“Un solo canto”, Chiara Patronella racconta il suo video

“Un solo canto”, Chiara Patronella racconta il suo video
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“Un solo canto” è il titolo del nuovo video della cantautrice Chiara Patronella, qui in stretto connubio con Silvia Girotto. “Poligoni irregolari” è l’ultimo album dell’artista, alla quale abbiamo rivolto qualche domanda.

La cantautrice Chiara Patronella ha distribuito il suo ultimo album, “Poligoni Irregolari”, nell’ottobre del 2021. Il disco, vitale e profondo, è seguito dal singolo “Un solo canto” con il suo rispettivo video. Il brano in collaborazione con Silvia Girotto racconta del sentimento più intimo degli esseri umani: l’amore. Un’ emozione talvolta malinconica altre gioiosa ma che non necessita sempre di essere definita.

Chiara, attraverso la sua musica, affronta tematiche sociali importanti come la guerra o le migrazioni. Per “Un solo canto” ha voluto concertarsi su quel sentimento puro che ci fa sentire davvero vivi e mandare, forse, un reale messaggio di alleanza.

“Un solo canto”, grazie anche alla semplicità e alla nitidezza del video, può diventare un vero e proprio incoraggiamento ad unirsi in un affetto comune, soprattutto durante questi tempi tragici. Per la redazione di The Soundcheck ha rilasciato un’intervista per raccontare un po’ di sè.

Hai una carriera che conta già su due album e in parallelo anche un’attività come educatrice sociale. Quanto è difficile portare avanti le due attività insieme?

Penso che le due cose siano estremamente collegate e in relazione tra loro. Nel lavoro che svolgo nel sociale (e anche in quello a scuola, sia come insegnante che come formatrice e musicoterapeuta) porto inevitabilmente la musica, e nella mia musica porto inevitabilmente le storie che quotidianamente ascolto e che, per forza di cose, mi attraversano.

“Un solo canto” è il tuo nuovo e molto intenso video. Ci racconti qualcosa del clip?

Il video è un racconto sincero dell’amore e della cura tra due persone, un bene senza necessità di didascalie e definizioni; viviamo in un’epoca devastata dai conflitti, penso che l’amore possa assolutamente essere una gran bella risposta. 

Come ti sei trovata a duettare con Silvia Girotto?

Con Silvia ci vogliamo molto bene, per cui collaborare a questo progetto è stato bello davvero.

“Poligoni Irregolari”, il tuo ultimo album, sembra avere ancora qualche sorpresa da riservare. Pensi di estrarre altri singoli dal disco?

Penso di sì, mi piacerebbe dedicare attenzione a “Fossili”, forse il brano a cui sono più legata emotivamente, sia per il testo, sia per le voci dei bambini che lo accompagnano. Anche “Usca lu fueco” è un brano a cui tengo molto: ce ne sono due versioni, ovvero quella presente nel mio disco (suonata da due musicisti iracheni) ed un’altra, quella presente nel disco in uscita dell’ensemble Mshakht, prodotto da Walking Arts e registrato in Kurdistan lo scorso giugno. È un brano che parla di libertà, e sentirlo cantare da un coro in più lingue è stata un’emozione indescrivibile.

Come tu stessa racconti, nelle tue canzoni spesso parli di tematiche scomode. Purtroppo la realtà sembra volerti sempre offrire nuovi temi su cui scrivere. Qual è il tema di oggi che ti colpisce di più e di cui vorresti o avresti l’urgenza di trattare?

Vorrei parlare di tante cose e, nel mio piccolo, ci provo. Vorrei poter dare più attenzione alle cose che sembrano invisibili, ma che se ne avessero l’opportunità griderebbero con tutta la voce che hanno. Ci sono atrocità che attraversano una quantità di posti del mondo che nemmeno immaginiamo, anche in posti lontani dall’attenzione mediatica. Forse il nostro dovere è parlarne, anche se spesso è davvero complesso non cadere nella retorica.

Che programmi hai per il prossimo futuro della tua carriera musicale?

Nuove collaborazioni, nuovi viaggi in Iraq e nuovi brani in uscita: il nuovo singolo di un altro progetto di cui faccio parte, “Almakàntica”, sta per vedere la luce, così come il disco di Mshakht di cui parlavo prima. Poi spero di suonare, suonare, suonare e suonare il più possibile.

a cura di
Noemi Didonna

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