PaloAlto presenta il singolo “Luglio ’94”

PaloAlto presenta il singolo “Luglio ’94”
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Il 12 giugno abbiamo tutti potuto ascoltare il singolo Luglio ’94 di Alessandro Spada in arte PaloAlto, prodotto in collaborazione con Mark Ceiling e ispirato alle sonorità del French pop.

Alessandro nasce nel mese di luglio del ’95 a Roma, a 14 anni la sua passione lo predispone a far parte di una band rock e negli anni successivi passa alla consolle, suonando come resident DJ in diverse discoteche romane.

Nel 2017 l’Università prende il sopravvento e la musica viene relegata al ruolo di hobby.
Concluso il suo percorso di studi laureandosi in finanza e dopo un’esperienza lavorativa in banca, nel 2019, svolta e riprende in mano quell’hobby che era lì ad attenderlo: nasce PaloAlto, come luogo dove poter esprimere le proprie emozioni.
Concede così un’altra possibilità a se stesso e alla musica.

Luglio ’94

Luglio ’94 è il primo dei tre brani di un progetto post Covid che prende il nome di Ceci n’est pas de la musique.
Le tracce seguono il percorso naturale degli avvenimenti del passato, per ritrovarci ad ascoltare racconti nel presente e per costruire un futuro migliore.

La musica di PaloAlto nasce dall’idea di confortare nei momenti in cui si ha bisogno di una pacca sulla spalla che spesso non può arrivare dall’esterno.
La sua voce vi trasmetterà emozioni e darà spazio alla parte più vera di voi stessi, perché in fondo come dice Alessandro, per fare questo lavoro devi vivere.

Il 16 luglio sarà la data del secondo singolo: Malaparte, storica residenza di Capri che ha ispirato la sua stesura.
Non ci siamo fatti sfuggire anticipazioni dal caro Alessandro, un ragazzo positivo e che invita a riflettere con la sua filosofia di vita che scoprirete leggendo.

Alessandro domanda immediata, perché hai scelto come nome PaloAlto? Raccontaci questa storia…

PaloAlto mi è sembrato da subito il nome perfetto per conciliare le mie due vite. Da un lato c’è il rischio per trovare un luogo dove poter essere me stesso e vivere una vita che riesca a rappresentarmi al 100%; dall’altro ho studiato e lavorato in finanza, settore che mi ha dato tanto ma da cui mi sono volutamente allontanato per riuscire ad avere nuovi stimoli ed una vita più piena.

La scelta dell’America è dovuta alla speranza nel cambiamento.
Mi sono immedesimato in un immigrato di inizi ‘900 che cerca il suo sogno americano. Come i nostri predecessori si sono spinti verso un mondo del tutto nuovo ed ignoto, io mi sono inserito nel mondo della musica che fino a qualche mese fa per me era un perfetto sconosciuto.
La città Palo Alto, località californiana, è il centro economico Silicon Valley fervente polo d’innovazione a livello globale.
Quindi PaloAlto riassume le tre caratteristiche che voglio portare con questo progetto: rischio, speranza ed innovazione.

È da poco uscito il singolo Luglio ’94 ho ascoltato questa frase: Ubriachiamoci di sale fino a quasi stare male duplice interpretazione: bacio salato o un pianto… Quale preferisci e perché?

Cerco spesso di avere una doppia interpretazione nelle mie canzoni per fare in modo che possano essere lette da chi le ascolta. Tutti abbiamo giornate Sì e giornate No e spesso è proprio la canzone che ci ha fatto innamorare di una persona che ci fa stare male qualche tempo dopo.

In qualche modo spero sempre che sia la prima interpretazione, quella del bacio, che arrivi a me e agli altri. Purtroppo non è sempre così: dipende dai momenti della vita.

Sono molto affascinato dalle doppie interpretazioni perché penso che possano farti scoprire giorno dopo giorno diversi aspetti e prospettive di una canzone in modo che la traccia, nonostante rimanga immutata nel tempo, possa essere rimodellata da chi la ascolta per trovare significati sempre nuovi.

Secondo te, esistono davvero tempi migliori?
Quando senti che stai impiegando nel modo più giusto il tuo tempo?

Ci stavo pensando proprio qualche giorno fa. Parto dal presupposto che le mie più grandi riflessioni nascono spesso da cose molto futili; stavo guardando la miniserie televisiva Anni ’50 diretta da Carlo Vanzina e vedevo come, durante un pranzo, si affrontasse l’argomento dei tempi migliori andando ad indicare il passato: anche negli anni ’50 pensavano che il passato fosse migliore?!

Questo probabilmente è dovuto al fatto che siamo portati a ricordare maggiormente le cose belle della vita ed a dimenticare, fortunatamente, delle cose meno belle. Ed è proprio da qui che voglio partire: se facessimo realmente una lista di tutti quei momenti, azioni e valori che ci hanno portato a stare bene e a farci vivere meglio, potremmo riproporli per creare un futuro migliore!

Il mio rapporto con il tempo è molto particolare: sono una persona che non riesce a stare ferma. Alterno sessioni di produzione e creazione a momenti di studio del mercato musicale con tutti i miei amati fogli Excel e solitamente le due attività sono inframezzate da estenuanti sessioni di bicicletta o corsa che riescono a fare tabula rasa nel mio cervello, in modo da creare spazio per nuove idee.

Il segnale che mi dice di aver impiegato il tempo nel modo giusto è quando arrivo a sera con qualcosa di nuovo per le mani. Sto però imparando, grazie soprattutto a PaloAlto, a riservare dei giorni anche per me stesso. Senza l’obbligo di nessuna nuova idea strabiliante da elaborare, ma con tanta buona compagnia.

Ceci n’est pas de la musique un progetto che racchiude tre singoli post Covid, perché proprio tre tracce e cosa riusciranno a trasmetterci ascoltandole?

Il discorso delle 3 tracce è dovuto al fatto che tramite questo progetto vogliamo creare una colonna sonora per l’estate andando a distribuire le tracce nel momento in cui, secondo noi, l’ascoltatore ne ha più bisogno: la canzone giusta al momento giusto. Quindi con Luglio ’94 abbiamo cercato di ricreare quella sensazione di attesa per la nuova estate data dai ricordi delle estati passate. Poi uscirà Malaparte che ci vuole accompagnare nelle serate e, perché no, ai nuovi amori estivi. E infine con la terza uscita ci sarà il ritorno alla normalità o meglio alla città.

Quello su cui abbiamo lavorato molto è stato sicuramente il fatto di distaccarci dai classici tormentoni, sia per la diversa estate a cui stiamo andando in contro sia perché l’estate, secondo noi, non è solo il momento per ballare e dimenticarsi di tutto, ma è anche un periodo dove si ha più tempo per ragionare su come è andato l’anno e decidere quali cambiamenti apportare alla propria vita.

La passione ti ha fatto svoltare da un posto in banca a vivere di musica, ammiro chi ascolta il proprio cuore nelle scelte e non si lascia condizionare. Cosa dice il tuo cuore oggi? Sei felice?

Questa penso sia la domanda più difficile.

Posso dire di essere fiero di me perché, oltre ad essere riuscito a trovare il coraggio di fare una scelta così importante nella mia vita, sono riuscito a creare una quotidianità dove il cuore ha un maggior peso. Questo non è stato un passaggio facile perché, mentre la razionalità può essere capita da molti, il cuore non è per tutti, in quanto consiglia strade che spesso non sono condivise neanche dalle persone che ci stanno vicino.

Il cuore mi ha sempre consigliato di godere maggiormente degli attimi quotidiani e di non rimandare la felicità di oggi ad un domani che spesso neanche arriva. Bisogna essere abituati ad essere felici.
Se non si è abituati alla felicità non sarà possibile cogliere i piccoli o grandi momenti di che arriveranno.

Seguire il cuore mi sta aiutando a imparare nuovamente ad essere felice: sensazione strana la felicità!
Per essere felici è anche fondamentale capire di essere fragili e avere il coraggio di fallire. Sono stato molti anni della mia vita a cercare di mostrami come una persona infallibile. Buoni voti durante il percorso universitario, il fare da bravo ragazzo, ottime prospettive di carriera. Cercavo di essere un po’ il figlio che tutte le madri vorrebbero. Ma questa maschera ha preso sempre più il sopravvento andando completamente ad eclissare Alessandro, che come tutti ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ed è stata proprio quella maschera da infallibile che mi ha portato fin qui; fallire per trovare la felicità.

Infatti, non vedo il fallimento come il punto più basso della nostra esistenza ma come un capitolo di scorta nel libro della nostra vita. Per me fallire in un settore è soltanto trovare il coraggio per girare la pagina. È mettersi in gioco sotto una nuova veste quando la nostra vita di oggi non ci rappresenta più.

È difficile trovare questa visione soprattutto in Italia dove la parola fallimento ha un’accezione molto negativa. L’aver viaggiato e aver letto diversi libri mi hanno permesso di cambiare completamente questa visione e in parte la mia vita. Tra i libri che ho letto sull’argomento vi vorrei consigliare: La forza della fragilità di Brené Brown e How to fail di Elizabeth Day, comprato a Londra quasi per caso e letto in una lunga notte in aeroporto.

In conclusione: per essere felici bisogna conoscere a fondo se stessi, i propri punti di forza e di debolezza. E cercare di migliorarsi in linea con i propri valori ed ideali. Ci vuole tempo, impegno e ogni tanto un po’ di rischio. Sono felice? Ancora non al 100%, ma mi sto avvicinando alla felicità.

Il 16 luglio uscirà Malaparte, il secondo singolo del progetto. Un ricordo può avere la capacità di annullare distanze? Molto spesso per orgoglio si preferisce mettere a tacere i pensieri, tu cosa ne pensi?

Malaparte nasce dai ricordi e in particolar modo dal ricordo di un viaggio tra le isole della Campania. Ho un rapporto particolare con i ricordi: sono quelle immagini che si presentano in un attimo e mi lasciano a riflettere per ore. A volte mi resta un sorriso sulle labbra, a volte l’amaro in bocca.

Una domenica di sole, un’estate, una serata diversa, sono ricordi sicuramente piacevoli, ma spesso tendono a sottolineare la mancanza di quei momenti. Questo porta ad una visione agrodolce di ogni ricordo. Ad un’interpretazione del ricordo stesso in chiave più amara o più dolce a seconda se quel ricordo possa essere vissuto nuovamente.

Quando ero lontano da Roma, soprattutto nel periodo iniziale, sapevo di poter tornare e rivivere tutti quei momenti che avevo nella testa. Così il ricordo riusciva ad eliminare le distanze, diventando attesa e quindi piacere. Quando, con il tempo, ho capito che lo stare lontano dai luoghi che mi davano un ricordo felice mi allontanava anche dai futuri momenti di felicità, sono andato letteralmente in crisi.

L’orgoglio è un meccanismo di difesa che il nostro corpo mette in campo per non farci rimanere scottati nelle relazioni sia amorose che amichevoli. È proprio nelle relazioni infatti che tendiamo a mostrarci in tutto e per tutto, ed è questo che ci rende più vulnerabili. Ho spesso lasciato tacere l’orgoglio per mettermi a nudo con persone a cui tenevo veramente, rischiando di farmi male: quante volte è successo!
L’orgoglio, quindi, è una barriera che possiamo e dobbiamo imparare ad utilizzare. Abbassandola con le persone che amiamo e innalzandola con chi ci potrebbe fare del male.

Se si rimane delusi o feriti perché abbiamo abbassato troppo la barriera bisogna ricordare che nella vita un rimpianto fa più male di mille cuori spezzati.

a cura di
Silvia Consiglio

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