L’ossessione del cinema per New York

L’ossessione del cinema per New York
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New York è la città più filmata in assoluto. Al cinema e sul piccolo schermo, è la city che dà a tutti un’opportunità, la capitale del sogno americano. Il posto in cui fare l’ascesa sociale, dove emergere se sei un’attore, un teatrante, uno scrittore o se pratichi qualsiasi altra forma d’arte. Dal teatro di Broadway alla galleria storica di Sotheby’s, New York è la patria dei creativi americani che ci si recano in pellegrinaggio appena possono, e spesso ci restano per sempre.

Il mito della Grande Mela trasmesso tramite le cineprese dei più grandi registi viventi

Chi non si reca a NY? Tutti i grandi dello spettacolo americano hanno vissuto a New York. C’è chi l’ha amata e chi l’ha odiata, eppure ne ha fatto il centro nevralgico della propria creatività come Fran Lebowitz. Un mito nel panorama della controcultura americana degli anni ’80, la scrittrice e comica ebrea trasferitasi in città negli anni ’70, che ha fatto scandalo con il best seller “Metropolitan Life”, per poi ritirarsi per sempre dalla scrittura impegnata. Sempre comunque partecipe della vita culturale degli Usa e della sua satira come comica e grandissima amica di Martin Scorsese, comparsa nel ruolo di giudice in uno dei suoi film più conosciuti “The Wolf of Wall Street”.

New York
Fran Lebowitz in “The Wolf of Wall Street”

Una donna a cui è stata dedica una serie intera, in cui si parla solamente della sua vita newyorkese e del suo rapporto conflittuale d’amore e odio per la città. In questa serie-intervista Fran racconta al suo amico regista i suoi trascorsi, accompagnandolo anche fisicamente nei suoi luoghi preferiti della città. Prodotta da Netflix e rilasciata quest’anno “Fran Lebowitz – Una vita a New York” è una delle più brillanti serie documentario realizzate dalla casa Netflix

Sì può affermare che lo stesso mito dell’America e di New York in particolare, sia stato costruito dal cinema, non solo Scorsese e Lebowitz, ma Roman Polanski, Edward Norton, Ivan Reitman, Blake Edwards, John Carpenter e infine il narratore newyorkese per eccellenza Woody Allen, hanno dedicato alcuni dei loro capolavori, delle pietre miliari del cinema, alla città. Da “Il grande Gatsby”, a “Taxi Driver”, a “Colazione da Tiffany”, a “The Post” fino a “Manhattan”.

New York
Woody Allen Manhattan
George Gershwin e Woody Allen rappresentano New York e la città rappresenta loro.
(Francesco Micheli)

Una vera e propria ossessione! Sembra non ci sia altra città degna di questo nome a parte New York. La metropoli per eccellenza nel mito occidentale che, spesso non considera le più ben più enormi città asiatiche; nell’immaginario comune il centro urbano più grande esistente, frenesia pura. Tutto può succedere a New York! Epicentro dello scambio intellettuale negli Usa, qui puoi trovare persone di qualsiasi etnia, dove gli italiani e i cinesi hanno conquistato letteralmente dei quartieri, dove non rischi sicuramente di non trovare un ristorante etnico qualsiasi tu scelga.

Arte, moda, giornalismo e cinema si respirano per le sue strade, persone particolari icone di stile i newyorkesi. E se sei troppo stressato dallo smog, i clacson e il vociferare, puoi sempre recarti a Central Park, 341 ettari di giardino che, sicuramente danno l’idea di essere usciti dalla metropoli e ritrovarsi nel verde. Una foresta gigantesca lo occupa, al suo interno troviamo addirittura un lago, letteralmente il polmone della Grande Mela. La scena hollywoodiana romantica per eccellenza? Niente meno che un bacio o un appuntamento passeggiando per Central Park!  

New York
Central Park

Eppure questo enorme ciclone non è solo le luci delle insegne al neon, i grattacieli con i loro Skyline, la Statua della Libertà, il MoMA ed in fine il grande shopping, in stile il Diavolo veste Prada. È anche la città del divario sociale incredibile; da Manhattan a Brooklyn pare ci sia uno stato in mezzo. Una delle città più pericolose al mondo, la maggiormente afflitta dall’inquinamento acustico e non solo per l’enorme traffico; dove non esiste la privacy, i palazzi sono tutti affacciati l’un l’altro e le finestre danno su quello di fronte. Stressante, incredibilmente sovrappopolata e famosa per i personaggi strani che la frequentano e in cui potreste imbattervi, oltre che per i suoi numerosissimi clochard.

Chi non ha in mente in un classico film hollywoodiano, l’immagine del protagonista che dona una monetina ad un senza tetto, ovviamente accompagnato da un adorabile cagnolino tutto arruffato sulla 5th Avenue? Si dice: “Non è tutto oro quel che luccica!”. New York infatti è il grande simbolo decadente del capitalismo occidentale.

New York ti offre miriadi di opportunità, ma in competizione con miliardi di altri aspiranti e con un mercato del lavoro prossimo alla giungla. Chi sale la vetta diviene una vera e propria divinità, amata e venerata da tutta l’America, ricchissima e potente, ma sotto quella cima quanti attori, artisti, scrittori e sceneggiatori rinchiusi in uno stanzino di Brooklyn a barcamenarsi tra anche 3/4 lavori per riuscire a malapena a sopravvivere in città. 

5the avenue
5th Avenue

Odiarla è possibile, non amarla è impossibile. Eppure questa città sa delle luci che lampeggiano di notte, in una scena drammatica, nella quale il nostro eroe torna solo a casa eppure appare soddisfatto. Con le mani in tasca, un lunghissimo trench e del blues in sottofondo. 

Woody Allen autore per eccellenza quando si parla di New York, ci ha lasciato tantissime lettere d’amore per la city. In una di queste, ossia l’incipit di “Manhattan“, Isaac il protagonista ci descrive proprio questo sentimento di scintillante apparenza: 

Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”.  [… ] Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “ New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”

Persino chi ha dedicato la sua intera vita a questo luogo percepisce una brezza che profuma di Belle Époque a New York, la nuova Parigi degli anni ’20. Splendida, viva, fragorosa eppure vicina alla fine, come se fosse sempre sul filo del rasoio. Nonostante tutti i suoi difetti, questo vento decadente continua a riempire il cuore dell’occidente. Un fascino crudele quello della city, ma che sarà padre di ancora molti film a venire. 

a cura di
Francesca Calzà

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