“Ora Nona”: il viaggio musicale di Jungle Julia tra spiritualità, curiosità e introspezione

Il terzo episodio discografico della cantautrice toscana disponibile dal 26 giugno per Islands Records / Universal Music Italia

Jungle Julia, all’anagrafe Giulia Covitto, dopo aver concluso le registrazioni delle sue prime sei canzoni si è resa conto che tra loro fossero legate, comunicanti, di qui l’idea di pubblicarle in combo. Così a dicembre 2025 escono “Carne” e “Demonio” inserite in “Vespro“, a marzo “Al buio” e “Il sonno” inserite in “Lode” e dal 26 giugno è disponibile “Ora Nona” con “Todo Modo” e “Le formiche“.

Julia si avvicina alla musica suonando in chiesa, trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra la campagna maremmana e la comunità del Cammino Neocatecumenale: esperienza che alimenta il suo rapporto con la parola, la spiritualità e l’introspezione. Si trasferisce a Roma, e dopo aver vinto il bando di Officine Pasolini, si forma con artisti del calibro di Tosca, Giovanni Truppi, Piero Fabrizi e Pietro Cantarelli. Partecipa al Reset Festival, scrive un brano con Cristina Donà e vince il premio come Migliore Performance al Premio Bianca D’Aponte.

Nel 2024 approda alle selezioni di XFactor, Julia non riesce ad entrare all’interno del programma ma viene scoperta da Marco Sorrentino, il suo manager.

Il suo vissuto, le sue influenze musicali da PJ Harvey agli Idles, dai Radiohead a Alabama Shakes, confluiscono naturalmente nella sua musica viscerale dal linguaggio ruvido e intimo al tempo stesso, segno della sua ferma volontà di tenersi lontana da tutto ciò che è mercificazione della musica. L’abbiamo incontrata in occasione dell’uscita di “Ora Nona” per conoscerla più da vicino, ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Julia, benvenuta su The Soundcheck. Cosa rappresenta la musica per te?

Banalmente è il mio modo di comunicare, cioè non ne ho sviluppato altri come lo sport, ma in particolare uso la musica per comunicare e fare una sorta di riassunto di quello che vivo.

In sostanza, cerco di stare lontano da tutto quello che riguarda la mercificazione della musica, è pur sempre un mezzo di comunicazione come la filosofia, certamente non siamo medici però allo stesso tempo possiamo fare in qualche modo del bene attraverso le nostre canzoni.

Perchè hai scelto di pubblicare canzoni in combo prima dell’uscita dell’album?

Ho deciso di dividere queste canzoni in delle combo perché quando ho finito di registrare i brani mi sono resa conto che i brani parlavano tra di loro e affrontavano gli stessi temi, a volte in maniera più generale e a volte più individuale.

Nella prima combo abbiamo “Carne” e “Demonio” che parlano di abbandono, nella seconda con “Al buio” e “Il sonno” si parla di sogno e risveglio, ora in “Todo Modo” e “Le formiche”, parlo del viaggio da due prospettive totalmente diverse: il primo è un viaggio personale, la necessità di cercare cosa sono anche al di fuori del mio spazio personale.
“Le formiche” è un viaggio proprio pazzo, mi sono chiesta, dalle origini della storia ad oggi, cosa ci unisce come esseri umani: sono impazzita ovviamente (sorride).

Perchè hai scelto di dargli i nomi delle preghiere dei diversi momenti della giornata?

Ho deciso di unirle alle preghiere che si fanno in quei precisi momenti della giornata perché ho iniziato a suonare in chiesa e quindi questi momenti, queste liturgie, questa scansione del tempo l’ho vissuta in prima persona. Queste scansioni non parlano di fede in sè, piuttosto di trasformazione, avevo bisogno di individuare in che momento della giornata ci trovassimo e per farlo ho utilizzato i momenti liturgici.

Foto di Pippo Moscati
In “Ora nona” dici che è il momento di farsi le domande, ma secondo te è più importante farsi delle domande e trovare le risposte o va bene anche solo farsi le domande, quindi essere curiosi, non accontentarsi di quello che ci propongono?

Per me la chiave è la curiosità, la curiosità tiene vive le persone, la curiosità è cercare, è bello cercare. Secondo me poi le risposte cambiano nel tempo non credo che tra 10 anni o 10 anni fa avevo le stesse risposte che ho ora ma è anche il bello di sentirsi vivi, credo.

In “Todo modo” in particolare mi ha colpito ‘per sentirci chiaramente noi, noi che non troviamo pace’. Cosa serve per sentirsi chiaramente noi stessi e tu invece come trovi la tua pace?

Bella domanda, perché ancora non l’ho trovata però diciamo che la cerco e la esercito perché penso che sia una questione di esercizio, tutti i giorni da quando mi sveglio a quando vado a letto, sia nel bene che nel male.

Quando ho scritto questa canzone era un momento molto particolare, era il 2023 i bombardamenti cominciavano a farsi più forti e iniziava la deriva mondiale in cui siamo ancora oggi. E io ho avvertito questa necessità: non mi bastava più essere un singolo individuo che cerca la propria espressione, la propria felicità.

Mi sentivo collegata a tutto quello che succedeva intorno a me e questa cosa oggi è ancora più amplificata perché siamo online tutto il giorno e sappiamo H24 quello che succede dall’altra parte del mondo.

Per sentirci chiaramente noi perché siamo nel mondo con altri, respiriamo tutti la stessa aria, calpestiamo più o meno tutti la stessa terra, altri prima di noi e arriveranno altri dopo di noi. Chi sono se non le influenze che vivo tutti i giorni oltre me, oltre quello che c’è dentro la pelle, le persone con cui discuto, con cui prendo il caffè.

Ascolta Jungle Julia su Spotify
C’è una canzone che ti trasmette pace o comunque spiritualità e ti fa stare bene?

In questi giorni ascolto tantissimo “Camera a sud” di Vinicio Capossela, ultimamente sto spaziando tantissimo, mi piace molto anche Devendra Banhart, non so dirti una canzone specifica perché ascolto molto per album.

In “Le formiche” ti chiedi cosa ci unisce e cosa ci appartiene. Io ti chiedo a mia volta cosa ci appartiene davvero secondo te e cosa unisce la l’umanità, può essere anche la musica?

La musica in un certo senso è una forma di collante tra gli esseri umani. Se pensiamo anche solo alla tradizione dei popoli, mio padre è originario della provincia di Napoli, lì la musica ha comunicato e comunica quello che vive un popolo precisamente in quel momento.

In “Le formiche” mi chiedo cosa ci fa dipendere? Ne “L’Emilio” di Rousseau lui dice che è la debolezza che ci rende uomini socievoli quindi quello che ci induce all’umanità sono le miserie comuni. Un giudizio quasi negativo, un concetto forte, cioè dice che praticamente ogni legame d’affezione si crea da un bisogno, un’insufficienza personale.

La mia domanda nasce dalla riflessione circa l’essere uniti dal pianeta in cui viviamo, dall’aria, dal bisogno di comunicare, però allo stesso tempo siamo anche dipesi. Perché abbiamo creato le società, di cosa avevamo bisogno? Se non avessimo avuto alcun bisogno degli altri non avremmo mai pensato di unirci. La mia vuole essere una nota critica, una domanda un po’ puntigliosa.

”Ora Nona” cover
I primi tre capitoli della tua musica sono accomunati anche da un interessante progetto visivo curato da Pippo Moscati, come è nata questa collaborazione e come ti sei trovata con lui?

Benissimo, perché Pippo è una persona incredibile anche a livello di visione, cioè analizza il soggetto che inserisce all’interno delle foto realizzando dei quadri veri e propri. Ci siamo conosciuti durante uno shooting e da lì siamo rimasti in contatto e mi ha aiutato a sviluppare la mia visione. Gli ho raccontato questa idea dei momenti della giornata. delle preghiere e da lì abbiamo iniziato a cercare delle chiese che ci comunicavano quello che raccontavo nelle canzoni, scegliendo poi quelle giuste, fotografandole all’orario giusto: è stato un bel viaggio.

Foto di Pippo Moscati
Cosa è veramente sacro per te?

È sacro portare rispetto, è fondamentale cercare di arrivare a fine giornata avendo fatto un pochino più di bene che di male, anche nel comunicare con le persone.

Hai promosso un po’ i primi capitoli di questo tuo viaggio, ci sono in programma altre date in estate?

In estate non ho un calendario fisso, capiterà di suonare in giro. Sicuramente suonerò molto quando uscirà l’EP e le prossime canzoni, quindi da settembre.

Cosa vuoi dire alle persone che ascolteranno le tue canzoni?

Viaggiare, viaggiare, viaggiare, stare in cammino, muoversi ed essere curiosi, se no fai come dice Dalla, i viaggi programmati. Tra una settimana andrò in Marocco per un festival di musica araba, non vedo l’ora, della line non conosco neanche un artista ma credo che va benissimo così.

a cura di
Mariangela Cuscito

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