Dai primi anni 2000 all’era di TikTok: il ritorno dell’indie sleaze

Dai primi anni 2000 all’era di TikTok: il ritorno dell’indie sleaze
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È il 2008, Alex Turner degli Arctic Monkeys esce ancora con Alexa Chung, indossi jeans rigorosamente stretti e Converse All Star nere, ascolti Time to Pretend degli MGMT in loop, hai una seconda vita su Tumblr. Va tutto bene (più o meno).

Dopo il ritorno della moda Y2K, nell’epoca in cui tutto corre veloce è già il momento di riportare in auge un altro trend degli anni Duemila. Questa volta sembra toccare all’estetica che prende in prestito il nome dal genere musicale indie rock, anni 2006-2013 circa, definita oggi “indie sleaze”.

Il termine è stato coniato dalla trend forecaster Mandy Lee (sui social @OldLoserInBrooklyn), che ha raccontato le origini di questa tendenza e di come rinascerà nei prossimi due anni in un video su TikTok. Secondo Mandy Lee, “siamo stati in lockdown per due anni e le persone hanno davvero bisogno di sentirsi parte di una comunità e di creatività. Mi sembra che quindici anni fa, arte e musica erano così potenti nella sottocultura indie sleaze che portavano alle persone un senso di collettività”.

I social certo non contraddicono questa previsione: l’account Instagram @indiesleaze conta 122 mila followers e l’hashtag correlato è stato usato più di 60 milioni di volte su TikTok, creando video celebrativi dell’epoca o, al contrario, mostrando una certa perplessità e preoccupazione a riguardo.

 Eli Roth, Peaches Geldof, Pixie Geldof e Evan Peters al Coachella Festival 2011.
Fonte: Pinterest
Ma cos’è l’indie sleaze?

La moda indie sleaze, è un disordinato mix di elementi grunge anni Novanta, new romantic degli Eighties, un pizzico di erotismo tipico delle Suicide Girls e un’importante dose di hipsteria.

L’ambiente in cui si sviluppa è quello dell’avvento di piattaforme come MySpace e Tumblr, spazi in cui era possibile creare blog personali in cui condividere foto, musica e citazioni. Un periodo in cui molti amavano partecipare a eventi mondani, tra club e feste decadenti, ma tanti altri avevano una seconda vita sul Web in cui condividevano il lato più triste e sensibile di sé stessi, tra foto con il flash e frasi tratte da canzoni di Lana del Rey.

Per quanto riguarda la moda, nello stile indie sleaze fanno da padrone gonne a pieghe, stivali, corsetti usati come top, ma anche jeans stretti, shorts microscopici, All Star e maxi camicie. Outfit opulenti ed eccessivi a volte, da giovani ribelli altre, da “ragazza Tumblr triste” altre ancora (spero che questo riferimento non sarà compreso unicamente dai Millennials, ndr).

Lo stile di Kate Moss con i suoi iconici stivali da pioggia
Fonte: Pinterest

All’apparenza, i capi sembrano essere mescolati tra loro senza grande impegno, ma sono a tutti gli effetti elementi di una serie di linee guida da seguire per potersi definire così, che si fonda proprio su un mix & match decisamente ragionato. 

Anche il trucco e il parrucco fanno la loro parte. I capelli? Rigorosamente spettinati. Il make-up? Matita nera intensa e molto sfumata, al limite dello sbavato. Esattamente il look che vi immaginereste di avere di rientro da un festino particolarmente impegnativo.

Non solo moda

Se avete pensato ai personaggi di Skins leggendo la descrizione dell’estetica indie sleaze, non vi sbagliate affatto. Infatti, i personaggi della serie britannica rappresentavano un ideale di libertà sfacciata e trasandata e i temi trattati ruotavano attorno ai problemi familiari, alle malattie mentali, al consumo di droga e alcol, al sesso sfrenato. Il ritratto di una generazione dall’attitudine libertina e disordinata, che si poneva come tale anche nel modo di vestire, in contrasto con l’ideale dei “bravi ragazzi” di serie americane come Una Mamma Per Amica o Settimo Cielo.

Skins, il cast della Stagione 1
Fonte: Pinterest

Una serie di elementi ricorrenti caratterizzavano i portavoce della cultura indie sleaze e delle sue sotto-culture, non necessariamente simili tra loro. I più intellettuali e, se vogliamo, hipster, si dedicavano alla ricerca di vinili esclusivi e riguardavano all’infinito (500) Days of Summer, film del 2009 che vede protagonisti Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Lewitt in una commedia romantica che ha come colonna sonora il brano di una band, ovviamente, indie rock: gli Smiths.

Oppure, si dedicavano alla scrittura e al disegno su taccuini dal gusto vintage, seduti al tavolo di un bar bevendo l’ennesimo caffé, o a casa dietro al proprio pc, pubblicando citazioni e foto nostalgiche scattate rigorosamente con il flash su Tumblr.

Altri, sono decisamente più riconducibili al mondo del clubbing e delle feste fuori controllo, entrate nel nostro immaginario tramite gli scatti effettuati oltreoceano dal fotografo Mark Hunter, “The Cobrasnake”, che ritraeva le celebrities durante e dopo eventi mondani senza particolari censure.

Le icone dell’indie sleaze

I personaggi più iconici dell’estetica indie sleaze furono, tra i tanti, Sky Ferreira, Sienna Miller, Peaches Geldof, Kate Moss e Alexa Chung, queste ultime rispettivamente fidanzate con Pete Doherty dei Libertines e Alex Turner degli Arctic Monkeys. Nessuno però riassume meglio questa estetica di Mary-Kate Olsen, quando in tempi non sospetti era la paladina di camicie oversized, stivali vintage e collant strappati, e non del minimalismo estremo di The Row.

Alcuni outfit dell’it girl Alexa Chung
Fonte: Pinterest

Impossibile non menzionare anche i ragazzi che incarnavano l’ideale del ragazzo indie, come i sopracitati Alex Turner e Pete Doherty, ma anche Zachary Cole Smith (frontman dei DIIV). Immancabili nei loro outfit trasandati le t-shirt di band, jeans stretti, giacche di pelle e capelli rigorosamente spettinati.

L’indie sleaze tornerà davvero?

Sul piano culturale, è innegabile un certo ritorno al passato: gli scatti con le Polaroid, i vinili, le cuffie con i fili diventate un trend grazie a Bella Hadid, ma è soprattutto la moda che ci lancia dei segnali.

Negli ultimi anni, diversi stilisti hanno riportato sulle passerelle alcuni elementi tipici di questa tendenza, tra cui Gucci con la retro-fashion-nostalgia di Alessandro Michele e Celine nella sua collezione SS23 firmata Hedi Slimane, che ai tempi della direzione artistica di Saint Laurent ha creato abiti che sarebbero perfettamente entrati nel guardaroba di qualsiasi entusiasta dell’indie sleaze (con il budget).

Alcuni look di Gucci, Celine e Versace della collezione SS23
Cosa preoccupa le nuove generazioni?

Una delle preoccupazioni principali sollevate da diversi tiktoker è l’iper sessualizzazione che l’indie sleaze si porta dietro, in cui la figura femminile era spesso oggetto e non soggetto, ai tempi promossa da campagne pubblicitarie come quelle di American Apparel per citarne uno o degli scatti di Terry Richardson.

Tra le altre problematiche, viene sottolineato come l’indie sleaze fosse piuttosto incentrato su uno specifico target di persone, tendenzialmente eurocentrico. Ultimo ma non meno importante, il ritorno dell’era Tumblr preoccupa per la tossicità emotiva che aleggiava sulla piattaforma. Infatti, il mood generale risultava spesso in una certa estetizzazione della tristezza, delle malattie mentali e dei disturbi alimentari.

Insomma, oggi toccherà quindi alla Gen Z, che sta riportando questo stile nelle strade e sui social, riuscire a scindere quello che era lo stile di vita del tempo dalla mera estetica, trasformando la sotto-cultura indie sleaze di Millennials senza cognizione di causa in un semplice trend di moda, grazie alla consapevolezza e della sensibilità su determinate cause sociali di cui si stanno facendo portavoce. Certo, anche un ritorno all’indie rock delle origini non sarebbe male per una nostalgica come me…

a cura di
Chiara Serri

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