Squid Game: La serie dei record (SPOILER!!)

Squid Game: La serie dei record (SPOILER!!)
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Eccoci qui, è arrivato anche per noi il momento di parlare della serie del momento: Squid Game.
Tocca a me farlo e lo farò nell’unico modo possibile, ovvero con un articolo pieno zeppo di SPOILER.
Siete stati avvertiti.
Due volte.

Al momento in cui sto scrivendo, Squid Game ha battuto Bridgerton diventando la serie più vista di sempre su Netflix, e continua a macinare numeri incredibili.

Proviamo dunque a capire come ha fatto questa serie Coreana a diventare un fenomeno globale, quali sono gli ingredienti segreti di questa ricetta di grande successo.

Squid Game
La trama

La trama ci viene presentata attraverso il punto di vista del protagonista Gi-Hun, un uomo sulla quarantina senza un lavoro, che vive ancora con la madre e al quale piace sperperare i soldi (non i suoi ma quelli della madre) in scommesse e cavolate varie.

Un fallito, insomma. Ma non è finita qui.

Il nostro amico è anche indebitato fino al collo e viene minacciato di morte da un gruppo di malavitosi, se non li ripagherà entro breve.

Ah e ha anche una figlia che vive con la madre e il nuovo compagno di lei.

Insomma, una vita entusiasmante e piena di cose belle.

Ed è proprio intorno a questo che ruota tutta la serie, perché lui non è il solo a trovarsi in questa situazione disperata, come lui ce ne sono molti altri, alcuni messi anche peggio.

Ed ecco che entra in gioco…il gioco.

Tutte queste persone vengono reclutate da alcuni personaggi misteriosi, per partecipare a un gioco che, se vinceranno, farà portare loro a casa un’ingente somma di denaro: 46 miliardi di won. Volete sapere a quanti euro corrispondono?

Non lo so, andatevelo a cercare.

Quello che queste povere persone ancora non sanno è che questo gioco non è esattamente come se lo aspettano.

Il gioco

Il totale delle persone reclutate è di 456. I giocatori dovranno affrontare 6 prove in 6 giorni, chi le supera tutte si porta a casa il malloppo.

Ogni giocatore firma un modulo di consenso che contiene 3 clausole:

  1. Il giocatore non può lasciare il gioco;
  2. Se il giocatore si rifiuta di giocare sarà eliminato;
  3. I giochi possono finire se la maggioranza è d’accordo.

Fin qui sembra tutto tranquillo, se non fosse che le persone che dettano le regole sono armati, indossano tutti un costume che sembra uscito da ‘La casa di carta’ e delle maschere con i simboli della Playstation (la prima geniale mossa di marketing è proprio la creazione di costumi semplici ma efficaci, seppur molto simili a quelli già citati). Non ispirano molta fiducia e, come direbbe il mio amico Alessandro Borghese: Non è un buon inizio.

Alcuni dei concorrenti pongono delle domande lecite che, però, vengono tutte rimbalzate in modo intelligente ed efficace.

Non tutti sono convinti di ciò che stanno per fare, ma la disperazione è troppa, sono tutti consapevoli di quanto la loro vita faccia schifo e di quanto poco hanno da perdere. Perciò alla fine, inevitabilmente, firmano tutti.

Che i giochi abbiano inizio.

La bambola robot

Ovviamente non starò qui a descrivervi ogni prova nei minimi dettagli perché altrimenti verrebbe un articolo infinito e prolisso. Inoltre chi lo leggerà avrà già visto la serie, quindi sarebbe anche piuttosto inutile.

Quello che farò sarà un percorso attraverso le prove, analizzandole un po’ più nel dettaglio e dicendo quelle che mi sono piaciute di più e perché.

La prima prova è l’ormai famigerata Un, due, tre…stella! (O stai là, dite un po’ come vi pare), dove una bambola robot gigante ruota testa e occhi come Raegan ne ‘L’esorcista’, per individuare i concorrenti che si muovono e farli fucilare sul posto.

Questa probabilmente è la mia preferita sotto il punto di vista estetico, perchè devo ammettere che la bambola fa la sua bella figura e riesce nel proprio obiettivo di essere inquietante, popolando gli incubi dei telespettatori più sensibili.

Inoltre essendo la prima prova è anche quella più scioccante, sia per i concorrenti sia per i telespettatori. Sì, è vero che magari la maggior parte di chi stava guardando la serie avrà intuito che la cosa puzzava non poco. Ma immaginatevi quei poveracci che pensavano di star per vedere una puntata un po’ più avvincente di Takeshi’s Castle o Ciao Darwin e si sono ritrovati ad assistere all’esecuzione di centinaia di persone.

Poi ci sono anche quelli che si sono fatti una grassa risata, tipo me, perché abituati a cose ben peggiori. Ma resta il fatto che l’effetto sorpresa è comunque ben riuscito e ben costruito.

La bambola robot
Fine dei giochi (?)

Alla fine del primo gioco succede qualcosa che rende il tutto meno banale e scontato.

Come sappiamo ogni giocatore ha deciso di sua spontanea volontà di partecipare al gioco, nessuno è stato obbligato o rapito o ricattato.

Per rafforzare la faccenda del libero arbitrio il regolamento consente anche di poter votare per far terminare i giochi.

Ed è proprio ciò che succede.

La maggioranza dei concorrenti, scioccati dalla prima prova, vota per far terminare tutto, il gioco finisce e tutti quanti vengono riportati a casa.

Erano liberi.

Ma, dopo aver superato lo shock iniziale, i nostri protagonisti si trovano ad affrontare la realtà.

La loro vita continua a fare schifo e, anche fuori dal gioco, rischiano di morire ogni giorno.

Ecco di nuovo l’aspetto psicologico dei personaggi e quella disperazione così ben raccontata già dal primissimo gioco, quello del reclutamento, dove ognuno di loro era disposto a prendere schiaffi ed essere umiliato ripetutamente, pur di ottenere denaro.

Tutto ciò spinge i protagonisti a scegliere di nuovo di tornare all’interno del gioco, per provare a vincere la somma di denaro promessa.

Lecca il biscotto e tira la corda

Questi due giochi non mi hanno entusiasmato particolarmente, sono piuttosto semplici e banali e non contengono colpi di scena eclatanti, servivano più che altro come pretesto per fare un po’ di scrematura.

Ma nel gioco del biscotto succede qualcosa di importante che ci consente di capire meglio un personaggio in particolare, ovvero Sang-Woo, amico del protagonista Gi-Hun, che dimostra subito quanto sia determinato e cosa è disposto a fare per vincere.

Infatti, dopo aver capito in anticipo quale sarà il gioco che dovranno affrontare, ha la possibilità di avvertire e aiutare il suo amico, ma decide di non farlo.

Ma quello è il protagonista. Lecca il biscotto e tanti saluti.

Unica cosa degna di nota del tiro alla fune, invece, è stata la strategia del vecchio per battere la squadra avversaria composta di soli uomini.

Ha messo in luce quanto l’esperienza e l’intelligenza, a volte, contino più della forza fisica.

Le biglie e l’importanza di essere onesti

Questa è forse la prova più cattiva di tutte, perché ai concorrenti viene detto di formare delle coppie per affrontarla e, ovviamente, la maggior parte sceglie qualcuno alla quale è legato, per poi scoprire che solo uno di loro uscirà vivo da lì.

Qui vengono messe in luce ancora più prepotentemente le ambizioni, ma soprattutto le paure, di alcuni personaggi, due in particolare, ovvero Sang-Woo e Gi-Hun.

Il primo aveva deciso di fare coppia con Ali, il simpatico indiano che ha rapito il cuore di tutti noi e che avremmo tanto voluto vincesse, lo fa perché lo considera un ottimo alleato e perché avevano stretto un buon rapporto.

Arrivato al momento in cui sta per perdere tutte le biglie, però, lo spettro della morte incombe su di lui e la disperazione prende il sopravvento. Così decide di approfittarsi del buon cuore e della fiducia che Ali ripone in lui per ingannarlo e rubargli tutte le biglie, condannandolo a morte.

Il nostro cuore si spezza e Sang-Woo diventa il bastardo numero uno che vorremmo vedere morto.

Il nostro protagonista invece fa una scelta generosa e di buon cuore decidendo di far coppia con il vecchio che, altrimenti, non avrebbe scelto nessuno. Ma anche lui a un passo dalla sconfitta approfitta di quelli che sembrano picchi di demenza del vecchio, per vincere tutte le biglie.

Qui però il vecchio ci fa capire che stava solo fingendo di essersi rincitrullito per far vincere Gi-Hun, che quindi la scampa anche stavolta.

Ponte ponente ponte pì tappe tapp e caschi di sotto

Questa prova è la seconda più bella a livello estetico e strutturale.

Vedere questo ponte lunghissimo con una lastra di vetro sì e una no, una in vetro temperato e l’altra no, ha davvero un grande impatto. Mettendosi nei panni dei concorrenti direi che l’ansia è a livelli altissimi.

Altro dettaglio che ho apprezzato particolarmente è l’aver dato ai concorrenti la possibilità di scegliere un numero che poi avrebbe determinato l’ordine con la quale avrebbero percorso il ponte, senza svelare loro i dettagli della prova che stavano per affrontare.

Questo avrebbe ovviamente dato un’enorme svantaggio al primo e un altrettanto enorme vantaggio all’ultimo.

Ovviamente altra botta di C del protagonista che in extremis si prende l’ultimo numero, perché un deficiente per una volta vuole essere primo in qualcosa…e alla fine realizza il suo sogno diventando il primo a cadere dal ponte e a spiaccicarsi sul terreno.

Anche qui ci viene mostrato, qualora non l’avessimo ancora capito, che razza di Persona poco simpatica e senza scrupoli sia Sang-Woo, che getta di sotto il concorrente che gli stava davanti in modo da poter sopravvivere lui.

Squid Game e plot twist

Poco prima del gioco finale ci lascia uno dei migliori personaggi della serie, ovvero Sae-Byeok. Fin dall’inizio si era dimostrata forte e decisa, anche lei con le sue debolezze, ma era uno dei pochi partecipanti che lottava più per suo fratello che per sé stessa. Avrebbe meritato sicuramente più fortuna, insieme ad Ali. Se non fosse stata ferita a tradimento dal pezzo di vetro del ponte esploso avrebbe sicuramente fatto il mazzo a entrambi gli uomini rimasti.

Devo dire, però, che l’ultimo gioco non mi è piaciuto per niente. Ma ho molto apprezzato la parte finale in cui Gi-Hun decide di rinunciare a tutto pur di salvare Sang-Woo, che invece non se lo meriterebbe per niente, questo lui lo sa e infatti si uccide. Bravo Sang-Woo, almeno una cosa giusta l’hai fatta.

La scelta finale del protagonista grava anche sulle sue decisioni future, una volta che viene riportato a casa, infatti, decide di non toccare i soldi vinti e di continuare a vivere in disgrazia.

Poi avviene il colpo di scena più eclatante, seppur un tantino prevedibile, di tutta la serie.

Il vecchio è ancora vivo, anche se per poco, ed è uno degli organizzatori del torneo che, in poche parole, è stato creato da un gruppo di ricconi…per noia.

Qui c’è un discorso molto interessante tra il vecchio e il protagonista che enfatizza ancora di più l’evidente critica sociale che è posta alle basi della serie.

Tutto ciò però, spinge il protagonista ad usare quei soldi e a mantenere le promesse fatte ai compagni di avventura, chiudendo così anche queste sotto trame.

Note dolenti

Per quanto questa serie sia ben fatta e riesca a raggiungere il proprio obiettivo in modo egregio, non è ovviamente esente da difetti.

La caratterizzazione dei personaggi c’è stata, ma avrei preferito avere più approfondimenti per riuscire ad empatizzare ancora meglio con loro. Per esempio, mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più dei due personaggi che ho amato maggiormente, Sae-Byeok e Ali.

Ma il problema principale di questa serie, forse, è il fatto di avere un chiaro protagonista. Questo rende il tutto più prevedibile, perché sappiamo fin dall’inizio che sarà lui a vincere il gioco. Le continue botte di C che ha non fanno che fugare tutti i dubbi.

Non mi ha fatto impazzire la sotto trama della vendita degli organi al mercato nero, nonostante abbia un’utilità per portare avanti l’altra sotto trama, che invece ho apprezzato, ovvero quella dell’agente di polizia infiltrato. Ci sta di inserire qualcosa per allungare un po’ il brodo, ma forse l’avrei gestita in modo diverso.

Purtroppo anche il finale non mi ha convinto fino in fondo, nonostante sembrasse che stesse andando nella direzione giusta, perché ha il grosso difetto di essere un finale aperto e di porre dunque le basi per una seconda stagione.

Alcune domande restano senza risposta, tipo perché Frontman decide di unirsi all’organizzazione nonostante abbia vinto il gioco nel 2015. E se suo fratello, l’agente di polizia, sia effettivamente morto oppure no.

Onestamente credo che sia un grave errore. A mio parere questa doveva essere una serie auto-conclusiva perché un’eventuale seconda stagione correrebbe il rischio di essere ripetitiva o di scaturire in qualcosa di totalmente diverso.

Altro grave errore è l’orribile colore di capelli scelto dal protagonista nel finale.

Conclusioni

Squid Game è una serie che senza dubbio vale la pena di essere vista, è vero che non porta granché sotto il punto di vista dell’innovazione, ma prova a portare sullo schermo l’idea del survival game in una chiave diversa e leggermente rivisitata.

La recitazione Coreana a tratti sembra sopra le righe, a volte al limite del fastidioso. Ma non si può certo dire che non siano bravi in quello che fanno. Tutti gli attori sono molto credibili e interpretano il proprio personaggio in modo centrato.

Questa è una serie che ha anche il grande pregio di farci riflettere su alcuni temi molto importanti, e farci porre alcune domande sulle scelte che potremmo prendere in una situazione disperata come quella dei protagonisti.

Ma ci pone più nella posizione privilegiata, quella di spettatori. Veniamo intrattenuti con giochi avvincenti a discapito di persone la cui morte non sarebbe di peso per nessuno. O almeno così vogliono farci credere.

Perché spesso diamo per scontate molte cose, fermandoci fin troppo all’apparenza, senza soffermarci a pensare come sarebbe stare dall’altra parte.

Se c’è una cosa che questa serie ci insegna è che abbiamo sempre una scelta.

a cura di
Edoardo Iannantuoni

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