Perché la storia di Kamala Harris è importante anche in Italia

Perché la storia di Kamala Harris è importante anche in Italia
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Kamala Harris sarà la prima donna americana nera e asiatica a ricoprire il ruolo di Vice Presidente degli Stati Uniti. Figlia di immigrati giamaicani e indiani, la Harris è stata la prima a fare qualcosa, innumerevoli volte: prima donna procuratrice distrettuale di San Francisco, prima donna procuratrice generale della California, prima indiana americana al Senato degli Stati Uniti, prima candidata indiana americana a candidarsi alla carica di vicepresidente. E chissà, forse tra quattro anni, prima donna americana Presidente degli Stati Uniti.

Ma noi non siamo gli Stati Uniti. Quante volte l’avrete sentito dire negli ultimi giorni: “che ti importa di Joe Biden e Kamala Harris, non siamo mica gli Stati Uniti“. Vero, non lo siamo. Qui non c’è nessuna Kamala Harris di cui parlare e per chi non è italiano sembra impossibile anche ottenere i diritti più basilari. Eppure, nonostante qui “non sia l’America”, la vittoria di Kamala Harris è importante.

Chi è Kamala Harris

Ha frequentato la Howard University, un’università storicamente nera a Washington, ed è entrata a far parte di Alpha Kappa Alpha Sorority Inc.
Qui ha iniziato a maturare la propria visione politica e ha capito che le ragazze nere potevano candidarsi alla presidenza di classe e fare tante altre cose che sembravano essere loro precluse fino a quel momento.

La storia di Kamala Harris custodisce numerosi significati in sé, e vuol dire tanto per tutti coloro che, appartenenti ad una minoranza, possono rivedersi in lei.

Le critiche

La Harris è stata duramente criticata per le posizioni che in passato ha assunto sulla situazione israelo-palestinese, ma anche per quelle più recenti, vicine alla sinistra radicale, riguardanti la crisi climatica. Kamala Harris sostiene il “New Green Deal” e ha promesso di eliminare l’ostruzionismo per farlo passare. Inoltre probabilmente catalizzerà discussioni sul razzismo sistemico, ma alcuni non dimenticano il suo passato da rigida tutrice dell’ordine, tanto da chiamarla ancora oggi “cop”.

Alla Harris viene rinfacciato di tutto e molti non sono d’accordo con le sue passate scelte politiche. I giudizi sul suo conto, ancora più che su Biden, si sono sprecati. Ma in fondo si è sempre meno indulgenti con le donne e si tende a perdonare loro meno, rispetto ai colleghi uomini. Ha fatto scelte difficili, ha dimostrato di sapersi migliorare ammettendo i propri errori, virando e cambiando idea quando necessario. Ma non sembra essere ancora abbastanza, o almeno non lo è qui da noi. Che non siamo l’America. Anche perché loro, lì in America, l’hanno scelta.

Quello che conta però, nella storia di Kamala Harris, è che molte persone si rivedano in lei. Anche qui in Italia.

Le altre, prima di lei

Nel discorso fatto dopo l’elezione ha sottolineato l’importanza delle donne in questa vittoria.

Penso alle donne, alle donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane, che nel corso della storia di questo paese hanno aperto la strada per questo momento, si sono sacrificate per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti noi.

Penso a tutte le donne che hanno lavorato per garantire il diritto di voto e che ora nel 2020 con una nuova generazione hanno votato e continuano a lottare per farsi ascoltare. Stasera voglio riflettere sulle loro battaglie, la loro determinazione, la loro capacità di vedere quello che sarà a prescindere da quello che è stato“.

E di donne, prima di lei, ce ne sono state a spianarle la strada. Kamala Harris, durante il suo discorso di accettazione alla Convenzione Nazionale Democratica ad agosto, ne ha ricordate alcune: Constance Baker Motley, Fannie Lou Hamer e Shirley Chisholm.

Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri non vi hanno mai visto, semplicemente perché non l’hanno mai visto prima. Noi saremo lì con voi

Cosa significa?

Che dobbiamo continuare a combattere. Kamala Harris è una grande fonte di ispirazione, ma qui in Italia siamo lontani più che mai da questi traguardi. I progressi verso l’uguaglianza di genere sono talmente lenti da sembrare impercettibili.

L’Italia è infatti penultima in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Secondo i dati raccolti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne e si tratta prevalentemente di ambiti meno prestigiosi e meno retribuiti.

Le donne sono sistematicamente ignorate, però c’è una possibilità: Kamala Harris, sotto i riflettori mondiali, ha aperto la porta a chi si rivede in lei, per rivendicare il potere per conto proprio. E chissà che un giorno non potremmo finalmente gioire per una donna che non sarà soltanto la “vice” di qualcuno, ma sarà lei stessa il Presidente.

Le opportunità per le donne saranno significative quando la possibilità di raggiungerle si allargherà anche a donne “normali”. E, anche quando questo accadrà, non dovrà essere l’occasione per smettere di parlarne affinché nessuna storia sia l’ultima ad essere raccontata. Parleremo sempre di razzismo e sessismo, non smetteremo mai di lottare.

a cura di
Daniela Fabbri

foto di copertina di
Gage Skidmore (Flickr)

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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