Quando ho ascoltato “Malanoche” dei Poster Shop la prima volta, non mi ha colpito subito per quello che diceva, ma per come mi faceva sentire. Era come essere trascinato dentro qualcosa che sembrava leggero… ma non lo era davvero.

“Malanoce” dei Poster Shop parte veloce, con un groove che funziona subito: ti entra in testa, ti muove, quasi ti distrae. E forse è proprio questo il punto. Perché mentre lo ascoltavo, avevo la sensazione che quella leggerezza fosse solo una facciata. Un po’ come certe serate in cui tutto sembra perfetto, ma sotto senti che qualcosa non torna.
Sapere che è il loro primo singolo originale lo rende ancora più interessante: si sente che i Poster Shop stanno cercando una direzione precisa, e non si accontentano di fare solo qualcosa che suoni bene. Dentro “Malanoche” c’è un’idea, e si percepisce.
La cosa che mi è rimasta di più è quella sensazione di fuga continua. Il viaggio di cui parlano — tra immagini pop, notti latine, riferimenti sparsi — non mi è mai sembrato davvero libero. Piuttosto, mi dava l’idea di qualcuno che corre senza fermarsi, forse proprio per non guardarsi dentro.
E quando arrivi alla fine, tutto si stringe. Quell’immagine del protagonista intrappolato cambia completamente prospettiva: improvvisamente capisci che non era un’ascesa, ma una specie di loop. E lì il pezzo smette di essere solo “bello” e diventa qualcosa che ti resta addosso.
Non è una canzone che mi ha conquistato subito in modo semplice. Ma è una di quelle che tornano, che ti fanno venire voglia di riascoltarle per capire meglio cosa ti hanno lasciato.
E forse è proprio questo il punto: “Malanoche” non ti chiede solo di ascoltarla. Ti chiede di starci dentro.
a cura di
Cristina Cerioni

