I romantasy virali su TikTok sono tutti un fallimento? No, ma questo sì!
La trilogia di Powerless, scritta da Lauren Roberts e pubblicata in Italia dalla Newton Compton Editori, giunge alla sua “epica” conclusione con Fearless.

La saga è ricordata per essere diventata un fenomeno virale su TikTok, precisamente nel BookTook, nel 2023.
La trilogia è partita abbastanza bene con Powerless, portando in scena tutto quello che il BookTok ama di più: un po’ di romance con il retrogusto di enemies to lovers, un po’ di fantasy e un pizzico di scopiazzamento da alcuni degli young adults più amati. Un libro leggero, senza grandi pretese.
Leggendo il secondo, Reckless, ci si sente proprio come se la trama stesse perdendo colpi. Iniziano una serie di interconnessioni poco sensate, buchi di trama importanti, e soprattutto una sequenza di frasi create ad hoc per far arrossire e ridacchiare un pubblico femminile molto giovane.
Ma con Fearless tutto questo raggiunge il suo apice: il libro perde ogni cognizione di causa. Durante la lettura, come mio solito, ho scelto di annotarmi alcuni pensieri ai margini delle pagine. Riporto di seguito alcuni dei più emblematici: “forse un po’ banale”, “vabbè, fan service”, “sì, okay, ma non ha senso”, “Hunger Games??”, “ora pure Shadow Hunters??”.
Ma andiamo per gradi, soprattutto cercando di non spoilerare troppo.
Il problema più grande di questo libro, secondo me, sono i protagonisti: Paedyn, la ragazza acqua e sapone della porta accanto con gli occhi del colore del cielo e i capelli legati in una crocchia disordinata, e Kai, l’uomo che ha perso la sua identità da qualche parte nel secondo libro e che nel terzo svolge l’onorevole funzione di creare a macchinetta frasi fatte. L’unico personaggio che, a tratti, pare ragionare come un essere umano normale è Kitt, il fratello di Kai e presunto antagonista della narrazione.
Sono dei protagonisti banali, che hanno completamente perso ciò che nel primo libro poteva marginalmente caratterizzarli. Comunicano, tra di loro e al lettore, come se tutto fosse incredibilmente doloroso e complicato. Leggendo tra le righe – ma neanche troppo – ci si rende conto che non è così. A tratti risultano pericolosamente antipatici… forse in una mirabolante impresa da parte della scrittrice di renderli grigi, i classici “belli e dannati”.
Gli altri personaggi si susseguono in una serie di azioni poco chiare, che spesso vanno a scontrarsi con i punti di trama dei libri precedenti. L’elemento più fastidioso continua ad essere la continua perdita del loro sé.
La trama, però, è il vero nemico di questa storia.
La maggior parte degli eventi sembrano piazzati all’interno della narrazione senza un vero e proprio scopo. Potremmo provare a interpretarlo come un romanzo per ragazzi, senza particolari pretese. Questo si scontrerebbe però con il tono che la scrittrice cerca di dare al libro stesso, che sembra cercare in tutti i modi di imporsi come una lettura importante, ma tramite l’utilizzo di uno stile di scrittura, a mio parere, che fallisce nell’intento.
L’esempio lampante sono i capitoli scritti nel POV (Point of View) di Kai. Ho perso il conto, durante la lettura, di quante frasi e quante azioni esso svolge che sembrano prese e inserite, senza neanche troppi aggiustamenti, dai più popolari video del BookTok. Sembra quasi che l’autrice abbia razionalmente scelto di inserire ogni possibile cliché e di costruirci sopra la personalità personaggio. Cosa che avrebbe anche potuto funzionare su un certo tipo di pubblico, ma che ha l’effetto di inimicarsi un’altra fascia di esso, alla quale sento di appartenere.
L’ultimo punto sulla quale vorrei porre attenzione, è quello delle accuse di plagio. Argomento estremamente sensibile, a mio parere, per quanto riguarda il BookTok.
Spesso le grandi opere che proliferano tramite esso rischiano di cadere in questo elemento, prime tra tutte le saghe come ACOTAR, Shatter Me o Once Upon a Broken Heart. Alcuni di questi scrittori hanno almeno l’educazione di provare a distinguersi e dare un proprio tono personale alle loro narrazioni, essendo consapevoli del rischio di contaminazione.
Ma non Lauren Roberts, non Powerless e soprattutto non Fearless. A volte pare proprio che ci sguazzi nella sua somiglianza ad altre opere.
Come detto prima, già il primo capitolo della saga presentava delle chiarissime similitudini con Hunger Games. Ma in questo libro, già altri elementi danno da pensare.
Un esempio (SPOILER): il momento in cui viene rivelato che Kitt è il fratellastro della protagonista Paedyn. A quel punto del libro, quindi verso la fine, il mio livello di sopportazione era arrivato ad un punto talmente basso che non ho avuto la forza di cercare di negare la chiarissima copiata ai danni della saga di ShadowHunters.
Inoltre, mentre scrivevo la mia tesi di laurea magistrale, ho appreso della più grande critica di plagio mossa quest’opera. Si tratta dello young adult Red Queen, di Victoria Aveyard. Non avendolo letto non posso confermare, ma più di una fonte riferisce che le somiglianze tra Powerless e elementi della saga della Aveyard siano innegabili.

Per concludere, devo dire che leggere questo libro mi ha fatto genuinamente arrabbiare. Ho scritto un’intera tesi di laurea nella speranza di portare alla luce punti a favore verso il BookTok e i suoi prodotti, e questi libri sono quelli che rendono il lavoro vano. Sono opere che fanno dire “vedi, alle ragazzine piace questa roba”, e casualmente sono quelli che riscuotono più successo, mentre altri prodotti più di nicchia rimangono nell’ombra.
Se Lauren Roberts avesse scelto un approccio diverso per il suo bestseller, forse avrebbe fatto un favore non solo ai lettori, ma a tanti autori che cercano di avvicinarsi al successo tramite una piattaforma come quella di TikTok. Ma no, l’unica cosa che ha potuto offrire, è stata Fearless.
Nelle parole di Laura, la nostra responsabile editoriale, “le uniche persone senza paura siamo stati noi che l’abbiamo letto”.
a cura di
Ludovica Marinelli

