Depilazione, fino a che punto possiamo parlare di scelta personale?

Depilazione, fino a che punto possiamo parlare di scelta personale?
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Al giorno d’oggi la depilazione è una pratica comunemente diffusa, ed è anche uno dei temi ricorrenti negli scritti personali delle femministe di tutto il mondo. Come nasce questa pratica, come ha iniziato a entrare nella cultura contemporanea e sopratutto che influenza ha avuto nella società?

Piccole nozioni storiche
Egitto

La depilazione è una pratica antichissima che ritroviamo persino nell’antico Egitto: gli egizi si rasavano con creme a base di olio e miele, in particolare le donne si depilavano per raggiungere la “purezza” mentre gli uomini lo facevano come segno di rispetto verso le divinità. 

Greci e Romani

Gli atleti dell’antica Grecia si rasavano usando gusci di noce arroventati, mentre nell’antica Roma l’attrezzo usato per la depilazione si chiamava “volsella”, molto simile alle nostre pinzette. Talvolta veniva praticata una sorta di ceretta, usando pece o resina. Le giovani romane che volevano essere alla moda cominciavano a rasarsi, anche nelle parti intime, appena cominciata la pubertà. 

Primi del ‘900

Con l’evoluzione dei costumi, nei primi del ‘900 le donne non avevano più bisogno di pensare ad avere gambe o ascelle lisce. Perché? Semplice, perché gli abiti dell’epoca – accollati, a maniche lunghe e con gonne alle caviglie – di rado lasciavano scoperta qualche parte del corpo, e, prima del 1910, la depilazione era appannaggio di attrici e ballerine o praticata per gli interventi chirurgici.

20’s

Le cose cambiarono negli Stati Uniti, a partire dal 1915, quando sulla rivista di moda Harper’s Bazaar iniziarono a comparire pubblicità che mostravano disegni di donne con ascelle senza peli. La nuova moda degli anni Venti prevedeva abiti senza maniche ispirati a quelli delle statue greche e romane, così le braccia femminili cominciarono ad uscire allo scoperto.

Dagli anni ’40 ai giorni nostri

Nel corso degli anni Venti, la depilazione diventò norma comune e alla fine degli anni Cinquanta, la trasformazione era completa. Nel 1964, il 98% delle donne americane tra i 15 e i 44 anni dichiarava di essersi depilata almeno una parte del corpo.

Arriviamo così ai giorni nostri, in cui la depilazione è ormai diventata la normalità. Oggi, come nell’antichità, la pratica è diffusa anche negli uomini, ma quali implicazioni comporta per loro e quali per le donne? Come viene vista e vissuta la pratica della depilazione da entrambi i sessi?

Peli, che vergogna!

In quanto giovane donna, fin da piccola mi è stata inculcata l’immagine della bella ragazza, depilata e liscia, senza un minimo di imperfezione. Il rito della depilazione era visto come passaggio necessario per crescere, un passaggio obbligatorio per diventare una “vera donna”

Da ragazza mi chiedevo perché all’arrivo dell’estate, appena iniziavo a mettere dei semplici pantaloncini corti, io dovessi preoccuparmi di essere liscia e depilata e i compagni maschi della mia scuola potessero indossare i pantaloncini corti senza doversi preoccupare dei propri peli.

In questi ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di vedere donne e giovani ragazze che sceglievano liberamente di non depilarsi: ciò mi ha permesso di riflettere su come la società reagisca a una scelta che dovrebbe essere del tutto personale. 

Giulia Zollino in un post Instagram

Cercando di approfondire la questione sono andata in un centro estetico per intervistare una professionista del mestiere. Dopo una piacevole conversazione e uno scambio di opinioni, Dafne ha fatto luce su questioni di cui non ero a conoscenza e ha confermato alcuni miei dubbi. 

Con quanta frequenza le capita di vedere clienti uomini rispetto a clienti donne?

Beh, in termini di paragone sicuramente la frequenza degli uomini in un centro estetico è minore. Però comunque è un numero abbastanza alto, sono molti gli uomini che oggi praticano la depilazione e molti lo fanno per una questione puramente estetica. Tuttavia, una buona parte sceglie di depilarsi per motivi legati a una necessità fisica, come può essere uno sportivo o un semplice lavoratore che, sudando molto, decide di depilarsi sulla schiena o sul petto. 

Per quanto riguarda invece l’approccio alla ceretta, quali differenze ha notato tra la clientela femminile e quella maschile? 

Innanzitutto, prima di estirpare i peli, chiedo a tutti i miei clienti (uomini e donne) fino a dove devo arrivare con la ceretta. Questo perché non è affar mio il dove devo arrivare, non sono io che decido, il corpo è loro e io tolgo solo i peli che loro vogliono togliere.

Molte volte però, mi è capitato di vedere clienti donne alla loro prima seduta che si scusavano perchè avevano dei peli lunghi, quasi come se avessero timore di mostrarsi pelose. A me è sempre sembrato alquanto assurdo, d’altronde vengono da me apposta, anzi per me è anche meglio che abbiano dei peli lunghi. Questa è una cosa che non ho mai sentito dire da un uomo, suppongo perché l’uomo non è abituato a doversi vergognare o sentirsi in imbarazzo per i propri peli. 

Lei quindi, in quanto donna ed estetista, come si approccia alla questione peli? 

Per me è diventata la normalità. Le persone spesso pensano che in quanto estetista, la prima cosa che noto in una persona sono i peli, ma non è così, i peli sono l’ultima cosa che noto. Proprio perché so cosa vuol dire non avere il tempo di radersi o non avere voglia di farlo. A me non interessa e sono convinta che vederli di più normalizzi la cosa. 

Considerazioni

Dopo questa conversazione, ringrazio Dafne per l’aiuto e torno a riflettere sull’argomento arrivando alle mie personali considerazioni.

Sono dell’idea che riguardo la questione peli e depilazione, ci troviamo davanti a due categorie: da un lato, abbiamo una categoria che sceglie liberamente di depilarsi per necessità o volontà personale e lo fa senza il peso del giudizio altrui. Dall’altro invece, abbiamo una categoria che può scegliere di non depilarsi, ma che, come conseguenza della propria scelta, subisce il dissenso altrui e molte volte l’emarginazione.

A tal proposito, vorrei menzionare una breve porzione di testo tratta dal libro Manuale per ragazze rivoluzionarie:

“Il pelo femminile, sopratutto quello che ricopre alcune parti del corpo, è considerato disgustoso: segnala incuria, persino sporcizia, anche se la persona non depilata si attiene a un’igiene scrupolosa. La maggior parte delle persone che manifestano dissenso, lo fanno sulla base del gusto personale proiettato sui corpi altrui, arrivando addirittura a farne una questione morale.

Non basta essere pulite, persino discretamente profumate: bisogna dare il massimo per essere piacenti, ma sopratutto bisogna estirparsi i peli, o se non si vuole, coprire le aree irsute, che non possono essere esibite.”

Giulia Blasi (Manuale per ragazze rivoluzionarie)

È quindi sulla scia di queste considerazioni che vorrei dedicare le mie attenzioni alla seconda categoria citata in precedenza, perché nella società odierna, quando si parla (e non solo) di parti del corpo depilate o meno, è ancora la donna a subire incessantemente la pressione sociale.

Il cambiamento è possibile?

Leggendo le parole del libro e tenendo conto della mia conversazione con l’estetista Dafne, vi lascerò riflettere su due punti:

  1. La volontà della persona: se l’estetista in primis non sente la necessità di giudicare il volere del cliente e della persona che si trova davanti, perché il resto della società dovrebbe imporre dove radersi e dove no?
  2. La normalizzazione del pelo: se vedere peli 24/7 ha permesso a un’estetista di normalizzarne la visione, allora forse la soluzione sarebbe lasciare a ognuno la libertà di vivere la propria “pelosa” (o meno) quotidianità?

a cura di
Francesca D’Orta

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