Lazarus- Teatro Arcimboldi, Milano – dal 28 Maggio all’1 Giugno 2025

Lazarus, il musical visionario scritto da David Bowie e Enda Walsh trasforma il teatro in un viaggio tra sogno, alienazione e musica senza tempo

Lazarus non è uno spettacolo come gli altri.
È un viaggio interstellare dentro la mente, l’anima e l’eredità artistica di David Bowie.
Scritto da Bowie insieme al drammaturgo irlandese Enda Walsh, è un pezzo di “teatro musicale” che mescola musica, arte visiva, teatro, danza e video-arte in un’esperienza di “teatro totale”.
Nato come seguito ideale del film L’uomo che cadde sulla Terra, il musical riprende il personaggio di Thomas Jerome Newton, alieno imprigionato in un’esistenza terrestre, incapace di morire ma ormai alla deriva tra alcol, visioni e fantasmi del passato.

La regia (nella versione italiana curata da Valter Malosti) riesce a fondere il reale e l’onirico in un unico flusso narrativo, confondendo volutamente lo spettatore, che si ritrova a fluttuare tra sogno e incubo, tra nostalgia e desiderio di liberazione.
La scenografia minimal ma evocativa, i giochi di luce psichedelici e la costante proiezione di immagini video creano un ambiente sospeso in cui il tempo sembra non esistere più.

Il cuore pulsante dello spettacolo è, ovviamente, la musica.. e menomale.
Brani iconici come “Life on Mars?”, “Heroes”, “Changes” e l’intensa “Lazarus” si intrecciano con composizioni meno note ma altrettanto potenti, riarrangiate in chiave teatrale, senza mai perdere l’anima originale.
Le canzoni non sono semplici intermezzi, ma veri e propri veicoli narrativi, emozionali, che scandiscono il tormento e la speranza del protagonista.
Un piccolo schermo in alto alle quinte proietta il testo in inglese e italiano, utile per avvicinarsi un po’ con i testi agli stati d’animo di Bowie.

L’interpretazione dell’attore principale è affidata a Manuel Agnelli.
La sua voce, i movimenti quasi rituali, la sua presenza scenica vibrano all’unisono con l’eredità bowiana.
E nel personaggio di Newton si riflettono la malinconia e il genio di Bowie stesso: un artista alieno, in perenne conflitto tra desiderio di trascendenza e condanna terrena…Direi che Manuel potrebbe interpretare alla perfezione il ruolo, il suo modo di fare potrebbe calzare a pennello.. ma manca un qualcosa sul lato recitativo, impeccabile invece la parte musicale.

Vi sono poi 11 performer che incarnano i vari ruoli della storia e 8 musicisti che dal vivo eseguono la colonna sonora, e sono la parte migliore di tutto lo spettacolo.

Lazarus è un’opera che unisce profondità e accessibilità, capace di parlare al cuore e alla mente.
Racconta con forza la nostra condizione di anime in transito, migranti dell’esistenza, lasciando un messaggio potente e universale.
Di Bowie – e del suo doppio, Newton – resta un’eredità luminosa: il corpo svanisce, ma la grandezza dei suoi testi e l’energia salvifica della sua musica continuano a risuonare, più vive che mai.

In conclusione

Lazarus è un’esperienza emotiva più che uno spettacolo.
È il saluto di un artista che ha saputo trasformare la propria morte in opera d’arte, lasciandoci un ultimo enigma da decifrare.
Uscendo dal teatro, ci si sente un po’ storditi (non è facile seguire il filo dello spettacolo), un po’ svuotati… ma anche toccati da qualcosa di irripetibile.

a cura di
Emanuela Giurano

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