5 Seconds of Summer ad Assago: una notte di nostalgia in grado di mescolare passato e presente
La sera del 28 aprile all’Unipol Forum di Assago il tempo si piega con i 5 Seconds of Summer. Per qualche ora si torna adolescenti, con le stesse canzoni, ma con emozioni nuove.
L’attesa che costruisce il mito
Fuori dal palazzetto si capisce subito che non sarà una serata qualunque. Gruppi di fan si riconoscono a distanza. Eyeliner marcato, magliette della band, gonne a scacchi, cravatte, stelle ovunque, sui jeans e persino sui capelli, outfit studiati nei minimi dettagli. Il dress code non è dichiarato, ma è chiaramente condiviso. È una comunità che si ritrova, più che un semplice pubblico. Dentro, l’atmosfera è quella che ti lascia con il fiato sospeso delle grandi occasioni.
L’energia dell’inizio: la nuova generazione
Ad aprire la serata una band giovanissima, cresciuta su TikTok. I South Arcade sono sono un passaggio di testimone quasi simbolico con quelli che saranno i protagonisti della serata: li accomuna l’essere cresciuti su piattaforme diverse, ma con lo stesso meccanismo di scoperta e consacrazione.
Il loro set è diretto, potente, efficace. Fanno esattamente ciò che devono fare, scaldano il pubblico, lo fanno saltare, lo preparano. Non sono solo un’introduzione, ma un promemoria di come oggi possano ancora nascere nuove icone pop-rock.
Dalla cameretta a registrare su YouTube al mondo
Quando finalmente si spengono le luci, il concerto non inizia con la band sul palco, ma con un video. Un racconto. Le immagini scorrono e ripercorrono gli inizi dei 5 Seconds of Summer: le cover caricate online, la crescita improvvisa, il successo arrivato quasi troppo in fretta. Non è solo un’introduzione, ma una dichiarazione di identità. Il pubblico che guarda, riconosce e si riconosce. Per molti, quella storia è intrecciata alla propria.

Un palco da attraversare in grado di attraversarti a sua volta
La scenografia è semplice ma fortemente evocativa. Si vede una macchina al centro e due scalinate laterali. Uno spazio che non viene solo utilizzato, ma abitato. I quattro membri si muovono continuamente. Non restano mai fermi nello stesso punto, attraversano il palco da un lato all’altro, cambiano strumenti, si cercano.
È un concerto che rifiuta la staticità e che costruisce il suo ritmo anche nello spazio. E soprattutto, sono solo loro. Nessun artificio eccessivo, nessuna distrazione. La centralità è tutta nella relazione tra musica e pubblico. Uno degli elementi più sorprendenti della serata è la loro capacità di mantenere lo stesso tono informale.
Nonostante la dimensione dell’arena, il concerto riesce a mantenere una dimensione intima. Gli sketch, le battute, i momenti improvvisati creano una vicinanza inaspettata. Non c’è distanza tra palco e platea, ma un continuo dialogo.
Quando dichiarano il loro amore per l’Italia, non suona come una frase di circostanza. È reiterato, spontaneo, credibile.
Effetto MTV
C’è un momento preciso in cui emerge una sensazione condivisa: quella di essere dentro un videoclip dei primi anni duemila. Non è solo una questione estetica, ma emotiva. Le luci, le canzoni, il modo in cui vengono vissute riportano a un immaginario preciso. Un immaginario che appartiene a un’adolescenza che abbiamo vissuto tutti, o almeno i presenti.
Ma non è una nostalgia sterile. È una nostalgia attiva, che si canta, che si urla.
Anche la scaletta costruisce un percorso senza interruzioni nette. Dai brani più energici come “NOT OK” e “Teeth” fino ai momenti più introspettivi, il concerto alterna costantemente intensità e vulnerabilità. Un chiaro esempio è “Amnesia”: il momento in cui tutto si ferma. Se c’è stato un punto in cui il concerto si è trasformato, è stato durante questo brano.
La band si raccoglie al centro del palco come per lasciare spazio al pubblico. La canzone viene cantata in una forma intima e personale, con migliaia di voci che si sovrappongono. È un momento sospeso. E improvvisamente, il tempo si stratifica, soprattutto per chi questa canzone l’ha cantata mille volte in camera con gli occhi che riempivano di lacrime il cuscino. Il presente si mescola con ricordi lontani, con emozioni che sembravano archiviate. Non è solo una canzone. È una memoria che riemerge.

Il finale
Quando sembra che il concerto abbia già dato tutto, arriva l’ultima sorpresa. La band attraversa il pubblico, rompendo definitivamente ogni barriera. E ad accompagnarli sul palco un pizzaiolo, come a voler omaggiare l’Italia che li ha ospitati questa sera. Il pizzaiolo resta sul palco, dando vita ad un’esibizione di pizza acrobatica, durante l’esecuzione di “Everyone’s a Star”. Un momento surreale, che però funziona. Anzi, diventa uno dei momenti più memorabili della serata. Perché in fondo rappresenta perfettamente lo spirito del concerto: imprevedibile e profondamente ironico.
Altre canzoni come “She Looks So Perfect” e “Youngblood”, lasciate appositamente come ultime, funzionano come detonatori. Ogni pezzo non è solo eseguito, ma restituito al pubblico, che lo completa.
Quello dei 5 Seconds of Summer ad Assago non è stato semplicemente un live. È stato un dispositivo emotivo. Un luogo in cui si sono intrecciate linee temporali di passato e presente, identità individuali e collettive.
Un concerto che riesce a far convivere leggerezza e intensità, ironia e malinconia. E quando finisce, con la voce consumata e la testa ancora piena di suoni, resta una sensazione precisa: quella di aver attraversato qualcosa che non è solo musica, ma esperienza.
La scaletta e le foto della serata:
- NOT OK
- No. 1 Obsession
- Teeth
- Easier
- More
- istillfeelthesame
- No Shame
- She’s Kinda Hot
- Boyband
- Telephone Busy
- Evolve
- Bad Omens
- Ghost of You
- I’m Scared I’ll Never Sleep Again
- Starting Line
- Have U Found What Ur Looking For?
- Don’t Forget You Love Me
- enough
- Amnesia
- Start Over
- English Love Affair
- Voodoo Doll
- Waste the Night
- Jet Black Heart
- She Looks So Perfect
Encore: - Everyone’s a Star!
- Youngblood
a cura di
Maria Giulia Lapenna
foto di
Mirko Fava






















