Mamma, ho perso l’aereo – recensione dell’iconico film di Natale di nuovo al cinema


Il cult Mamma, ho perso l’aereo torna al cinema in esclusiva per il suo 35° anniversario dal 4 dicembre, in una nuova versione restaurata in 4k distribuita sa Nexo Studios.

“Io non la voglio un’altra famiglia! Non voglio nessuna famiglia! Le famiglie rompono!”

Diretto da Chris Columbus (Mrs. Doubtfire) e sceneggiato da John Hughes (The Breakfast Club), Mamma, ho perso l’aereo ha guadagnato fin dalla sua uscita nel 1990 un enorme successo, mantenendo per più di venti anni anni il titolo di commedia live-action con il maggior incasso della storia del cinema.

Ora, dopo 35 anni, il film non ha perso il suo smalto originale, rimanendo una delle pellicole di Natale più amate di tutti i tempi. (In primis dal sottoscritto, che da piccolo ha disintegrato la cassetta vedendolo a ripetizione con i cugini) 

In un’enorme casa addobbata per le feste sono in atto frenetici preparativi per un viaggio oltreoceano. La numerosa famiglia McCallister di Chicago ha organizzato di andare a passare il Natale a Parigi. Kevin (Macaulay Culkin), il più giovane, viene spedito a dormire in soffitta dopo un litigio con il fratello Buzz. La mattina dopo, come una risposta miracolosa al silenzioso desiderio espresso prima di andare a letto, la famiglia partirà lasciandolo da a casa da solo.


Un bambino speciale in un mondo di comuni adulti

Il film rese Macaulay Culkin, che al tempo aveva appena 10 anni, una celebrità internazionale, aprendogli le porte per numerosi altri film, nei quali, però, non riuscì mai del tutto a staccarsi dal suo Kevin. Il protagonista di Mamma, ho perso l’aereo risulta, anche agli occhi di uno spettatore adulto, un personaggio con cui si riesce facilmente ad empatizzare in quanto la sua situazione rimanda ad avvenimenti e sensazioni comuni.

Nella nostra infanzia, tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Kevin. Inascoltati, sottovalutati e non capiti dagli adulti, fino quasi a farci sperare di non avere più nessuno a cui rendere conto per passare del tempo autonomamente

All’iniziale euforia del rimanere da soli in casa per la prima volta – mostrata in tutta la sua libertà dallo splendido montaggio dove Kevin salta sul letto dei genitori con le scarpe, corre urlando per casa e mangia schifezze -, fa spazio la paura per tutto ciò che c’è fuori dall’abitazione – ovvero il mondo degli adulti -, a cui Kevin è inevitabilmente estraneo e che risulta minaccioso e poco accogliente

Tranne i genitori (interpretati da John Heard e dalla grandissima Catherine O’Hara), gli adulti con cui Kevin si interfaccia per tutto il film mostrano una costante incomunicabilità con il piccolo naufrago domestico. A partire proprio dagli agenti di polizia, che non solo non si rendono conto che Kevin è in casa quando vengono inviati a controllare, ma dai quali viene anche inseguito perché pensano che sia un taccheggiatore. 

Allo stesso modo, i due goffi ladri d’appartamenti, Harry (Joe Pesci) e Marv (Daniel Stern) – una versione in salsa Grinch del Gatto e la Volpe -, incarnano il volto più oscuro del mondo degli adulti in quanto portatori di distruzione della magia positiva del Natale. (Gli elementi splapstick durante l’assedio finale rimangono tutt’ora la mia parte preferita del film). 

Al di là del padre e della madre, gli unici due personaggi adulti interamente positivi sono rappresentati dal vecchio Marley (Roberts Blossom), iniziale motivo di paura per Kevin e anche lui veicolo di incomunicabilità con il mondo degli adulti, che gli ha cucito addosso una sorta di leggenda nera, e Gus Polinski, l’eccentrico suonatore di polka, personificazione dello spirito natalizio che aiuterà la mamma di Kevin a tornare a Chicago (interpretato da un John Candy che, tra l’altro, improvvisò sul momento la stragrande maggioranza delle battute)

La crescita di Kevin

Ma la solitudine a cui andrà incontro Kevin nel corso della sua vacanza forzata lo farà inevitabilmente crescere. Abitare da solo vuol dire, infatti, imparare a cavarsela, pensare alla spesa, a cucinare e alle pulizie, divenendo così un piccolo adulto che non smette di vedere il mondo con gli occhi di un bambino.

E, forse, è proprio nella sua accezione di storia di formazione che si nasconde il messaggio più importante della pellicola: non si deve necessariamente essere piccoli per abbracciare la magia delle feste e per rendere il mondo un posto migliore, ma per far ciò è necessario non perdere quella infantilità innata e positiva.


Metacinema natalizio

Nel corso del film Chris Columbus inquadra spesso televisori a tubo catodico che mostrano altri film cult di Natale, tra i quali si nasconde però un piccolo ed esilarante intruso. Riguardando la pellicola con occhi più allenati, mi sono reso conto che questi inserti non servono solo a diffondere le sensazioni del Natale, ma fungono anche da elementi metacinematografici, in quanto mostrano o si riferiscono a precisi personaggi o avvenimenti in scena.

Il primo mostrato è Il Miracolo sulla 34esima strada (George Seaton, 1947), che parla della incapacità del mondo moderno di riconoscere il vero Babbo Natale e che rimanda all’inadeguatezza degli adulti di percepire lo spirito del Natale anche in Mamma, ho perso l’aereo.

Similmente, la famiglia McCallister a Parigi viene mostrata con la televisione accesa sul capolavoro di Frank Capra It’s a Wonderful Life (1946) rigorosamente doppiato in francese. In questo ennesimo cult di Natale la vita di George Bailey (James Stewart) viene salvata dal tempestivo intervento del suo angelo custode Clarence Odbody (Donna Reed), anticipando il proverbiale soccorso di John Candy a Catherine O’Hara

Infine, meritano una citazione i due film visti da Kevin nella solitudine della sua casa. Il primo è lo speciale per televisione Dr. Seuss’ How the Grinch Stole Christmas! del 1966, tutto incentrato sul Grinch impegnato nel rovinare il Natale… come tenteranno di fare di lì a poco Harry e Marv.

L’ultimo, ma non per importanza è, come scritto sulla cassetta inserita nel lettore, Angels with filthy souls, un gangster movie che traumatizza il povero Kevin con una violenta scena d’omicidio, quando Snake viene crivellato con un mitra dal boss Johnny (“Tieni il resto lurido bastardo”).

Ma questo film non esiste nella realtà: si tratta infatti di una pellicola creata ad hoc per Mamma, ho perso l’aereo, con un titolo che rimanda al capolavoro noir di Michael Curtiz (1938), Angels with dirty faces. L’estrema difesa dell’abitazione da parte di Johnny – che minaccia Snake di mettere il piede fuori dalla sua proprietà prima che gli riempia le budella di piombo – pare quasi prefigurare, con un ovvio ribaltamento ironico, la strenua difesa finale di Kevin dalle mire dei due ladri. 

Un film da non perdere!

Nella speranza che questa recensione possa avervi fatto venire voglia di riguardarlo, il ritorno al cinema di questo cult senza tempo permette di apprezzare il film in una nuova veste 4k, aumentando così sia il positivo sentimento natalizio, sia i ricordi nostalgici delle prime visioni davanti al televisore.

Insomma, un’uscita in sala da non perdere per questo dicembre!

a cura di
Tommaso Rubechini

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