Le Ali dell’uomo

Le Ali dell’uomo
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Nell’esistenza di un essere umano c’è la necessità di appellarsi a un credo, identificarsi in un’impronta permanente senza connotazione apparentemente logica. È la natura, è la ricerca di un potere occulto che se pur celato dietro al mistero richiede spazio nella vita di tutti i giorni: le ali dell’uomo.

Questa caccia al tesoro è coordinata dal superamento del limite individuale, trovare il posto giusto per esercitare se stessi nella forma migliore, nella versione più originale e unica, la propria vena realizzante, trovare il vestito perfetto per giocare la partita più importante: quella chiamata vita.

La passione per un’arte o una disciplina sportiva è un fattore del tutto genetico, insito nel tessuto primordiale di un individuo pensante e del suo cuore pulsante. Sfocia quando è il momento, è prioritaria quando valorizza l’individuo nella sua luce più splendente, emerge quando il fuoco inizia ad ardere, quando l’energia necessita di essere sprigionata in maniera pratica.

Musica e sport, che binomio

La musica e lo sport sono solo fratelli separati alla nascita, il loro sviluppo è uno complementare all’altro e quando ci si innamora delle canzoni, di conseguenza ci si innamora anche di volti e storie, di uomini e donne straordinari destinati a diventare leggenda.

Lo sport integra la melodia ed il suono, cosi come la musica integra le imprese sportive. La magia esplode nel suo picco più alto quando il connubio arriva a un bilanciamento perfetto, quando la colonna sonora di un gol in rovesciata rende ancora più epico tale gesto tecnico e atletico, rendendo la canzone predestinata parte di quel magistrale equilibrio chiamato momento perfetto.

Ma cosa ci manca?

Vestire il pentagramma col sudore e il sacrificio di una vita dedita al momento sportivo inseguito, un investimento a fondo perduto che non da certezze ne tanto meno fa sconti, come gettare le reti senza sapere se la pesca andrà a buon fine, ma il rischio è da correre ed è pure uno dei lati più affascinanti della questione.

Questo salto nel vuoto rende ogni atleta un essere straordinario, il semplice mettersi in gioco, entrare in competizione con le proprie inquietudini, battere il cinque ai propri fantasmi e tenerseli dietro a inseguire. Bisogna provarci per sentirsi vivi e ogni atleta può divenire lo specchio dei nostri propositi mai emersi.

Il sogno che prende vita e colore, l’immortalità che si sposa alle immagini sotto lo scorrere fluido di un fiume di melodie che sembrano scritte apposta per quell’intramontabile momento, attimi che vanno a sancire la storia per come la conosciamo.

La sacralità, la devozione, il rispetto verso una disciplina come fosse una religione.

Il tifo, la passione, l’appartenenza, l’emarginazione, la minoranza, la sconfitta, le lacrime dolci quanto amare, le urla liberatorie. Lo sport è una presenza costante, mistica ed imprescindibile incastonata nel DNA dell’uomo che sa di voler emozionarsi, la musica di riflesso è la compagna più fedele e calzante che incontra il prodigio di tali sensazioni.

La ritualità, la speranza, la fede, la ricerca della magia, la rinascita.

Che sia basket, motori, auto, calcio, nuoto, snowboard o atletica non cambia il risultato dell’equazione.

Ogni prova con se stessi merita una colonna sonora e lo sforzo fisico unito a quello mentale incarna il sentimento sognante di tutto quello che al giorno d’oggi si chiama spettacolo e speranza, umana e sociale. Raggiungere l’obiettivo contro ogni pronostico. Dare segnali forti, assordanti, uno schiaffo allo scetticismo collettivo, una guerra fatta di sudore e asticelle da abbattere, di lotta al pregiudizio e di abbracci speriamo presto senza mascherina.

Oggi abbiamo stadi vuoti, palchi vuoti, le partite in televisione con la simulazione sonora del tifo. Abbiamo le chiese piene e i teatri spogli.

Il tempo dei paradossi ha toccato il fondo con destrezza. La freccia velenosa della paura ha spinto la gente comune ad aver terrore e con l’inquietudine si controlla tutto, anche la risorsa che nel tempo libero si ribellava a una schiavitù invisibile. La negazione di poter essere se stessi, spensierati, il divieto di agire a cuor leggero, nella libertà concessaci dalla frenesia, coordinata dal “tutto e subito” oppure “niente”.

La vena romantica esplode in questo connubio fatto di vortici emozionali, tecnicismi, filosofia, storie mitiche e attitudine. Lo sport e la musica possono essere definite le ali che danno all’uomo la sembianza di una figura mistica, di un angelo che vede il limite solo per superarlo.

C’è bisogno di una coscienza nuova, di un ritmo nuovo, di un sudore nuovo.

Vedere la palla entrare a canestro senza toccare il ferro mentre le cuffie nelle orecchie ti baciano con la tua canzone preferita non ha prezzo.

È ora di tornare a farci le domande giuste, la musica e lo sport sapranno darci le risposte che ci servono.

a cura di
Vasco Bartowski

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