Veronica Raimo

Non scrivere di me è una storia che parla di violenza, di traumi e di donne che amano troppo, davvero difficile da raccontare, ma Veronica Raimo ha saputo trovare il modo più diretto e magnetico che si potesse scegliere. 

Quest’autrice, che già avevo apprezzato in Niente di vero, sa usare le parole come lame affilate e braccia avvolgenti. 

Le piace farti entrare nella storia facendoti pensare che tutto si svolgerà in maniera lineare, e poi invece quando ci sei dentro ti risucchia in un vortice di parole dure e scene complesse. Da quel momento non hai più scampo: devi rimanere fino alla fine.

La trama di Non scrivere di me

Dennis May è morto. 

Da questa notizia, per molti insignificante, inizia il racconto della protagonista, S., che di questo amore tossico ne ha fatto un motivo per non vivere.

S. dopo la morte dell’uomo che ha amato, aspettato e idealizzato per anni rielabora ciò che le è davvero successo, ossia l’aver subito uno stupro

Lei fa la cameriera, anche se avrebbe potuto laurearsi. Di lui le rimangono i suoi messaggi e una locandina autografata di Lark, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto.

L’ultima volta che lo ha visto dal vivo erano in una stanza d’albergo e lei aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo che conserva ancora.  

Da quel giorno non scrive più poesie e la sua vita è stato un continuo autosabotarsi e creare legami inesistenti. 

Un pensiero semplicissimo: sono innamorata

S. sta con Jonata ma per tutto il tempo pensa a Dennis, la loro è una storia che lei vive di nascosto da tutti, si incontrano in hotel di lusso. Fino all’ultima volta quando lui la fa aspettare, forse c’è un’altra donna lì dentro prima di lei.

Nei dieci anni successivi alla violenza subita il fantasma di quell’uomo rimane ancora nella sua vita, la condiziona, la deforma; in tutto quello che fa c’è sempre il pensiero di lui ossessionante, opprimente. E’ come se la sua vita fosse priva di senso senza questo “amore”, tutto si svolge nella sua testa e anche se lui la cerca poco o niente lei continua a dialogare con lui, cercarlo e aspettarlo.

Le sue relazioni, le amicizie, i rapporti con la famiglia tutto diviene scarno, nessuno sa di lui. Vorrebbe solo parlargli capire il perché, per trovare giustizia, l’unica che desidera. Ma questo dialogo è impossibile. La solitudine le resta addosso.

Solo dopo la sua morte S. smette di aspettare e finalmente trova il coraggio di raccontare e di aprirsi alla possibilità di un nuovo futuro.

Non scrivere di me

Non scrivere di me” le intima Dennis Mey l’ultima volta che lei lo vede, ma raccontare diventa l’unico modo per ritrovare il senso di ciò che le è accaduto, non solo per se stessa.

Qual è la lingua per parlare della violenza? Veronica Raimo l’ha trovata: sono parole crude prive di ogni sentimento ma che raccontano con precisione chirurgica ciò che è avvenuto nella mente di S. e non solo.

Questa storia martellante con una protagonista cinica e scostante può non essere per tutti, ma l’intensità di scrittura di questa autrice merita davvero. Quindi consiglio senza dubbio la lettura di questo piccolo capolavoro.

a cura di
Anna Francesca Perrone

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