La ciclicità della moda

La ciclicità della moda
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Il giro giro tondo della moda

La moda si sa fa un giro immenso e poi ritorna sui suoi passi. È da sempre stata ciclica, tant’è che, con mio sommo gaudio ho scoperto al live degli Psicologi tante piccole copie di quelle che avrebbero potuto essere, nell’ormai lontano 2003, compagne di liceo.

Parlo di loro perché da sempre io ho avuto uno stile mio, personale, diverso, insomma ero e sono un po’ l’anatroccolo nero della moda, ma su questo punto ci torneremo poi.

Cosa va di moda ora?

L’unico elemento che non faceva parte dell’armadio delle mie coetanee da adolescenti è il cappellino alla pescatora. Nel panorama indie sembra esser divenuto un passepartout, ma non solo tra di loro, infatti anche i grandi marchi ne hanno proposto varie versioni nelle boutique.

Ne sono a conoscenza non perché bazzico determinati ambienti, sono povera in canna, ma perché seguo vari youtuber che sovente sperperano i loro denari senza, secondo me, riflettere troppo sulle sorti del pianeta. Vi invito a leggere questo articolo sul fast fashion e vi invito a informarvi sul prossimo sciopero mondiale programmato per il 24 Settembre.

Altro capo essenziale che, posso affermare di aver posseduto e usato fino all’università, sono i jeans cargo con tasconi laterali, comodissimi fintanto che non li si usa come sostituto di una borsa, in quel caso preparatevi ad avere due zavorre, ottime se volete fare squat e affondi.

Comodità sopra ogni cosa

Questi se la battono con i jeans mom: vita alta, fascianti sui fianchi e con gambe larghe, delle volte sono anche a zampa di elefante. Non ho ben capito se lo si è fatto per riabituarci all’uso dei jeans, riportando in auge modelli comodi che sono poco gentili con i fisici non longilinei (sono sempre stata morbidosa, quindi so perfettamente quanto possano intozzire un fisico non taglia 40).

Quindi un ritorno graduale, senza per questo dover usare tute, belle e comode anche loro, ma che ormai hanno fatto il loro corso nei due anni appena passati, sotto il segno della comodità.

Per enfatizzare il corpo restano i crop top, le felpe crop senza però esagerare, anche perché stiamo andando incontro alla stagione invernale.

Bene tutti questi capi erano presenti già un ventennio fa circa. Ricordo perfettamente il tripudio dei colori pastello, i jeans comodi per la scuola o per uscire senza doversi preoccupare di sporcarli se ci si sedeva su qualche scalino o marciapiede con la comitiva e le magliette che lasciavano intravedere l’ombelico.

Il mio stile

Sempre al live degli Psicologi di tanto in tanto fermavo adolescenti per poterli fotografare, ma spesso mi son ritrovata a indicarli e dire: “Ho la stessa t-shirt” oppure “Ho il tuo stesso collare di borchie”, insomma ad una certa mi son messa a chiacchierare, in attesa che il concerto iniziasse.

Tralasciando quelli che indossano t-shirt di musicisti senza sapere chi siano o senza averne ascoltato una singola canzone, mi ha fatto sorridere scorgere tante mini me in jeans, t-shirt musicale e converse, abbigliamento perfetto per qualunque evento della vita (vabbè magari no ai matrimoni, anche se son capace di indossarli con un bel blazer che, a quanto pare, non stanno assolutamente passando di moda e ce li ritroveremo nei negozi anche questo anno).

Se si apre il mio armadio è palese scorgere la montagna di t-shirt piegate di musicisti, frasi motivazionale e ironiche o facente parte del mio lato nerd (serie tv, fumetti e chi più ne ha ne metta) è predominante sul resto. Insomma esiste l’armadio di Narnia e poi esiste il mio che pare una Guernica come i miei pensieri, gusti e la stessa mia esistenza.

Tolta questa digressione torniamo al mio stile. Non ne ho uno. Da ragazzina sì, ero metallara, tendente al dark, tranne in pochi momenti in cui ero persa e non sapevo più chi fossi, cosa stessi facendo o dove stessi andando a parare, ma gira che ti rigira quel lato dark non mi ha mai abbandonato.

Essere “altro” in moda

Essere la pecora nera a livello estetico ti porta, inevitabilmente ad essere sempre al centro dell’attenzione, che tu lo voglia o meno è così. Anche oggi chi trascende i canoni estetici viene notato di più, quindi mi chiedo: questa omologazione continua della moda serve all’individuo per crearsi un IO oppure è solo apparenza fine a sé stessa?

Non lo so, io resto ad osservare l’armadio, ad abbracciare con lo sguardo la felpa dei Nirvana che ormai non tiene più caldo, ma che indossavo anche al liceo, come quell’altra felpa ricordo del primo amore, mai indossata per paura che si rovinasse.

Insomma, non mi vergogno ad ammetterlo, ma indosso capi che ad oggi rientrano nella categoria “vintage” e che hanno carattere, incluso un vecchio maglione infeltrito di mio nonno, una vecchia borsa di pelle stile anni venti che piaceva alla zia centenaria, mille mila bracciali ereditati dalle prozie che ora non sono più in vita e un berretto della Ralph Lauren ormai sbiadito dal tempo.

Prendo coscienza di come ogni capo ha un valore sentimentale per me, almeno quelli che fatico a vendere, regalare o buttare perché immettibili e letteralmente consumati nel tempo.

Ammetto pure di avere un paio di camperos, che andavano di moda due anni fa, mi pare, originali del Texas pagati una barca di lire, quando l’adolescente ero io, per via dell’importazione dall’estero. Ma sono lì a ricordarmi quante cadute mi son fatta (poco poco beccavo la pioggia con quelli veramente scivolavo) e di come mi sono sempre rialzata.

Foto e memoria

La moda è anche questo: un mezzo per ricordare. A tal proposito noi di The Soundcheck ci mettiamo la faccia e nella gallery fotografica vi omaggiamo di questo ritorno al passato, quando si scattava in analogico o i cellulari avevano al massimo tre mega pixel.

Tra i viali dei ricordi ritroviamo elementi che oggi sono assolutamente di tendenza e di cui vi ho accennato nell’articolo. Calzini bianchi, felpe oversized, jeans larghi, cargo, bermuda, colori nude e lilla, vestiti pomposi per i 18 anni. Insomma se guardate con attenzione ci ritroverete elementi attualissimi. E voi ce la mostrate una foto di quando eravate adolescenti?

a cura di
Iolanda Pompilio

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