Il 3 aprile 2026 Mubi renderà disponibile “My Undesirable Friends: Part 1 – Last Air in Moscow”, il documentario di Julia Loktev sulla repressione del giornalismo russo da parte del governo. Noi di “The Soundcheck” abbiamo avuto modo di vedere il film in anteprima!
Con My Undesirable Friends: Part 1 – Last Air in Moscow Julia Loktev racconta una storia di resilienza alla censura, ambientata in Russia tra l’autunno del 2021 e l’inverno del 2022. In altre parole, il documentario che arriverà su Mubi venerdì 3 aprile illustra il difficile rapporto tra stampa e governo russo in concomitanza della preparazione all’invasione dell’Ucraina, avvenuta a febbraio 2022.
Come si evince dal titolo, il film avrà presto anche una seconda parte, che sarà incentrata sull’esilio dei giornalisti scappati dal loro paese. Nel frattempo, però, noi di The Soundcheck abbiamo già visto My Undesirable Friends: Part 1 – Last Air in Moscow. Ecco per voi la recensione in anteprima!
Gli agenti stranieri, ovvero gli indesiderabili
Il fulcro di questa prima parte documentata da Julia Loktev è la lotta da parte di un gruppo di giornalisti (prevalentemente donne) contro la repressione e la censura operata dal governo russo. Anna Nemzer, Ksenia Mironova, Sonya Groysman, Olga Churakova, Irina Dolinina e Alesya Marokhovskaya sono solo alcune dei tanti giornalisti la cui voce è stata costantemente silenziata tra l’autunno del 2021 e l’inverno del 2022.
Tutto inizia con una nuova denominazione per gli organi di informazione che si discostano dal pensiero di Putin. D’ora in avanti, infatti, la terminologia corretta sarà “agenti stranieri” o “indesiderabili” e, ancora più spaventoso, tutti questi saranno costretti a proiettare un messaggio che indichi la loro lealtà ai poteri esteri prima di ogni loro servizio. Nell’arco di pochi mesi da qualche decina questi organi di stampa repressi diventeranno centinaia.
Eppure – e questa è la chiave di lettura del documentario – questi giornalisti non si sono mai arresi e hanno continuato a resistere in ogni modo a loro consentito finché è stato possibile. La loro è dunque una storia di coraggio e resilienza, di ottimismo dentro la sofferenza, nonostante siano stati in ultima istanza costretti ad abbandonare il loro Paese ad una settimana dall’inizio della guerra.

Una testimonianza preziosa
Chiunque si occupi di informazione a qualsiasi livello vive molto probabilmente con il timore di incappare prima o poi nell’ombra della censura, ragion per cui un film come questo diventa testimonianza preziosa di cosa significhi veramente lottare contro di essa.
Sul piano emotivo, My Undesirable Friends: Part 1 – Last Air in Moscow si spinge in due direzioni opposte. Da un lato mette in scena senza troppi giri di parole la sofferenza provocata dalle imposizioni del governo, il cui intento principale è eliminare ogni forma di dissenso. Parallelamente, c’è anche la paura, perché, dopotutto, i giornalisti russi non sono estranei ad arresti sospetti e morti “accidentali”. Infatti, più volte nel documentario si parla di perquisizioni a notte fonda e, ancora più tristemente, vengono spesso ricordati colleghi morti in nome della verità.
Tenendo conto di tutto ciò, l’ottimismo e il coraggio dimostrato dai protagonisti di questa storia diventa ancora più impressionante. Nonostante tutto, le giornaliste del canale indipendente Dožd (che, tradotto, significa Pioggia) continuano a mantenere il sorriso e a produrre servizi al massimo delle loro capacità. Ecco quindi che, a dispetto di tutto, la loro voce rimane forte e chiara.
Un invito a resistere e non dimenticare
In chiusura, penso sia doveroso sottolineare ancora una volta l’importanza storica e tematica di questo documentario che, dunque, invito tutti a vedere. My Undesirable Friends: Part 1- Last Air in Moscow non solo immortala la censura del governo russo in un momento storico significativo come l’invasione dell’Ucraina, ma invita anche gli organi di informazione a non piegarsi davanti alla repressione.
Forse dovremmo imparare qualcosa dagli “agenti stranieri” russi, che sono stati capaci di rendere propria questa denominazione, trasformandola quasi in un’onorificenza. La margherita doveva essere un segno per contraddistinguerli e, in un certo senso, ha adempiuto al suo compito, diventando il simbolo della loro resistenza.
Vi lascio quindi con una calorosa raccomandazione a vedere questo documentario e ad abbracciare il suo messaggio.
a cura di
Claudia Camarda

