A otto giorni dall’uscita del “film dell’anno” abbiamo incontrato gli attori di Avatar – Fuoco e Cenere, che ci hanno raccontato alcuni retroscena della pellicola più attesa di questo 2025.
Avatar – Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga di James Cameron, arriverà nelle sale il 17 dicembre e, nella splendida cornice dell’Hotel Principe di Savoia, si è svolta la conferenza stampa della pellicola alla presenza di Sam Worthington, Stephen Lang, Jack Champion, Bailey Bass e Trinity Jo-Li Bliss.
Per gli attori far parte del mondo di Avatar è stato un onore: per i più giovani, infatti, questa esperienza ha rappresentato parte integrante della loro vita, avendo fatto il casting quando erano ancora bambini e avendo vissuto tanto tempo sul set per la realizzazione dei film più iconici di James Cameron.
La saga presenta diversi temi rilevanti e ci insegna che l’umanità ha bisogno di storie per ricordare il nostro passato e creare il nostro futuro. Avatar è una storia che connetterà tutti noi a livello globale, una storia che parla a tutti, una pellicola che parla di famiglie (che si scelgono) e della forza delle donne. “È un film con tanti straordinari personaggi femminili”, afferma Bailey Bass.
Secondo Sam Worthington e Stephen Lang, il film porta a un livello ancor più profondo l’espressione delle emozioni. C’è infatti un filo conduttore con Avatar – La via dell’acqua (grazie anche al fatto che sono stati girati in contemporanea), dove ogni personaggio cerca di trovare il suo posto. Entrambi gli attori sono convinti che questo sia un film “da vedere nelle sale”, che avrà un’importanza dal punto di vista emotivo e che sicuramente si ritaglierà il suo spazio nella storia del cinema.
Stephen Lang aggiunge come sia bello e giusto presentare il film nella cornice milanese, in quanto Milano è una città che ama e conosce la Settima Arte (e non possiamo che ringraziare per il complimento).

Dal messaggio ecologista al cinema in sala
All’interno di Avatar una delle componenti principali è il messaggio ecologista. Per Trinity Jo-Li Bliss siamo miliardi di persone in questo pianeta e, come nel film viene mostrato come i Na’vi vivano in armonia col pianeta e in totale simbiosi, anche noi dovremmo imparare a vivere così sul nostro pianeta per poterlo salvare.
Un pensiero anche per la Generazione Z e su quanto questo nuovo capitolo potrebbe servire ad alzare lo sguardo dai telefonini. “La Generazione Z vive davanti al telefono, se non registra, se non filma tutto si sente persa”, ci spiega Bailey Bass. “ In Avatar vogliamo mostrare come sia l’interazione tra le persone, perché questo è il momento di andare al cinema e condividerlo con le persone. È questo che Avatar vuole mostrare.”
Per Stephen Lang quando guardi un film a casa non è la stessa cosa perché gustarsi un’opera al cinema è un’esperienza, anzi è L’Esperienza. I temi della saga sono la comunità e le connessioni, e pertanto bisogna vederlo assieme in sala per ricollegarsi a questi temi.

Dal grande cattivo al solo attore in mezzo a tanta CGI
Jack Champion ci ha spiegato come sia stato facile essere l’unico “vero attore” in mezzo a tanta CGI. Per lui, infatti, James Cameron ha reso tutto semplice mostrandogli cosa fare su un iPad con i movimenti che avrebbero avuto i Na’vi, risultando poi tutto naturale durante le riprese.
Il personaggio del Colonnello Miles Quaritch interpretato da Stephen Lang è senza ombra di dubbio uno dei cattivi più odiati della storia del Cinema, quello che in molti vorrebbero morto. Ma com’è stato interpretarlo?
“Ho sempre detto che non avrei mai fatto un cattivo, ma sono abbastanza intelligente da aver letto lo script e aver capito la funzione di quel personaggio”, racconta Lang. “Dopo il primo Avatar – dove il mio personaggio era cattivo in maniera molto diretta -, abbiamo deciso di rendere l’antagonista più profondo nei film successivi. Un personaggio col mio carattere, e sono grato di ciò.”
Non ci resta che aspettare il prossimo 17 dicembre per l’uscita al cinema di Avatar – Fuoco e Cenere.
Qui di seguito le foto dell’evento
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a cura di
Andrea Munaretto
foto di
Luca Micheli

