia come video tradizionale per poi continuare con la sovrapposizione centrale di più video come è stato per il corto di documentazione del tour “Manchi solo”. Invece il videoclip di “Maledizione” rispecchia bene il testo, proponendo un rubamatik di alcuni tra i film drammatici più cult della storia, da “Elephant, a “Trainspotting”, a “Blow up” di Antonioni, fino “Requiem for a dream”, con la sovrapposizione di una grafica animata disegnata a pastello, in una carrellata malinconica, accompagnata da un sottofondo triste dalla dolce melodia.

Per concludere la parte visuale, il videoclip di “Stai bene”, riprende uno stile di ripresa tradizionale, mantenendo immagini romantiche e calde, con un’attenzione particolare alla luce ed il ritmo di montaggio che asseconda il tema del mare riprendendo la ritmica del brano. Pochi accordi ritornano circolarmente in una canzone lenta che affronta un rapporto di coppia barcollante. “Stai bene!è la descrizione del buio che può esistere tra due persone. Parla della depressione di una persona amata. Il cantautore lucchese ci racconta questo tema cantando di “insonnie”, di “burroni”, di “capelli sporchi”, di fucili nascosti tra i denti e di padri gettati nel fiume, di fragilità e di rancori.

Come ci si avvicina alla depressione di una persona a cui si tiene molto? Come vanno messe le mani, la testa, il cuore per comprenderla senza farla sprofondare e sprofondare insieme a lei? Non lo so. Quando non so una cosa, scrivo una canzone. “Stai bene” nasce così

Macedonia
Cover Macedonia

Nel video, lo sguardo di Federico Vespignani, regista ed operatore di macchina per il video, ci accompagna in una storia d’amore travagliata tra due adolescenti nella laguna veneziana. Il suo approccio documentaristico indaga le vicende ed emozioni dei giovani attori in un susseguirsi di visioni crepuscolari. Dove giorno, notte, realtà e fantasia si confondono. In un gioco di luci, riflessi ed ombre, i meravigliosi ambienti lagunari sembrano voler reclamare il ruolo di protagonisti del video e fanno da testimoni muti di un amore tenero che nasconde un segreto inquietante. Un video che ha molto soddisfatto l’autore che di cui ci ha fornito la sua prima impressione:

“La prima volta che ho visto il video completo, era notte ed ero in camera, da solo. Ho provato immediatamente una bellissima sensazione di rassegnazione, bellissima perché non era di quelle che ti prende alla gola e non ti fa parlare, ma di quelle che ti svuota la testa da ogni aspettativa che uno ha verso di sé e verso gli altri. Ho respirato a vedere tutta quell’acqua, tutti quei tramonti, tutta quella natura. Siamo soltando si passaggio, ho pensato, ogni nostra emozione è di passaggio, non resteremo e non resteranno neanche i corpi bellissimi dei due ragazzi del video, resterà la laguna, resterà il mare.”

“Macedonia” è un album in cui le canzoni sembrano rincorrersi in un cerchio, come un cane che si morde la coda. Probabilmente “Mi manca la frutta” è uno dei brani in cui l’influenza Neo Soul è più evidente. Una canzone romantica che tratta la paura dell’innamoramento, in cui paragona la misteriosa ragazza che attraversa tutto l’album la sua stessa macedonia, il suo intero mondo di emozioni che gli sfugge dalle mani. “La ginnastica migliore” nonostante sia la seconda canzone parla già di un rancore di un momento finito. Di una malinconia che appartiene solo all’artista, sulla quale ironizza, dalla quale vorrebbe divorziare.

“Le piante” ci parla di una fuga emotiva, di un tentativo di fuggire l’ultimo confronto, forse deluso anche dal suo poco coinvolgimento rispetto al rapporto con amici e compagna. Parlando di un modo romantico, ma solitario di vedere il mondo, con lo sguardo concentrato più sui tramonti che sugli occhi altrui. I suoi legami sono paragonati alle piante che nonostante provi a curare muoiono sempre. Le immagini si fermano sul ballerino protagonista, svestito da solo, in una camera affollata dai disegni, forse la camera di Sgrò da piccolo. Forse quella camera da cui non è quasi mai uscito davvero?

“Nemmeno” dubita del proprio ruolo in questo legame, cercando di incitare alla fiducia nell’altro. Nella consapevolezza dei propri sbagli durante la conoscenza, del bisogno di essere più coraggiosi, con in sottofondo una serenata blues che trasporta il brano in un passato ancora presente sfumando in un disturbo di frequenze nelle ultime note.

Arrivando a “Maledizione”: il tentativo di esorcizzare la paura di mostrarsi all’altro a cuore aperto anche a rischio di ferirsi. Tentando di giustificarsi perché colpiti da una sorta di malocchio. Un brano dominato dalla confusione, in cui Sgrò si chiede dove stia andando e se vuole essere accompagnato o meno in questo viaggio. In “Pomeriggio” si sente la voglia di conoscere una persona con il solito dolce timore che attraversa tutto il disco. “In differita” sembra quasi una risposta, qui il cantante sostiene di stare in disparte, ma concentra il testo sul pensiero della ragazza amata in passato ed ora vista con l’affetto dovuto ad una persona che è stata importante, ma non occupa più il centro della sua vita. Opponendosi all’errore della solita notte insieme, del solito tentativo di ricominciare, affermando:

“E ormai io e te siamo in differita.”

“Macedonia” come il suo autore è un album che appare attraversato da una tristezza velata dalla dolcezza di un’anima ancora bambina, quella di un ragazzo che sa di essere grande ma vive le emozioni con quella spontaneità tipica dell’adolescenza. Il nostro Sgrò con i suoi ricci quasi afro e questo sguardo trasognante vive ancora la vita con l’intensità di un ragazzino. A volte facendosi sopraffare delle sue emozioni, ma sono proprio loro il motore della sua musica, nella quale l’amore occupa ed occuperà sempre un posto centrale.

Un progetto nato come espressione della parte più intima di sé. Nel quale le basi tutte fluttuanti, indie-pop con inserti elettronici, rendono perfettamente i temi del disco. Ben arrangiato, molto variato nella strumentale, come un insieme di serenate tutte diverse una dall’altra, che colore dopo colore vanno a comporre la macedonia di Sgrò fatta di tante sfumature ed emozioni in sincronia. Come il dessert da cui trae il nome, è un album dolce ma fresco. Piacevole all’ascolto ed accompagnato da altrettanto gradevoli postille visuali che contribuiscono a darci un’immagine stilistica dell’autore.

a cura di
Francesca Calzà

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