Fabrizio Mozzillo è passato spesso con la sua musica tra le nostre pagine, anche recentemente con il disco “Nomi cose città”. Si tratta di un primo album cantautorale che ci ha conquistato fin da subito e proprio per questo abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’artista!

Fabrizio Mozzillo intervista
Complimenti per il tuo primo album, “Nomi Cose Città”, uscito il 6 settembre. Puoi raccontarci cosa ti ha ispirato a creare questo lavoro?
- Vi ringrazio per i complimenti, sempre graditi.
Dopo aver composto canzoni per oltre trent’anni, ho pensato che fosse giunto il momento di cominciare a pubblicarne qualcuna. Per fare ciò, mi sono affidato a Guido Guglielminetti in veste di produttore e arrangiatore (già collaboratore di Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Mia Martini, Loredana Bertè ed altri). Con Guido abbiamo selezionato sette brani, senza seguire un criterio cronologico o tematico. Così è nato “Nomi Cose Città”, nel quale sono confluite canzoni anche diverse tra loro, ma tutte accomunate dal desiderio di raccontare storie in musica.
Una delle caratteristiche peculiari del tuo album è la capacità di affrontare temi profondi con melodie fresche e leggere. Come sei riuscito a trovare questo equilibrio tra contenuti profondi e musica accattivante?
- Quando scrivo una canzone, cerco sempre di non prendermi troppo sul serio, evitando i toni retorici. A tal fine, l’abbinamento tra un testo -magari doloroso od “impegnato”- ed una musica frizzante può essere di aiuto. Questa combinazione inusuale spesso suscita anche maggiore interesse nell’ascoltare. Come ottengo questo effetto? Vado a braccio, anzi ad orecchio, seguendo l’istinto (nonché quel po’ di esperienza accumulata). Certo, mi avvalgo anche di qualche trucco compositivo, che però qui non dico…
Mi piacerebbe saperne di più sulla traccia “Casa Dolce Casa”, che tratta il viaggio dei migranti. Qual’è stata la tua ispirazione per questa canzone e cosa hai voluto comunicare attraverso di essa?
- La canzone nasce dai tanti resoconti giornalistici che descrivono il fenomeno.
Io sono tra quelli che considera la vicenda dei migranti una tragedia di proporzioni immani e di implicazioni planetarie. Non ho rimedi da proporre, sia chiaro. Sentivo l’urgenza -artistica e politica- di metterla in musica e l’ho fatto: ora la “palla” passa all’ascoltatore, tocca a lui fare i conti con la canzone, rimanere indifferente o, viceversa, essere partecipe.
Nel comunicato si menziona “L’Ultimo Don Chisciotte” come una rivisitazione onirica delle avventure dell’eroe di Cervantes. Puoi condividere con noi il tuo processo creativo dietro a questa canzone?
- Don Chisciotte è un personaggio che mi ha sempre affascinato. Confesso di non aver mai letto il romanzo di Cervantes; così ho pensato di raccontarlo a modo mio. In questa dimensione di assoluta libertà, ho inserito nella canzone anche qualche mia ossessione, come la paura di invecchiare, la fede in passati ideali ed il potere della fantasia.
Puoi parlarci della tua transizione dalla professione di avvocato all’inizio della tua carriera musicale? Cosa ti ha spinto a fare questo cambiamento?
- Il mestiere di avvocato è stata la mia fonte di sussistenza per 25 anni; laddove scrivere canzoni è stata -da sempre- la mia vera passione. Arrivato alla soglia dei 50 anni, ho capito che restava poco tempo per dedicarmi professionalmente alla musica. Cosa che ho fatto senza alcuna esitazione. E’ un po’ come se avessi vissuto due vite, tra loro opposte: quella attuale (di musicista) è di gran lunga più esaltante.
Hai menzionato che le canzoni hanno “…chiesto…” di essere scritte. Puoi approfondire questa idea e spiegarci come avviene il processo creativo delle tue canzoni?
- I brani che ho scritto nascono tutti non già da impegni contrattuali o prospettive di guadagno, ma unicamente dal bisogno forte di raccontare e raccontarmi.
Per questo credo che le canzoni -almeno le mie- esistano già da qualche parte; a me spetta il compito di andarle a cercare, scovarle e prenderle per mano.
Proprio perché libere da vincoli di sorta, le mie canzoni possono, a volte, diventare una specie di seduta di autocoscienza, dove però è ammesso di tutto, anche barare con sé stessi.
Ultima domanda: progetti futuri?
- Con Guido Guglielminetti siamo già avanti nella realizzazione del secondo Album: si intitolerà “Pesci fuor d’acqua” e vedrà la luce nella primavera del 2024. Contemporaneamente, ho in lavorazione due EP con Pino Iodice, validissimo musicista, arrangiatore e produttore romano. Insomma, tanta carne al fuoco…
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