Oscar Wilde: l’amore tormentato con Alfred Douglas

Oscar Wilde: l’amore tormentato con Alfred Douglas
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Oscar Wilde, autore del manifesto dell’estetismo Il ritratto di Dorian Gray, genio assoluto e poeta apprezzato sia vita che dopo la sua morte, venne arrestato il 5 aprile 1895 per oltraggio alla decenza.

L’età vittoriana e le leggi sociali

L’età vittoriana (1837-1901) è per la storia della Gran Bretagna, un momento di progresso scientifico e tecnico che conduce la nazione alla Seconda Rivoluzione Industriale.
Il paese, fra i più progrediti al mondo dal punto di vista economico e scientifico, era però governato da leggi sociali e di costume particolarmente ferree.
La società era infatti caratterizzata da un forte moralismo ed ognuno ricopriva il suo ruolo. Gli uomini avevano il compito di lavorare duramente per la famiglia per rendere rispettabile il proprio nome all’interno della società.
Le donne, invece, erano gli angeli del focolare domestico e si occupavano della casa e dei figli.

La sessualità veniva repressa, questo portò alla denuncia e allo scandalo per il nudo artistico e a bandire tutti i termini del lessico comune legati a questo ambito. Chi non rispettava le ferree regole sociali era emarginato.
Spesso le donne senza figli e marito, venivano denigrate ed indicate col nome di fallen woman, letteralmente “donne cadute”.

Il rivoluzionario Wilde

Wilde fu uno scrittore anticonformista e si schierò contro la contrita morale vittoriana e puritana del suo tempo.
Lo fece con un romanzo che divenne vero e proprio manifesto dell’estetismo inglese, la cui influenza arrivò in ogni parte d’Europa: Il ritratto di Dorian Gray.
L’autore irlandese, voleva criticare la morale del tempo, da cui scaturisce la concezione vittoriana dell’arte come strumento didattico, da lui ripudiata.

L’opera fu identificata come un pericolo per i giovani lettori, poiché Oscar Wilde vedeva possibile una vita priva del moralismo e delle etichette, che troppo a lungo avevano tenuto a freno la sessualità e l’immaginazione del popolo inglese. Eppure il suo essere rivoluzionario, gli si ritorse contro, in una società che non era realmente pronta ad accogliere il suo genio.

“Un assai lungo momento è il soffrire”: Wilde condannato per aver amato un uomo

In sostanza ciò che avvenne vide protagonisti, Oscar Wilde e Alfred Douglas, il suo amante, alle cui spalle agì il padre di Alfred, il Marchese di Queensberry. Un nobiluomo con una mentalità ottusa, che per difendere il buon nome della sua famiglia decise di denunciare Wilde. Lo farà nel modo peggiore: l’autore riceverà un biglietto dal parte del marchese contenente gravi offese, tra cui quella di sodomia.

“For Oscar Wilde posing Somdomite”

Marchese di Queensberry
Oscar Wilde e Alfred

Ovvero «Per Oscar Wilde, che si atteggia a Somdomita».

L’omosessualità era all’epoca un grave reato, l’esito del processo fu a sfavore di Wilde, nonostante fosse stato lui stesso a sporgere denuncia nei confronti del marchese, che assunse i migliori avvocati, ma soprattutto aveva l’opinione pubblica a favore. Esporsi e schierarsi dalla parte di un omosessuale, non era una cosa vista di buon occhio dalla società dell’epoca.
Sappiamo che molti degli amanti dello scrittore decisero di testimoniare contro di lui in tribunale, ripagati dal padre di Alfred in denaro.

Il De Profundis: nelle profondità dell’animo di Oscar Wilde

Oscar Wilde è condannato a ben due anni di prigionia, il massimo consentito. Al Reading Goal vive in condizioni tremende, all’inizio non ha neppure un materasso sui cui giacere, il poeta soffre molto, abituato agli agi di una vita dedita al piacere.
Nell’opera si evince immediatamente la metodologia d’indagine che Wilde adotta: egli guarda nel suo animo, ma allo stesso tempo è come se vedesse sé stesso dall’esterno, un po’ come quando ci si guarda allo specchio, donando al lettore una prospettiva differente ed interessante sul suo modo di vedere il mondo.

La riflessione e l’autoanalisi sono fondamentali per il poeta, che si rifiuta di fare ciò che altri gli hanno consigliato, ovvero “dimenticare sé stesso e ciò che è”. Al contrario, egli vuol essere presente a sé stesso e poter trarre da un’esperienza negativa, qualcosa di positivo:

“Vivevo, un tempo, esclusivamente per il piacere. Allontanavo da me i patimenti e il dolore in ogni loro aspetto; li odiavo; avevo risoluto d’ignorarli sino a quando mi fosse stato possibile vale a dire di considerarli come delle forme d’imperfezione. Sofferenza e dolore non sarebbero entrati nell’orbita della mia vita.
Non avevano nemmeno un posto nella mia filosofia.”

De Profundis – Oscar Wilde

Il poeta è ben consapevole che la società del suo tempo, non avrà alcuna pietà di lui nel momento in cui tenterà di riprendere il suo posto, quello che ha lasciato quando è stato condannato alla reclusione.
Nel momento in cui la società dovrebbe occuparsi di lui, lo abbandona al suo destino, evitandolo come si schiva un creditore, lasciandolo ai margini.

Non per questo decide di arrendersi ed il suo atteggiamento non lascia trasparire mai disfattismo e disillusione, se non si parla di Alfred, nei confronti del quale all’inizio sembra nutrire poche speranze.

La disillusione: un amore a senso unico

“A te sono toccati in sorte libertà, piaceri, divertimenti, una vita di agi; e tu non ne sei degno. A me è toccato un destino di pubblica infamia, una lunga prigionia, e infelicità, rovina, disonore; e di questo, nemmeno io sono degno.”

De Profundis – Oscar Wilde

Il poeta esprime con rabbia ciò che prova nei confronti dell’uomo che ha tanto amato, ma che è rimasto indifferente al destino crudele che lo ha portato a trascorrere due anni in una fredda prigione.
Wilde parla in maniera chiara confrontando sé stesso col suo amante, che non può competere in immaginazione e altezza di sentimenti, scacciando dalla sua mente l’idea di una riappacificazione futura.

Eppure il poeta conosce la verità dentro il suo animo. Ama profondamente Alfred ed ogni parola che lo riguarda, all’interno del De profundis, lo lascia trasparire con chiarezza.
Wilde è un profondo conoscitore del suo tempo e della realtà che lo circonda, anche se lascia soltanto qua e là trasparire una critica alla società vittoriana. Si rende conto che non è stato Alfred a condannarlo, ma le antiquate leggi della Gran Bretagna e la mentalità bigotta della classe dirigente del paese.

Uscita di prigione e fuga amorosa

La loro storia d’amore continuò per vario tempo, quasi fino alla morte del poeta. I due si rividero nel 1897, anno in cui Wilde uscì dal carcere, e vissero mesi spensierati fra Napoli e Capri, perfetto paradiso degli amanti, dove vennero ospitati da Axel Munthe, che possedeva una villa fra le più belle dell’isola.

Oscar Wilde e Alfred a Capri

Oscar Wilde è riuscito nel suo intento, non ha lasciato che la rabbia ed il dolore lo divorassero, serbando nel suo cuore lo spazio per “l’amore immortale ed eterno”, come lui stesso lo definisce, per il suo amato.

Queste sono le parole che concludono la lunga lettera:

(…) la speranza, o meglio la certezza, di rivederti ancora in qualche mondo è lo scopo e l’incoraggiamento della mia vita presente, ah! devo continuare a vivere in questo mondo proprio per questo.

Un amore che è speranza, non può che essere un amore autentico.

Il tuo amore ha grandi ali ed è forte, il tuo amore arriva a me attraverso le sbarre della prigione e mi conforta, l’amore è la luce che illumina le mie ore. Coloro che non sanno cos’è l’amore, so che scriveranno, se il destino ci sarà avverso, che io ho avuto una cattiva influenza su di te. Se sarà così, tu dovrai scrivere a tua volta che si tratta di una falsità. Il nostro amore è stato sempre bello e nobile, se sono stato la vittima di una terribile tragedia, è perché la natura di questo amore non è stata compresa.

Un amore incompreso è quello del poeta, che non può battersi per i propri diritti, senza essere condannato per aver amato qualcuno del suo stesso sesso.
Dovranno passare ancora molti anni, perché questo non sia più un reato punibile. Una cosa è certa: il caso di Oscar Wilde aprì numerose polemiche, con una risonanza mondiale che senz’altro acuì il dibattito sul tema dell’omosessualità come reato.

a cura di
Letizia De Mase

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