House of Gucci: una recensione tra moda e cinema

House of Gucci: una recensione tra moda e cinema
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Questa recensione di House of Gucci è molto particolare. Per un film che parla di una famosissima casa di moda e del brutale omicidio del suo presidente, noi di The Soundcheck abbiamo voluto realizzare un articolo a quattro mani.

Infatti questo articolo sarà suddiviso in due parti. La parte di cinema verrà scritta da me, Angelica Donini e la parte di moda scritta dalla mia brillante collega, Sara Sattin, che si occupa della sezione moda del giornale.

Speriamo, quindi, che questa unione possa piacervi.

Quello da sapere sul film

House of Gucci è il nuovo film del regista Ridley Scott, uscito nelle sale italiane il 16 Dicembre. Il film è ispirato a fatti realmente accaduti, l’omicidio di Maurizio Gucci, presidente della omonima casa di moda, organizzato da Patrizia Reggiani, sua moglie, nel 1995.

House of Gucci vede il coinvolgimento di un cast stellare: Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino, Jared Leto e Jeremy Irons. Attori talentuosi che in questo film dimostrano la loro bravura, tranne uno che ha una performance davvero vergognosa.

Adam Driver
Distrutto dalla critica

Questa pellicola è stata stroncata da molti critici, ritenuta come una delle pellicole meno riuscite del famoso regista. Soprattutto chi ha visto la versione originale ha detto che la recitazione degli attori è stereotipata e gli attori scimmiottano l’accento italiano, rendendo così il film molto grottesco.

Io sono partita abbastanza scettica alla visione del film, influenzata dai commenti che avevo letto in rete. Dopo aver visto il film posso dirvi cosa ne penso.

Vorrei fare una premessa, ho visto questo film doppiato in italiano. Molte delle critiche mosse a questo film riguardano la versione originale. Vedendolo in italiano non ho avuto queste sensazioni.

House of Gucci non è così malvagio.

Il film non mi è dispiaciuto. É un opera piena di difetti, decisamente troppo, troppo, lunga! Con numerose problematiche nel racconto degli avvenimenti reali. Un film che definirei troppo “americano” nel approcciarsi ad una storia italiana, ma non lo boccerei in pieno.

La critica ha distrutto questo film, e per certi versi sono d’accordo con molte delle opinioni espresse, ma ritengo questa pellicola semplicemente un film mediocre. Piacevole e dimenticabile.

Questa non è la migliore delle pellicole di Scott, ma neanche una delle peggiori, che a mio avviso rimane Prometheus.

House of Gucci un film con tanti difetti ma non da bocciare completamente

Il film di Ridley Scott ci narra dell’impero di moda dei Gucci e della famiglia, dei suoi personaggi strambi, di Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani (interpretati da Adam Driver e Lady Gaga) e del loro contorto rapporto.

Non mi voglio soffermare sulla trama, le vicende realmente accadute e la storia del brand verranno spiegate ampiamente da Sara nella sua parte.

House of Gucci oscilla tra eccessi grotteschi e momenti morti.

Come abbiamo detto in precedenza questo è un film decisamente troppo lungo. Ci sono delle scene che non solo allungano il brodo ma ai fini dell’intreccio non servono a nulla!

Sicuramente non annoia, è interessante seguire le vicende dei personaggi, però avrei preferito fosse più breve.

A livello di regia Scott si dimostra come sempre un autore che sa il fatto suo, le scene sono chiare e i movimenti di macchina semplici.

Anche a livello di sceneggiatura è un film con diversi difetti, la storia si sofferma su dettagli che ho trovato inutili, senza spiegarne altri che invece avrebbero caratterizzato di più i personaggi. Soprattutto riguardo Patrizia Reggiani, che dalla seconda metà in poi inspiegabilmente sparisce e diventa quasi un personaggio secondario.

Lady Gaga
Le performance degli attori

Sono rimasta molto colpita dalla recitazione di Lady Gaga e di Adam Driver, entrambi li ho trovati ben immedesimati nei loro ruoli e con una buona alchimia. L’unico problema che ho avuto, con il personaggio di Driver, è che ad un certo punto ha un cambiamento radicale e noi come spettatori non ne capiamo il motivo. 

Il momento prima sembra estremamente innamorato del personaggio di Lady Gaga, quello dopo non riesce neanche a sopportare la sua vicinanza. Un passaggio troppo repentino e spiegato male. Ma questo non è colpa della recitazione bensì della sceneggiatura.

Anche gli altri attori sono stati davvero molto bravi, come Jeremy Irons nei panni di Rodolfo Gucci e Al Pacino in quelli di Aldo Gucci.

L’unica performance che non mi è piaciuta per nulla, che ho trovato eccessiva e veramente grottesca è quella di Jared Leto (che interpreta Paolo Gucci). Leto qui è una banale macchietta, a tratti ridicolo, ogni volta che entrava in scena non vedevo l’ora che se ne andasse. Insopportabile.

Fonte: reggie_screening
É un film trash?

Io non riesco a bocciare completamente questo film, lo ritengo un film sufficiente, con molte criticità ma non orrendo. Bisogna dire, anche, che il doppiaggio italiano salva il salvabile e lo rende più godibile.

Io non sapevo nulla della storia dei Gucci o dell’omicidio ed è stato interessante scoprirne di più.

Capisco però perché la critica lo abbia distrutto. I difetti sono innegabili, ma non lo rendono un film trash! Ormai per ogni film che non piace si tende ad usare e abusare del termine trash, la pellicola di Scott decisamente non rientra tra questi.

Non è un film perfetto, ha un cast stellare forse poco sfruttato, comunque mi ha intrattenuto. Non è il film dell’anno e forse neanche del mese, ma neanche il peggiore.

Parte di Moda
Il film parla di Gucci…

…e di Gucci parleremo.

Il film vuole essere un racconto sulla vicenda Gucci, in particolare sulla storia di Patrizia Reggiani. Le vicende che si susseguirono nel corso del tempo sono impeccabili, la storia come è conosciuta è corretta con qualche dialogo e scena probabilmente aggiunte, ma essenziali per la spiegazione della vicenda. Anche la somiglianza rispetto alla realtà dei due attori principali, Lady Gaga e Adam Driver, lo è. D’altronde, è stato subito reso noto che avrebbero addirittura usato somiglianze fisiche.

Nel corso della proiezione vengono sottolineate ripetutamente le origini della famiglia così come alcune frasi originali che vennero effettivamente pronunciate come: “La qualità è ricordata molto dopo che il prezzo è dimenticato” detta da Aldo Gucci. Però, la ripetizione continua dell’italianità del marchio di moda e della famiglia Gucci di conseguenza, a nostro parere è un tipico stereotipo che il resto del mondo ha sugli italiani.

Il continuo richiamo alla famiglia, anche da parte di Patrizia, alla sua importanza e di come debba stare unita, come si sia formata e l’imperativo da parte dei suoi membri verso Maurizio di far parte del business è un fatto che all’epoca in Italia era, sì, abbastanza importante ma che nella proiezione tende a prendere risvolti quasi da film mafioso. Capirete quindi come sia molto presente la natura americana del film.

L’americanità del film è presente anche nella scelta dei costumi, in particolare degli outfits di Patrizia. I membri maschi della famiglia Gucci indossano capi del brand storicamente corretti ma molto esagerati: vediamo la doppia G o le tipiche Horsebit Loafers con cinghia in ottone dorato inventate giustamente da Aldo, il membro della famiglia con più spirito imprenditoriale di tutti i fratelli e che inventò questi e molti pezzi oggi simbolo inequivocabile di Gucci.

Le famose Horsebit Loafers di Gucci. Inventate in quegli anni.

Mostrare le borse della collezione di quegli anni è stato facile in quanto Alessandro Michele le ha riproposte. A Patrizia, invece, fanno indossare una quantità di gioielli stratosferica sottolineando l’idea che gli americani hanno dei ricchi italiani e di Gucci stesso.

Un esempio lampante di tutti gli accessori che adornano Patrizia nel film. Fonte: Pinterest

Uno dei brand più famosi al mondo, infatti, che deve la sua fama di lunga data proprio per il fatto che i capi e accessori Gucci trasmettono una ricchezza elegante e semplice, sottotono. I capi non sono quelli di Versace, tutti oro e brillanti ma sono floreali (da notare il foulard Flora, inventato in quegli anni da Rodolfo per Grace Kelly, come viene puntualmente ed esageratamente rimarcato) dai colori naturali e dalle linee semplici.

Foulard Flora di Gucci

Tutt’oggi Alessandro Michele con la sua bellissima stravaganza sottolinea le linee semplici ma al tempo stesso ricche ed eleganti (con una buona dose di sensualità) che contraddistingue questo brand. Ridley Scott nella scelta degli abiti fa passare Lady Gaga/Patrizia Reggiani per una matrona trash. E non parliamo del design delle case, esageratamente anni ‘70 e in uno stile che va proprio di moda ora.

Molte altre cose interessanti

Tornando ai fatti storici molto interessante è stata la sempre più messa in evidenza, nel corso del film, di Domenico De Sole. Per chi conosce la storia della famiglia Gucci sa che De Sole sarà il CEO di Gucci e aiuterà per tantissimo tempo i direttori creativi che si passeranno il nome del brand. Un avvocato e businessman intelligente. Egli però viene mostrato nel film quasi come l’antagonista dell’antagonista-protagonista quando in realtà sarà colui che salverà il nome Gucci “donando” al brand proprio Tom Ford.

Sarà Tom infatti, il primo creative director a prendere in mano Gucci quando essa inizierà a crollare. Il giovane americano, fresco e pieno di novità porterà alla casata Gucci una ventata di sensualità, giovinezza e…oscurità. Ciò che contraddistingue Ford sono infatti i toni spesso scuri che riempivano le sue collezioni. Attraverso il raso, i pantaloni attillati, le minigonne e l’androginità delle forme i suoi capi creavano delle pulsazioni sensuali e fresche.

Uno dei capi più ricordati di Tom Ford per Gucci
Tom Ford per Gucci

Fu un successo.

Nel film viene fatto vedere tutto, dall’arrivo del ragazzo alle sue nuove collezioni. Non parleremo dei creative che si susseguirono (Frida Giannini e Alessandro Michele) ma devo dire che nel corso del film, per la parte di moda, l’unica cosa poco trash che ho visto è stata proprio Tom Ford. 

a cura di
Angelica Donini &
Sara Sattin

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Angelica Donini

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