La scoperta delle proprie radici come crescita interiore: “Il Commiato” è il romanzo d’esordio di Gianluigi Mignacco

La scoperta delle proprie radici come crescita interiore: “Il Commiato” è il romanzo d’esordio di Gianluigi Mignacco
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L’intervista all’autore valborberino diviso tra viticoltura, corsa e scrittura

È uscito di recente “Il Commiato”, opera d’esordio del piemontese Gianluigi Mignacco, edito dalla casa editrice Puntoacapo di Pasturana

Il romanzo si compone di tre storie apparentemente lontane nello spazio e nel tempo. Maria, promettente ricercatrice universitaria dinamica e appagata, vive a Genova dividendosi tra il lavoro, le amicizie e il rapporto d’amore con il suo compagno.
La tranquilla alternanza delle stagioni in un piccolo borgo dell’Appennino piemontese, durante il primo dopoguerra, fa da sfondo all’esistenza di Rosa. Alfonso vive in tutta la sua cruda brutalità l’incubo del fronte alpino, nel folle mattatoio della Grande Guerra.

L’esistenza di Maria scorre fra tante certezze: il lavoro all’Università, il rapporto passionale e travolgente con il fidanzato Fabio, le amiche, la corsa. Quando un soldato italiano della prima guerra mondiale inizia a popolare i suoi sogni, il mondo sicuro della donna s’incrina. La comparsa di un misterioso ramoscello dalle bacche rosse sul tavolo della cucina è una prova tangibile del fatto che tra il mondo di Maria e quello del soldato si sia aperto un vero e proprio canale di comunicazione

Nei sogni della donna i richiami alle radici della sua famiglia, affondate nel mondo rurale dell’Appennino piemontese, si fanno sempre più frequenti fino all’epilogo finale, che vi invitiamo a scoprire leggendo il romanzo.

Chi è Gianluigi Mignacco

Valborberino d’origine ma nato a Genova nel 1975, Gianluigi Mignacco si trasferisce in Val Borbera dopo gli studi universitari e inizia la sua carriera da libero professionista nel suo studio tecnico. All’inizio degli anni duemila la sua passione per l’agricoltura e la volontà di recuperare le tradizioni di famiglia lo portano e ristrutturare completamente l’antico vigneto del nonno, un capace mastro bottaio. 
Oggi divide le sue giornate tra la passione per la scrittura e quella per la viticoltura. La sua azienda agricola produce il Timorasso, vitigno autoctono della Val Borbera e del Tortonese.

Scopriamo qualcosa di più nell’intervista.

Raccontaci come nasce l’idea del romanzo e il perché di questo titolo
“Al di là dell’amore, che è il filo conduttore delle tre storie che compongono il romanzo, la tematica centrale è la riscoperta delle proprie radici. E quanto questa riscoperta possa rappresentare un’intima occasione di crescita interiore. Per il titolo ho preso in prestito quello di una canzone amata dai soldati italiani della Grande Guerra. Ma il titolo non ha solo questo significato, come si paleserà leggendo il romanzo”. 

In che genere possiamo collocare il racconto?
“Senza scomodare la celebre massima “definire è limitare” tratta dal Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, preferisco descrivere il romanzo raccontando ciò che non è.
La tematica centrale è senza dubbio l’amore, ma non si tratta di un romanzo d’amore. La vicenda di Alfonso si colloca in un periodo storico ben preciso, ma non lo si può definire un testo storico. Il collegamento tra le storie che compongono il romanzo sarà disvelato solo alla fine dopo una vera e propria indagine, ma non si tratta di un giallo”. 

Parlaci della copertina: come è stata scelta?
“È stata dipinta da Vera Girivi, una bravissima artista genovese che ha esposto negli ultimi mesi anche a Parigi e New York. La sua pittura, molto amata dal premio Pulitzer Jerry Saltz, ha già popolato con i suoi ritratti le etichette dei vini della mia azienda.
Vera ha letto le bozze del romanzo e quando le ho proposto di dipingere un’opera da riprodurre in copertina ha accettato con entusiasmo. Ha realizzato un dipinto a mio avviso di una bellezza struggente”. 

“Il Commiato” è un romanzo raccoglie diverse storie intrecciate tra loro, ambientate in luoghi differenti: vi è dietro un’esigenza naturalistica nel voler narrare anche dei luoghi a te familiari?
“Come ha risposto Gabriel García Márquez in una celebre intervista: Si deve scrivere di ciò che si conosce“. 

Quali sono state le fonti di ispirazione stilistiche per la stesura del romanzo? Una in particolare è preponderante…
“Più che di fonti stilistiche preferisco parlare di quel substrato che si crea in modo del tutto naturale in noi e che deriva da ciò che leggiamo e amiamo. Sicuramente in questo hanno influito autori come Murakami Haruki, Italo Calvino e Carlo Sgorlon. La frequente contaminazione della realtà con la dimensione onirica, in particolare, è un artificio narrativo che chi conosce Murakami ritroverà ne Il Commiato“. 

Come si intrecciano tra loro la passione per la viticoltura, la natura e la scrittura? La scrittura nasce forse dalle altre passioni? 
“Scrivo da prima di scoprire la viticoltura, che oggi per me è diventata anche un lavoro. Si tratta sicuramente di passioni che hanno in comune l’approccio riflessivo e introspettivo a ciò che ci circonda”. 

Sappiamo che scrivendo il racconto hai anche pensato ad alcune canzoni, un po’ come colonne sonore del momento o dei singoli capitoli: in che modo la musica si affianca al romanzo?
“Nel romanzo, oltre ai rimandi ad altre opere letterarie, sono citati molti brani dei più disparati generi musicali: dalle sonorità anni ’80 di Doot Doot dei Freur ed Enjoy the silence dei Depeche Mode al travolgente jazz di Count Basie, passando dai successi rock di gruppi come Pink Floyd e Led Zeppelin, fino al genere classico con la Sinfonietta di Leos Janacek.
Non si tratta però solo di una colonna sonora: la musica è strumentale alla storia, ne è parte integrante e spesso condiziona i personaggi. Proprio come nella vita reale”.

Come vuoi raccontare Genova e come la Valle invece? C’è forse una sorta di antagonismo tra campagna e città che vuoi far emergere?
“Non parlerei di antagonismo. Sono molto affezionato a Genova perché ci sono nato e trovo sia una delle più belle città al mondo. Allo stesso tempo in Val Borbera ci sono le mie radici, il mio presente e il mio futuro. La montagna che fa da sfondo alla storia di Alfonso, infine, è quella che amo e nella quale mi rifugio appena posso. Tre contesti molto differenti tra loro che spero di aver descritto con la “fotografia” che più li valorizza: Genova nei giorni di “maccaja”, i tramonti in controluce delle campagne valborberine, i colori contrastati delle vette alpine”. 

Qual è il ruolo della scrittura nella tua vita? Scrivi per intrattenere o è più qualcosa di personale?
“È un bisogno che ho sempre avuto e ho sempre coltivato “riempiendo cassetti” di scritti. La voglia di provare a pubblicare è arrivata solo di recente e forse è stato un modo per mettermi in gioco. Per certi versi ho lanciato una sfida a me stesso”. 

Quali sono i progetti futuri? Dove ti potremo incontrare e dove potremo acquistare “Il Commiato”?
“Certamente continuerò a scrivere. Se questo vorrà dire pubblicare altri lavori lo dirà il tempo. Nei prossimi mesi saremo impegnati nella promozione del romanzo assieme alla casa editrice puntoacapo: il 23 novembre alle ore 21 saremo a Novi Ligure al Museo dei Campionissimi.
A seguire altri eventi che saranno resi noti sui canali social e sul mio sito web (www.gianluigimignacco.it). Il Commiato è acquistabile in tutte le librerie e attraverso i normali circuiti di distribuzione libraria.

Ecco la playlist di canzoni raccomandate per poter godere appieno de “Il Commiato”!

Depeche Mode – Enjoy The Silence
After Supper – Count Basie
Led Zeppelin – Your Time Is Gonna Come
Sinfonietta – Leos Janacek
Freur – Doot Doot
Pink Floyd – Another Brick in The Wall
All You Need Is Love – The Beatles

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