Nel percorso di un artista esiste sempre un momento in cui smette di cercare risposte e inizia semplicemente a vivere le domande. “Illogica”, il nuovo singolo de La via di mezzo insieme a Federico Cacciatori, sembra nascere proprio da questa consapevolezza: non tutto ha bisogno di essere spiegato, alcune emozioni esistono per essere attraversate.

Il brano rappresenta una svolta interessante rispetto alle uscite precedenti. L’introspezione lascia spazio all’istinto e il sound si veste di chitarre più decise, ritmiche serrate e un’attitudine pop punk che restituisce freschezza all’intero progetto. C’è un’energia diversa, quasi liberatoria, che accompagna l’ascolto dall’inizio alla fine e rende “Illogica” uno di quei pezzi capaci di trasmettere movimento ancora prima del ritornello.
Non è una canzone che punta sulla complessità del testo o sulla ricerca di immagini elaborate. La sua forza sta nell’immediatezza, nella capacità di raccontare quel disordine emotivo che tutti, prima o poi, sperimentiamo. È una fotografia scattata mentre tutto accade, senza filtri e senza il desiderio di mettere in ordine ciò che, forse, ordine non avrà mai.
Anche la produzione di Federico Cacciatori segue questa filosofia. Gli arrangiamenti evitano ogni eccesso, lasciando respirare gli strumenti e valorizzando una dimensione sonora più autentica e materica. Le chitarre dialogano con una sezione ritmica incisiva, mentre la voce rimane sempre al centro, sostenuta da un equilibrio che richiama la spontaneità delle migliori produzioni pop rock.
“Illogica” è anche il brano che dimostra come La via di mezzo stia costruendo il proprio primo album senza rinchiudersi in un’unica cifra stilistica. Se ogni singolo è un frammento di diario, questo è quello scritto di getto, con la calligrafia disordinata di chi ride di sé stesso e smette, almeno per tre minuti, di cercare un significato in ogni cosa.
Ed è forse proprio qui che il singolo trova la sua identità più forte: nel ricordarci che anche la leggerezza può lasciare il segno, soprattutto quando nasce da un’esigenza sincera e viene accompagnata da un sound che, rispetto al passato, sceglie di alzare il volume senza perdere autenticità.
a cura di
Cristina Cerioni

