La Storia e Io: “Acqua sporca” di Nadeesha Uyangoda

Acqua sporca, opera d’esordio nella narrativa di Nadeesha Uyangoda, è un’opera intensa e stratificata dove dimensione privata e tensione politica si intrecciano in riflessioni che non risultano mai superficiali. 

Il romanzo è abitato da quattro donne, che condividono una parentela ma vivono vite e quotidianità completamente differenti. Neela, che dopo trent’anni in Italia decide di tornare nello Sri Lanka, le sorelle Himali e Pavitra, rimaste sull’isola, e Ayesha la figlia, che cresciuta a Milano vive sospesa nella frustrazione di un’appartenenza che sente negata.

La struttura del romanzo si dirama in una duplice tensione. Da un lato quella geografica che oppone l’Italia allo Sri Lanka, il luogo dei miti e delle radici. Dall’altro quella psicologica, che contiene due diverse visioni del mondo. Due modi distanti di interpretare il dolore, la famiglia e il destino. Uyangoda costruisce uno spazio narrativo “doppio”, in cui ogni scelta individuale si riflette su un piano collettivo.

Un altro contrasto è quello tra i personaggi femminili, che danno voce al romanzo, e quelli maschili. Questi ultimi sono spesso relegati a ruoli marginali o problematici. Sono figure fragili, incapaci di assumere responsabilità e segnate da dipendenze o violenza.

Il tema centrale del romanzo è la migrazione, che non viene rappresentata come un’esperienza lineare. Neela ritorna a casa e quello che compie non è unicamente un viaggio fisico per ricongiungersi con le proprie origini, ma anche un attraversamento emotivo che rimette in gioco i dolori di una vita.

Come questo anche le altre tematiche non vengono mai definite in modo esplicito. Sono le parole e le storie dei personaggi a riportarci a loro e questo forse è uno dei maggiori punti di forza del romanzo.

Stilisticamente, la scrittura di Uyangoda è nitida e nonostante utilizzi registri diversi rimane sempre coerente. La molteplicità dei punti di vista e l’uso di diverse persone crea un ritmo particolare che senza troppe spiegazioni didascaliche ci parla del conflitto generazionale, del desiderio di appartenenza e del ritorno alle origini.

Il finale aperto ci lascia sospesi

In un mondo segnato da disuguaglianze e fratture identitarie, non esistono soluzioni semplici ma piuttosto domande destinate ad accompagnare il lettore anche dopo l’ultima pagina.

Quello che ho trovato straordinario, al di là della ricchezza delle tematiche, è stata la naturalezza nel sentirmi rappresentata. Nonostante la mia storia di migrazione sia completamente differente da quella vissuta dalle protagoniste, ho sentito estremamente mie le parole e le riflessioni di
Ayesha. Acqua sporca ha la capacità di parlare e farsi ascoltare, ma soprattutto di costringerci a riflessioni spesso estremamente scomode.

a cura di
Andrea Romeo

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