Prima data della doppietta che riporta il Blasco nel capoluogo marchigiano
È oramai una consuetudine l’approdo di Vasco Rossi allo Stadio del Conero di Ancona, per non dire che sia una vera e propria residency.

E “ogni volta che viene Vasco” c’è la certezza che il concerto (o i concerti, dato che stavolta si parla di doppia data) si trasformi in un autentico rito, che sfocia avanzando progressivamente verso le primissime file in una sana follia collettiva, che non risparmia nessuno, grandi e piccoli.
Perché per quanti concerti possiamo assistere c’è una cosa che da Vasco saremo pur certi di trovare: genitori e bambini che nel corso dei decenni sono una costante, un verbo che si tramanda di generazione in generazione che ha consentito alla fandome di Vasco di vincere la caducità dettata dal tempo, che anno dopo anno si è trasformato in 50 anni di carriera, croce e delizia delle setlist che per forza di cosa devono escludere delle chicche e integrarne altre (e così non ci si accontenta di una data e basta!).
La serata del 23 giugno ad Ancona poi si è arricchita di un parterre de roi con le presenze iridate di Gianmarco Tamberi, per gli onori di casa, e di Marco Materazzi, atteso questa sera a Passaggi Festival per la presentazione del suo libro MM23, un’autobiografia interattiva con la sezione fotografica interamente curata da Henry Ruggeri.
Dunque stelle dello sport sotto il palco, ma sopra l’unica grande stella che brilla è quella di Vasco, che porta il pubblico ora da uno stato di estasi ora a uno di stato di commozione, grazie in particolare ai suoi classici. E non perde occasione per scherzare e divertirsi con il pubblico su “Non siamo mica gli Americani”, in cui riesce a toccare un tema così attualmente sentito, schernendo la guerra con una pistola ad acqua verso il pubblico.
Vasco, come ribadito da lui stesso, è di poche parole sul palco: sono le sue canzoni a parlare per lui.
a cura e foto di
Emmanuele Olivi














































