Intervista a Francesco Casolari: incisore bolognese dai scenari futuristici pop, tra ironia e assurdo

Intervista a Francesco Casolari: incisore bolognese dai scenari futuristici pop, tra ironia e assurdo
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L’eclettico incisore bolognese Francesco Casolari nasce nel 1982, si affaccia al mondo dell’arte fin dai 6 anni grazie alla nonna materna che gli metteva a disposizione delle lastrine che incideva con la tecnica della puntasecca che preferiva al campetto di basket.

Da quel momento l’incisione entrava nella sua vita, come il processo più naturale del nostro essere. La sua prima fase di produzione dura fino ai 12 anni per riprenderla in seguito ai 19; si interfaccia a paesaggi futuristici di fantasia affiancando i suoi studi in architettura e design.

A 23 anni entra a far parte di Case Aperte, galleria d’arte con sede a Bologna.

 Il suo percorso è denotato dall’influenza di fumettisti come Enki Bilal e Jean Giraud, la combinazione del tocco netto durante la pratica e la creazione di personaggi immaginari sono elementi vicini a Francesco come lo è la pixel art di Eboy.

Nei suoi lavori, si avvicina alle teorie steam-punk, che vogliono rappresentare un mondo antico pervaso da tecnologie più avanzate delle nostre, affiancato a costumi sociali e politici rinascimentali, come una carrozza trainata da cavalli e un autoveicolo volante.

Partiamo dalla tua città natale, Bologna; osservando le tue opere mi sono soffermata sulla rappresentazione del 2018, dove il Palazzo Francia Strazzaroli (aka Palazzo dei Drappieri) è circondato, o quasi sorretto, da una miriade di fiori selvatici che nel loro insieme ricordano una giungla incontaminata. Quale ruolo ha avuto Bologna nel tuo percorso artistico? Magari puoi anche raccontarci qualche curiosità sul disegno in questione.

Questa opera è stata commissionata da un mio grande collezionista, è presente in un ambiente lavorativo di prestigio. E’ possibile replicare l’immagine a livello digitale, ma a livello fisico esiste solo una copia di questa opera, è un pezzo unico. Rappresenta uno dei tanti palazzi nobiliari presenti in città, molte volte quando si parla di Bologna non si dice che è uno dei centri medioevali più grandi e intatti d’ Italia, essere Bolognese vuol dire anche muoversi tutti i giorni in uno scenario urbano molto simile a come era 1000 anni fa. Il contrasto giungla e palazzo storico rimanda alla mia estetica, immagino un futuro in cui l’architettura domina in mezzo a foreste tropicali intatte, dove natura e architettura raggiungano il massimo del fulgore convivendo in armonia. Bologna ha giocato un ruolo fondamentale nella mia attività artistica, come i miei amici. Non ho mai fatto l’Accademia o scuole d’arte, questo mi ha portato a dovermi confrontare con persone creative diverse dal mio ambito: architetti, designer, fotografi, stilisti, pittori, rapper, dj, vj, collezionisti. Essendo l’unico a fare l’incisore destavo curiosità per una tecnica così particolare, e ha portato le mie acqueforti ad essere intrise di tecniche progettuali molto diverse dall’ambito della grafica d’arte

L’attenzione millimetrica al dettaglio è evidente nei tuoi lavori; dalla totalità della scena urbanistica possiamo poi scrutare dinamiche sociali comico/serie tendenti al paradossale, delineate da schizzi di contemporaneità e futuri immaginati. La fantasia, quanto peso occupa nel processo creativo?

Quando facevo il Liceo Classico mi ero reso conto di avere molta fantasia, disegnavo molto, decisi che la mia professione sarebbe stata legata al mondo della fantasia e della progettualità. Le situazioni comiche e paradossali sono ispirate alle situazioni strampalate che ti capita di osservare quando cammini per le città italiane o nelle metropoli del mondo. La vita urbana porta persone molto diverse fra loro a vivere in uno scenario fatto di architettura e palazzi compatto e delineato su un territorio ristretto, questo porta le città del mondo ad essere dei laboratori sociali, di tendenze nell’ambito dell’arte, della moda e del design. Ovviamente per fare l’artista bisogna avere fantasia, è su questo che si basa la produzione artistica.

Un altra evidenza nei tuoi lavori è la scelta di ambientazioni futuristiche portate allestremo mixate ad elementi iper-contemporanei come la stilizzazione di un Nigiri, delle french fries in Cocktail Party (2014 Acquaforte, 20x20cm su foglio 40x40cm) o creature mistiche come le sirene. Da dove peschi questi elementi?

Mi avete scoperto! Sono un appassionato di futuro. Fin da piccolo leggevo libri e guardavo film di fantascienza. Siamo ormai nel 2020 e il futuro è già qui, in molte parte della nostra quotidianità lo viviamo già. Mi piace molto anche seguire gli avanzamenti nel campo della robotica, della tecnologia delle comunicazioni e quella spaziale. Io faccio arte, più precisamente arte contemporanea, quindi le immagini prodotte da me, devono a mio avviso rappresentare la contemporaneità dei nostri giorni, essere una istantanea di quello che viviamo. Il collezionista e l’appassionato d’arte, deve poter immedesimarsi nelle mie opere, ritrovare quello che vede, legge e ascolta, un immaginario a lui conosciuto. Quindi nelle mie incisioni c’è il futuro, il nostro presente e anche molti elementi storici, perché la storia è una componente imprescindibile della società italiana, la riviviamo tutti i giorni, basta affacciarsi alla finestra.

Davanti alle tue creazioni risulta spontaneo ricondursi a Jeffries, il protagonista del capolavoro del 1954, “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock; un voyeur/spettatore costretto all’immobilità che si compiace osservando situazioni quotidiane degli inquilini del palazzo di fronte. Qual è la tua idea riguardo allo sguardo? Può esserci uno sguardo esatto attraverso cui osservare i tuoi lavori?

Mi piace molto osservare, capire le situazioni o una persona tramite l’osservazione. Si può osservare invece di agire, quando si parla con una persona si può ascoltare invece di tenere banco e imporre la propria opinione. Osservare come ascoltare è un mondo per interagire con l’ambiente circostante, senza competere o senza imporsi sul prossimo. Riesco a disegnare dettagli da mezzo millimetro e percepire in maniera netta sfumature minime di colore. Forse il modo più corretto di osservare le mie incisioni sarebbe con molta luce solare, con uno sguardo molto vicino e una lente. Osservare è come un quadro, un quadro da identità e presenza ad un ambiente senza però interagire in maniera diretta con essa, è funzionale ma in maniera silenziosa, è una presenza garbata.

Dopo un breve excursus nel mondo del cinema, in quale forma è presente la musica nella tua vita artistica? Hai album o brani che ti hanno accompagnato durante il tuo percorso?

Il mondo del cinema è stata una bella parentesi, dove ho imparato tanto a livello umano. Nel cinema si fa squadra, si sta sempre in gruppo, mentre molte volte nell’ arte è una competizione con sé stessi. Ho sempre ascoltato tantissima musica, dai primi anni 2000 molto rap e molta musica elettronica. Canzoni preferite e album preferiti tantissimi, non posso sceglierne uno, disegnando 4 o 5 ore al giorno, possiamo dire che ascolto 4 o 5 ore di musica al giorno. Preferisco ascoltare la musica in cuffia, con una qualità del suono molto alta più che dal vivo. Penso di aver fruito molto di più del mondo musicale che di quello artistico, aver visto anche tante interviste e documentari. I miei generi musicali preferiti sono: rap, trap, musica classica, jazz e ambient.

Parlando ancora di musica, dopo esserti già cimentato in passato nel mondo della moda, (lultima collezione di Francesco è per l’azienda italiana Keyhole, ed è stata presentata al Pitti, al White di Milano), sarebbe interessante vedere una copertina di un LP disegnata da te, di quale artista vorresti che fosse?

Se dovessi scegliere un LP per cui disegnare una copertina sarebbe sicuramente di musica Ambient. Disegnando paesaggi futuristici e sia come tipo di tratto e colori penso che questo genere di musica elettronica strumentale sia la più adatta per me, quella che mi rappresenti meglio. Potrebbe essere uno di quei classici progetti pilota, con artisti anche non famosissimi ma dove la qualità musicale è veramente alta, sarebbe veramente una bella cosa. Penso che userei colori freddi, fluo.

Uno stile unico che nessuno dovrebbe perdere di vista, in quali progetti ti vedremo a breve?

Progetti in corso veramente tanti, soprattutto all’ estero, ma per ora non posso dirvi nulla. Possiamo dire le città in cui esporrò nei prossimi mesi: Milano, Miami, Torino, Los Angeles, Barcellona, Vienna, Londra, Hong Kong, Singapore e Venezia.

a cura di
Alessandra Giordano

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