Comizi pieni, concerti limitati. Due pesi, due misure

Comizi pieni, concerti limitati. Due pesi, due misure
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Hanno suscitato stupore – per non dire indignazione – le recenti foto di comizi dell’ex premier Giuseppe Conte con piazze piene e senza il benché minimo distanziamento sociale. Tutto questo mentre il settore dello spettacolo fatica a trovare una quadra e attende ancora risposte. Due pesi, due misure. Perché?

Non tirerò in ballo la frase un po’ sbagliata di oltre un anno e mezzo fa, quella con cui Giuseppe Conte si rivolgeva ai lavoratori dello spettacolo come “coloro che ci fanno tanto divertire”. Sì, sono ANCHE coloro che ci fanno divertire. Ma sono anche quelli che fanno funzionare una macchina che dà loro da vivere e dà, di rimando, introiti allo Stato stesso.

Ma non è questo il punto.

È un anno e mezzo che, tra un DPCM e una bozza, tra un intervento tappabuchi e una precisazione a posteriori, il mondo dei concerti, dei teatri, dei live club, di tutto quello che può essere considerato “intrattenimento” ma che è anche e soprattutto – attenzione, cliffhanger incoming A R T E (benché possa risultare delle volte “leggera” e fruibile), continua a perdere pezzi.

Inutile girarci intorno: in Italia stanno facendo tutti i salti mortali per reinventarsi. Lo abbiamo visto col Bike-In di Mantova, lo abbiamo visto con l’Oltre Festival e il Nova di Bologna, il Luce e il Sei Festival in Puglia, giusto per citarne alcuni che abbiamo seguito da vicino. Ma che fatica.

Rispetta i limiti di capienza anche se hai a disposizione tantissimo spazio, controlla che i posti a sedere siano distanziati bene, stai attento affinché non si creino assembramenti. Sono le regole, se ci sono è dovrebbe essere per il bene di tutti. Sono una rottura di coglioni, indubbiamente, ma se permettono di realizzare qualcosa, ci rimbocchiamo tutti le maniche e si tenta di ripartire.

Alcuni, in questi salti mortali, non sono atterrati benissimo: c’è chi ha tirato i remi in barca, chi ha pensato non valesse la pena rischiare, chi se l’è cavicchiata ma non senza qualche danno.

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Così, de botto. Senza senso (cit.)

Poi arriviamo in questi giorni, in cui c’è un po’ di mossa politica per via di alcune imminenti elezioni o semplicemente per fare un tour propagandistico. Nulla di male, nulla di nuovo. Peccato che questi tour vedano la partecipazione di molte persone, tutte insieme, tutte nello stesso luogo. Posso sentire l’odore di umanità, le spallate, il vicino che urla qualche slogan, chi spintona. Tutti vicini. Tutti dannatamente vicini. Tutti ammassati.

Nessuno dai “piani alti” ha fiatato. Non con particolare veemenza, perlomeno.

Se in un concerto c’è un gruppetto di persone vicine, si grida allo scandalo, si additano come “quelli rischiano di far saltare due anni di sacrifici”. Poi spunta qualche migliaio di persone che riempie una piazza tutta ammassata, con mascherine abbassate, indossate o lasciate a casa.

Di recente Salmo è stato (giustamente, a mio modo di vedere) criticato per quel suo “concerto a sorpresa” che ha creato una grande folla con conseguente rischio di contagi, di… d’accordo, la manfrina la sapete già. In tutta Italia tutti cercano di fare qualcosa nel rispetto delle leggi e delle regole e arriva lui a far “casino”. Ovvio che qualcuno s’incazza, sia tra i colleghi, sia tra le Istituzioni.

Ma quando sono personalità politiche a fare qualcosa del genere, a parte qualche finto mal di pancia, i colleghi non fiatano poi molto. Mal che va bisognerebbe esultare per ascoltare o leggere un “Ho sbagliato” o un “Avrei dovuto chiedere ed esigere il rispetto delle distanze”. Ma non c’è stata occasione.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "Mobile IDLES USA ENGLAND SLOVENJA ITALY"
… And Justice For All. No, non proprio

Perché due pesi e due misure? Non è possibile far passare come normale un atteggiamento del genere, o fare spallucce. Ci sono state occasioni, come i festeggiamenti per la vittoria degli Europei o la morte di Maradona, che sono state viste con grande preoccupazione. Durata il tempo di stappare una birra e versarla nel bicchiere.

Quando si tratta di spettacoli dal vivo, guai a spostare una sedia. Poi scoppia la polemica e via a discutere per giorni.

Tutti abbiamo fatto e stiamo facendo ancora sacrifici. È il caso, però, che ora ci si dia una mossa per trovare una linea comune: se un comizio politico può contare di affluenza incontrollata e senza distanziamenti, perché un concerto non può avvalersi della stessa forza? Perché questa estate siamo stati anche protagonisti di un meme internazionale, se poi basta andare a sbandierare un qualsiasi vessillo politico per mandare tutto in vacca e alzare le spalle?

Non servono due pesi e due misure, non conviene a nessuno. Serve una linea comune. Che è già stata presentata e rievocata più volte dalle varie associazioni e i vari megafoni del mondo dello spettacolo.

Si passi dai comizi alla realtà, cortesemente.

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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