Vetro: il thriller psicologico che segna l’esordio di Domenico Croce

Vetro: il thriller psicologico che segna l’esordio di Domenico Croce
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Dallo scorso 7 aprile è nelle sale italiane Vetro, opera prima di Domenico Croce, presentato in anteprima all’ultima edizione del Bari International Film Festival. Carolina Sala interpreta una giovane ragazza hikikomori alle prese con un inquietante mistero

La tematica degli hikikomori osservata attraverso la lente del thriller
Vetro” (Fonte: The Wom)

Per il suo esordio sul grande schermo Domenico Croce sceglie di immergersi in un thriller psicologico dalla messa in scena claustrofobica e dai risvolti narrativi inquietanti. Attraverso la lente del genere, inoltre, Vetro porta in superficie una tematica importante, ma quasi sconosciuta nella nostra società, gli hikikomori.

Diffusa soprattutto in Giappone, quella degli hikikomori è una pratica di autoreclusione. I giovani affetti da questa problematica, infatti, decidono di alienarsi dalla società, vivendo reclusi all’interno delle sole mura di casa, o di una singola stanza. Nessun legame sociale e nessun contatto col mondo reale.

È proprio questo disturbo che affligge la protagonista di Vetro, interpretata dalla talentuosissima Carolina Sala. La giovane ragazza, di cui non conosciamo il nome, vive rinchiusa nella sua stanza, tappezzata di foto e disegni, dalla quale non esce da un tempo indefinito. Gli unici contatti che ha col mondo sono il suo cane Hiro e il padre, che però non varca mai la soglia della camera.

Seguendo il consiglio del padre, la ragazza decide di aprire un account su un social network al fine di condividere il proprio talento di disegnatrice. Mediante questa piattaforma conosce un ragazzo (Marouane Zotti) col quale instaura un rapporto di amicizia e fiducia, cominciando piano piano ad aprirsi.

La routine che scandisce la sua esistenza si interrompe quando, nel palazzo di fronte, vede un uomo (Tommaso Ragno) comportarsi in modo sospetto. Osservando costantemente dalla finestra, Lei conduce una vera e propria indagine, cercando di comprendere cosa stia davvero succedendo nel palazzo di fronte, fino a scoprire una verità sconcertante e dolorosa.

Tra sofferenza e disagio: il mondo in una stanza

La vita, per chi sceglie di restare rinchiuso in casa, è un’esperienza difficile e complessa. Rilegati in uno spazio ristretto, senza contatti col mondo esterno. Vetro vuole porre l’attenzione proprio sulla solitudine, la sofferenza e il disagio che prova la protagonista, confinata all’interno del suo piccolo universo, la stanza, per paura di affrontare ciò che vi è all’esterno.

Lei, però, all’interno di quella camera riesce a trovare la sua quotidianità. Un’esistenza scandita dalle canzoni che ascolta costantemente con i suoi auricolari, dai libri che le consentono di viaggiare e di scoprire il mondo, o ancora dai suoi disegni, che la aiutano a tirare fuori ciò che ha dentro, ciò che abita il suo animo irrequieto e la sua mente tormentata.

Lo sguardo di Domenico Croce e l’ottima prova di Carolina Sala

Domenico Croce, premiato lo scorso anno col David di Donatello per il miglior cortometraggio (Anne), riesce perfettamente a tratteggiare il profilo della sua protagonista, assiduamente alle prese con una condizione di isolamento difficile da affrontare, ma anche da spiegare a chi non è in grado di comprenderne le motivazioni.

Croce analizza questo fenomeno sociale attraverso gli occhi di Lei, senza giudicare, ma con il solo e sincero obiettivo di metterne in mostra le dinamiche, gettando luce su un fenomeno non troppo discusso in Italia.

Carolina Sala, dal canto suo, è bravissima a reggere il peso dell’intera pellicola sulle sue spalle, risultando credibile e magnetica in ogni inquadratura. L’attrice, già ammirata nelle fiction Rai Pezzi Unici e La guerra è finita e nella serie tv targata Netflix Fedeltà, è stata infatti premiata all’ultima edizione del Bif&st proprio “per la capacità sorprendente di tenere da sola la scena con intensità e freschezza, rivelando il segnale incoraggiante di un futuro promettente”.

Carolina Sala (Fonte: Vision Distribution)

L’attrice veneta dà vita a un’interpretazione convincente, brillante e intensa. Dona al proprio personaggio fascino e mistero, ingenuità e sofferenza, regalando così una performance ricca di bellissime sfumature. Con un’ottima presenza scenica, riesce egregiamente a calarsi nei panni di una ragazza alle prese con i propri traumi e con i fantasmi del passato. Un’esistenza condotta sul filo del rasoio, sempre in bilico tra la volontà di nascondersi e l’esigenza di voler apparire.

Un grande aiuto è arrivato dal cinema e dallo studio dei precedenti cinematografici. […] Anche la musica che ascolta continuamente la protagonista è stato un importante filo conduttore. Questa componente musicale è un qualcosa che mi permetteva di entrare in contatto con quel piccolo ecosistema che era la stanza.”

Carolina Sala (estratto dell’intervista di Coming Soon)

Ottime anche le prove di Marouane Zotti e Tommaso Ragno, che interpretano con ambiguità e mistero due personaggi alquanto intriganti, ma che, a differenza della protagonista, risentono di una conclusione narrativa non eccellente.

La svolta thriller

Il film, prodotto da Fidelio e Vision Distribution, getta quindi luce su una tematica importante come quella della reclusione volontaria. Un fenomeno sociale osservato attraverso la lente del thriller psicologico. Soluzione affascinante e coraggiosa, che attribuisce alla pellicola quel quid in più necessario per incollare lo spettatore alla poltrona, incuriosendolo e tenendolo sulle spine fino alla fine.

La seconda parte dell’opera prima di Domenico Croce, perciò, si condisce di tensione, dinamicità e colpi di scena. Nonostante le ottime intenzioni e alcune soluzioni registiche interessanti e sperimentali, c’è da dire però che proprio l’ultima parte della pellicola risulta la più confusa, complice una scrittura forse fin troppo frettolosa e pasticciata che lascia un po’ l’amaro in bocca.

Alcuni colpi di scena appaiono piuttosto scontati, mentre altri non sono stati gestiti con l’adeguata incisività e brillantezza. Certe rivelazioni vengono abbozzate frettolosamente, mentre altre non permettono di comprendere al meglio le svolte narrative e le motivazioni dei protagonisti. Insomma, un’ultima parte che compromette l’efficacia della pellicola e che, purtroppo, ne ridimensiona il risultato.

Nonostante ciò, ci troviamo comunque davanti a un’ottima opera prima. Un lavoro strutturato con intelligenza e attenzione. Un’opera capace di sapersi ispirare ai grandi classici del genere, a partire da La finestra sul cortile del maestro Alfred Hitchcock, senza però disdegnare la ricerca di una propria originalità, dal punto di vista tecnico, fotografico e registico.

“In Vetro c’è un’impostazione di base molto classica che si ispira a Hitchcock, che ha fatto da maestro in questo, soprattutto per il linguaggio di genere. […]

Poi c’è il mio mondo, quello di cui sono appassionato, che continuo a studiare e che mi arricchisce ogni volta, ovvero la New Hollywood”.

Domenico Croce (estratto dell’intervista di Moviestruckers)
Ve lo consigliamo?

Quello di Domenico Croce è senza ombra di dubbio un buonissimo esordio alla regia. Fresco, giovane e frizzante, Croce dimostra di possedere una visione cinematografica intrigante e ipnotica, rispettosa dei classici a cui si ispira, ma bramosa di sperimentare e di distinguersi.

Vetro, perciò, nonostante una scrittura non particolarmente brillante nel finale, resta una pellicola coraggiosa e affascinante, sicuramente meritevole di una visione.

a cura di
Alessandro Michelozzi

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