Con Sinfonia di un Sogno, l’artista intreccia emozioni personali e temi collettivi, trasformando la musica in uno spazio di riflessione e condivisione.
Dall’importanza di amare senza paura alle battaglie per i diritti delle donne, passando per il ricordo di Giulia Cecchettin e il valore universale dell’empatia, emerge il ritratto di una cantautrice che sceglie la sincerità come cifra espressiva. In questa intervista racconta il suo percorso, il rapporto con il pubblico e i nuovi orizzonti creativi che la attendono.
Presentando “Sinfonia di un Sogno” hai dichiarato che per te è ora di tornare ad amare con verità”. Cosa intendi dire con queste parole?
Amare è a parer mio il verbo più bello della lingua italiana. È ciò che ci tiene vivi. È l’esperienza più bella che la vita possa donare; sia che si tratti di amare noi stessi, sia che si tratti di amare qualcuno, sia che si tratti di amare qualcosa. Amare con verità equivale a non nascondersi. Essere sé stessi senza paura di esprimersi vuol dire amarsi; e in una società estremamente giudicante come la nostra mi rendo conto che può essere difficile.
Nella mia vita mi sono fatta fin troppe pare su questa cosa. Ho dato troppo peso al giudizio degli altri per troppo tempo e ora ho deciso di cambiare totalmente questo aspetto. Fra l’altro, se ami te stesso o te stessa con verità, riesci ad amare anche qualcun altro o qualcos’altro con più verità; riesci a farlo rispettando chi sei. Amare qualcun altro poi può anche fare paura; non sai mai cosa può succedere. Mi è capitato di avere paura di amare qualcuno, ma in questo caso, ho imparato che piuttosto che non esprimere i miei sentimenti per paura del domani, o per rifugiarmi in uno dei tanti rapporti usa e getta di oggi, preferisco vivere con sincerità quello che provo e rischiare.
In due brani del mio album, Follow me e Open My Door, parlo proprio di questo. È una tematica a cui tengo molto, specie in riferimento alla mia generazione
In questo disco le donne e i loro diritti sono fondamentali. Che rapporto hai con la società che, ancora troppo spesso, tende a giudicare la femminilità, a standardizzarla?
La nostra società purtroppo standardizza e giudica molte cose. Riguardo al tema della femminilità, posso dire di essere felice con la mia musica di portarne messaggi di riflessione. Nel 2026 è assurdo che esistano ancora certi stereotipi sulle donne; che in tutto il mondo non ci sia la parità che dovrebbe esserci; che molte donne in molti contesti debbano ancora aver paura ad andare in giro da sole. Credo che ogni donna, ognuna come può, debba continuare a combattere gli stereotipi esistenti; e credo che gli uomini dovrebbero riflettere e cambiare anche loro gli stereotipi maschilisti e macisti con cui spesso e volentieri sono stati cresciuti negli ultimi decenni. Il lavoro credo debba essere fatto da entrambe le parti.
“Giulia di cioccolata” va ancora più in profondità, raccontando la storia di Giulia Cecchettin. Perché hai scelto proprio lei e la sua vicenda per toccare il delicatissimo tema dei femminicidi?
Non è stata una scelta programmata. È stata una scelta mossa dall’anima. Da troppe settimane sentivo le notizie della scomparsa di Giulia al telegiornale. Una delle cose che mi sconvolsero di più è che sia lei che il suo omicida avevano la mia età. Le foto di Giulia mi hanno sempre trasmesso un profondo senso di spontaneità; quell’allegria vera e innocente mi lasciavano e mi lasciano ancora disarmata. Guardando a lungo le sue foto, mi era venuta in mente la parola cioccolata; pensai di inserirla nel titolo, non so perché. Andai a cercare poi il profilo di Giulia Cecchettin su instagram e scoprì che il nome era: “bisc0ttoalcioccolato”. Lessi anche da qualche parte che la cioccolata era la sua passione. Capì allora che quella parola era destinata a far parte del titolo
La tua musica ha una dimensione intima ma anche la capacità di accomunare il sentito di più persone, come se quello che canti sia universale. Credi nell’empatia della musica e nel suo essere un linguaggio comune o è una cosa alla quale non pensi quando scrivi, componi e canti?
Che bella domanda! Allora, senz’altro credo molto nell’empatia della musica e dentro di me sento il bisogno di scrivere e portare messaggi universali; messaggi in cui tutti si riconoscano. Però effettivamente, quando sto scrivendo non penso a questo. Scrivo semplicemente quello che mi muove e poi a volte la tematica guarda caso risulta coinvolgere un po’ tutti. Forse l’esigenza di accomunare il mondo quando scrivo e canto è talmente forte che poi nei miei pezzi viene fuori senza che io la controlli
Com’è un tuo live? Come vivi il palco e il pubblico?
Esibirmi live è per me davvero emozionante. C’è un contatto diretto con il pubblico e la cosa mi fa sentire profondamente viva. Confesso però, che non mi dispiace affatto anche la dimensione che si crea in studio di registrazione; in certi momenti l’ho preferita alla dimensione live perché è come se fossi davanti al pubblico ma senza l’ansia dell’esibizione dal vivo.
Avere il pubblico davanti a te però, essere con i tuoi musicisti sullo stesso palco, condividendo insieme l’emozione e sentir muovere l’anima del pubblico in diretta, ultimamente mi sta piacendo molto. Regala una spontaneità che solo con il live puoi vivere e lì arrivano delle emozioni davvero intense. Mi sento di dire che vivo il live anche come uno stato meditativo. Lascio scorrere tutto quello che mi arriva mentre interpreto, seguendo il flusso emotivo e creativo e rendendo il tutto vero a 360 gradi
Ora che questo disco è di tutti, cosa arriverà dopo? Stai già programmando i prossimi mesi della tua vita artistica?
Sto lavorando per delle date in concerto nelle zone di Milano. Già a luglio probabilmente ci sarà un’esibizione. Sto scrivendo anche dei nuovi pezzi e un nuovo singolo potrebbe già bollire in pentola insieme ad un futuro album. In questi nuovi pezzi voglio esplorare il mio lato più indie, più pop e più funk, senza però perdere il tocco delle mie origini jazzistiche.
a cura di
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