“Anche fallire è un’arte”: il corpo, la caduta e la libertà secondo NANA X

C’è un momento, nel percorso di un’artista, in cui smettere di resistere diventa l’unico modo per andare avanti.

Per NANA X quel momento prende forma in un manifesto chiaro, quasi disarmante: anche fallire è un’arte. Un punto di partenza più che di arrivo, che attraversa tutto il suo ultimo EP.

Tra chitarra, elettronica e una scrittura che non cerca scorciatoie, NANA X costruisce un racconto che passa dal dolore alla consapevolezza, trasformando il corpo in uno spazio da abitare e non più da nascondere. Un lavoro intimo ma mai chiuso, che sul palco diventa ancora più fisico, diretto, necessario.

Ne abbiamo parlato con lei partendo proprio da lì: dalla fragilità, dalle cadute e da quella libertà che non arriva tutta insieme, ma si costruisce un pezzo alla volta.

Nel tuo manifesto dici “anche fallire è un’arte”: è una frase che suona quasi provocatoria. Quando hai iniziato a vederla non come una resa, ma come una forma di consapevolezza?

Quando ho capito che anche le cadute, anche le debolezze fanno parte di noi e del nostro percorso. Ho iniziato a dare importanza ad ogni fase, come il fallimento, che aiuta a capirci meglio.

In questo EP il corpo diventa centrale, quasi un territorio da riconquistare. Che rapporto avevi con il tuo corpo prima di questo progetto e cosa è cambiato oggi?

Non avevo un bel rapporto con il mio corpo. Cercavo spesso di nascondermi. Oggi mi sento più libera e gli do modo di esprimersi, di lasciarsi andare. Scrivere queste canzoni mi ha aiutata a riscoprirmi.

“OFFESA” sembra smontare il conflitto interiore più che raccontarlo. È stato più difficile attraversarlo o trovare il modo giusto per tradurlo in musica?

È esattamente il racconto di come mi sono resa conto che mi stavo facendo solo ulteriore male a trattarmi in quel modo. È stato difficile metterlo in parole, ma è stata una liberazione.

Le tue canzoni hanno una dimensione molto intima ma restano accessibili. Quando scrivi pensi mai a chi ascolterà o è un processo completamente personale?

In verità è un processo tanto personale quanto casuale. Quando scrivo cerco di pensare solo a quel momento, ma non è mai un momento studiato o strutturato.

Il live al Malacarne Art Lab arriva come momento conclusivo di questo ciclo: cosa cambia per te portare sul palco un progetto così fisico e autobiografico?

È stato un po’ come mettermi a nudo e fare finalmente quello che amo, sentendomi totalmente libera. Farlo con amic3 e musicist3 speciali per me ha fatto la vera differenza. Grazie a questo ep, grazie alla musica si sono create delle connnessioni forti durante i live.

Ora che questo ciclo si è chiuso, che tipo di libertà senti di aver raggiunto come artista?

Non dico totale, perché è un percorso che va curato ogni giorno, ma sicuramente rispetto a prima ho imparato a lasciarmi andare e a fidarmi di me

a cura di
Staff

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di Staff

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