Casa de Papel 5: la recensione della quinta stagione

Casa de Papel 5: la recensione della quinta stagione
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Ebbene si’, con Casa de Papel 5 affiorano in noi quelle spanish vibes tipiche di serie tv che negli ultimi anni ci hanno lasciato con il fiato in sospeso (e con ciò mi riferisco, ad esempio, all’imperdibile Vis a Vis).

La marcia in più di CDP

La serie ha chiaramente riferimenti sociologici e culturali di rilevanza. Karl Marx avrebbe forse gradito se avesse assistito alla rivoluzione portata avanti dalla serie tv creata da Álex Pina. E dopo averci lasciato alla fine della quarta stagione con una ispettrice Sierra ormai vicina a scovare la tana del Professore e a mandare all’aria tutti i suoi astuti espedienti, ecco che ritornano il tanto amato Berlino e l’eccentrica Nairobi a rallentare, seppure per poco, l’azione incombente forse tipica di quelle cosiddette spanish vibes.

Flashback e storie parallele traballanti

Molto gradita è stata la presenza di spezzoni in cui assistiamo allo sviluppo del rapporto padre-figlio Berlino-Rafael: rapporto che in qualche modo sarà tema portante di questa prima parte della quinta stagione (vedi anche lo storytelling dietro le vicende di Manila e dell’ accettazione da parte del padre).

La riflessione si sposta anche sul complicato ruolo genitoriale che rivestono Denver e Stoccolma con il piccolo Cincinnati (in realtà figlio biologico di Arturo).

“Che madre sarò? Una madre che ha lasciato suo figlio a dei monaci pur di rubare!”

Queste le parole disperate di una madre, Stoccolma, per l’appunto, che, come la maggior parte dei componenti della “banda rossa” deve conciliare la propria vita emozionale a quel sentimento di riscatto che rende preponderante la presenza di una forte coscienza di classe: la classe dei reietti sociali, dei delinquenti, dei ladri e dei morti di fame (riassumendo: il tutto fa molto alla Robin Hood in chiave contemporanea).

Il fascino mortale della libertà

E’ proprio questo fascino di una giustizia utopicamente egualitaria e a volte forse anche troppo enfatizzata che apre le porte ad un’altra riflessione fondamentale in questa prima parte della serie: i limiti della libertà personale.

Difatti Berlino si fa dispensatore di consigli di vita al figlio ( e un po’ automaticamente allo spettatore) su come l’ arte del furto sia uno straordinario modo di raggiungere quella tanto agognata libertà, quel sentimento di adrenalina che vacilla fra eros e thanatos.

Meno entusiasmanti i flashback su Tokio e la sua precedente relazione criminale, anche questa incapace di stabilire dei vincoli alla frenesia del rischio ( Tokio la paragona ad una moto in corsa pronta a schiantarsi al muro da un momento all’altro).

L’intento era abbastanza chiaro: in molti aspettavano una presunta morte di Tokio dopo tali mirabolanti discorsi su amore e morte, e cosi’ fu… ( ndr: molto deludente).

Azione a go-go

Fra granate in quantità, mitragliatrici Browning in mano ad un Arturito in preda ad una sorta di delirio di onnipotenza che oscilla fra l’ esilarante e il disperato, la tensione cresce di episodio in episodio.

E mentre i militari spietati mandati da Tamayo e dal suo organo di polizia corrotto e menzognero fanno irruzione al Banco di Spagna, una ormai stremata ispettrice Sierra è alle prese con le doglie del parto.

E’ stato emozionante il momento del parto, fatto coincidere con lo scoppio della bomba nel Museo del Banco per permettere all’ esercito di entrare e rompere definitivamente qualsiasi barriera fra l’in e l’out.

Una nuova vita che nasce faticosamente, in mezzo a sequestri di persona, metodi parecchio alternativi per partorire e una fiducia ridotta a meno che zero da parte di Alicia Sierra nei confronti del professore che vorrebbe aiutarla nel difficile atto.

Sarà lo stesso modus operandi per cui Lisbona finisce a unirsi alla banda che porterà l’ ispettrice Sierra a nutrire quantomeno delle simpatie nei confronti dei suoi salvatori?

D’altronde la disillusione nei confronti di un sistema marcio è presente anche dentro di lei e l’opinione pubblica sembra ormai essere fondamentale per la riuscita di qualsiasi atto rivoluzionario.

A cosa credere dunque? Ad una giustizia ormai fallita e incapace di potersi denominare come tale o ad ideali che negano la legge effettiva ma che accolgono, in opposizione a Darwin, una legge del più debole?

Cosa aspettarci dalla seconda parte della quinta stagione?

Sicuramente questi primi cinque episodi sono stati veramente densi di intensità e, in linea di massima, tralasciando qualche piccolo scivolone, il nostro giudizio è molto positivo.

L’ entusiasmo lasciato dal cliffhanger dell’ultimo episodio di questa prima parte ci porta inevitabilmente a chiederci: cosa succederà adesso? Il prof verrà catturato definitivamente o ci saranno alleanze inaspettate? Ci sarà una revanche per i Dali’ mascherati o addirittura una vera e propria vendetta di Rio dopo la morte di Tokio?

Tutto è da scoprire e non ci resta che attendere pazientemente la seconda parte in uscita il 3 dicembre 2021.

a cura di
Sara Cilia

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