Una battaglia dopo l’altra: la recensione in anteprima del nuovo imperdibile film di Paul Thomas Anderson 

In uscita al cinema a partire da oggi, giovedì 25 settembre, il nuovo film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, vanta la presenza di un cast stellare composto da Leonardo DiCaprio, Chase Infiniti, Sean Penn, Benicio del Toro, Regina Hall e Teyana Taylor. Già in piena corsa per gli Oscar (aspettiamo solo la conferma ufficiale), la pellicola ci ha conquistati fin dai suoi primissimi istanti e, per questo motivo, ve ne parliamo qui, in questo articolo! 

Paul Thomas Anderson torna finalmente al cinema con la sua ultima opera, Una battaglia dopo l’altra, disponibile a partire da oggi, giovedì 25 settembre, in tutte sale italiane! 

Un ritorno estremamente atteso e colmo di grandi aspettative, che – ve lo spoileriamo – non saranno di certo disattese da quest’ultima fatica del regista. 

Perché Una battaglia dopo l’altra presenta un fascino unico, al quale risulta impossibile resistere e restare indifferenti. Un film che ha conquistato tutti per poetica e bellezza fin dai suoi primissimi istanti e che saprà sicuramente rapirvi, nonostante la sua durata non da poco. Perché, quando gli elogi arrivano perfino da due mostri sacri del cinema quali Scorsese e Spielberg, l’assoluta convinzione di trovarsi di fronte all’ennesimo capolavoro di PTA non diventa più solo un’ipotesi, ma una certezza assoluta. 

Prossimo indiscutibile candidato agli Oscar, la pellicola esprime appieno la poetica andersoniana, risultando, tuttavia, estremamente attuale nelle sue tematiche e nei suoi significati. Un film che fissa dritta in faccia un’America spogliata dalle sue maschere, parlando apertamente di razzismo, intolleranza e di fallimentari rivoluzioni violente votate alla causa, senza rinunciare ad un pizzico di comicità e ad una delle tematiche più care al regista: quella della famiglia. 

“Viva la revolución!”

Ispirato a Vineland di Thomas Pynchon, rispetto a quest’ultimo Una battaglia dopo l’altra presenta in realtà un significativo cambio temporale, poiché ambientato ai giorni nostri e non nell’ormai lontano 1984. 

La storia è quella di Pat, un ex rivoluzionario dei French75, banda armata responsabile dei bombardamenti nel campo di segregazione al confine tra Messico e USA. Abbandonato da Perfidia e in fuga dal suo passato, diciassette anni dopo l’uomo assume l’identità di Bob e vive con la figlia nel più completo anonimato, conducendo una vita alla deriva e sopprimendo i suoi tormenti – e la sua memoria – con l’utilizzo di alcol e di droghe. L’inattesa ricomparsa del colonnello Lockjaw, però, farà luce su un segreto dimenticato, mettendo la vita di Pat e di Willa nuovamente in pericolo. 

Già a partire dal titolo, la nuova pellicola di Paul Thomas Anderson si presenta come un complesso campo di battaglia, dove scontri di idee, valori e lotte – tanto politico-sociali, quanto familiari – si susseguono una dopo l’altra, intrecciandosi e risolvendosi solo nel finale. “Una battaglia dopo l’altra” è, sì, lo scontro violento di una rivoluzione destinata al fallimento, ma anche i combattimenti quotidiani che Bob deve affrontare nelle vesti di padre.  

Ciononostante, il contesto sociale e politico in cui i personaggi si muovono risulta qui fondamentale non solo per la caratterizzazione dei protagonisti e lo sviluppo della storia, ma anche per l’idea di Cinema da sempre proposta dallo stesso Anderson, il quale ci fornisce un ritratto preciso ed estremamente attuale dell’America contemporanea. 

Lo scenario in cui si sviluppa la storia non fa mai solo da sfondo, ma sottopone alla nostra attenzione i problemi concreti della nostra epoca. Come il razzismo sempre più dilagante, la politica reazionaria dell’uomo “ariano” – che, nel mondo come nel film, torna a rappresentare qualcosa di più di un cliché superato. Ma anche l’oppressione militare e, parallelamente, la lotta violenta della rivoluzione, destinata inevitabilmente al fallimento. Condotta per il raggiungimento di una libertà descritta come il “non avere paura, proprio come Tom Cruise”, ma che, di fatto, “quando ce l’hai non la riconosci e quando la riconosci è volata via”.  

Un Cinema d’altri tempi 

Una poesia fatta di immagini. 

Così definirei il nuovo action movie di Paul Thomas Anderson, che si riconferma un vero e proprio Maestro dietro la macchina da presa. Girato in Vista Vision, nel corso del film il regista alterna diversi piani sequenza a numerose riprese in primo piano, utilizzando anche la macchina a mano e la camera-car.

Non mancano, infatti, lunghi inseguimenti in auto, sparatorie e sequenze cariche di tensione, per i quali PTA attinge direttamente dalla vecchia tradizione dei gangster movie, facendola propria. Il risultato è un’opera dal ritmo frenetico che, avvalendosi di un montaggio serrato e di una stridente colonna sonora dall’intensità crescente, tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutti i 162 minuti della durata, in un continuo saliscendi di emozioni. 

Tra dramma e comicità, i ritmi accelerano, si spezzano e si dilatano, lasciandoci col cuore in gola. Come in quell’ultima corsa finale tra le colline, dove la nostra vista è occultata e la strada scompare tediosa, dietro ogni salita.  

La famiglia 

Ma il tema della rivoluzione risulta centrale anche per un secondo motivo: sarà proprio quest’ultima, infatti, a fornire i presupposti per lo sviluppo di una delle tematiche più importanti della pellicola – nonché più care alla filmografia di Anderson. Quella su cui si articolerà tutto lo sviluppo narrativo del film, portando ad una frenetica concatenazione di eventi e all’epilogo finale. 

Il tema della famiglia (già presente in numerosi film di PTA, primi tra tutti Magnolia e Il Petroliere) si sviluppa qui in molteplici aspetti. 

Tutto nasce da un segreto, da un enigma: quello della paternità di Willa, costretta a scontare le colpe dei “padri”. 

Un intreccio che ha origine da una passione segreta, da un legame di sangue mai verificato che tormenta giorno e notte Steven J. Lockjaw, mettendo a rischio il suo ingresso nell’elitaria e ariananissima setta dei Pionieri del Natale. Messo alle strette dal suo stesso passato, il colonnello inizierà una stremante caccia all’uomo, con l’intenzione di lavare via a tutti i costi un peccato segreto, risalente a ben 17 anni prima. Se necessario, addirittura col sangue. 

L’orrore con cui Lockjaw contempla l’ipotesi della possibile “bastarda” genitorialità e il trattamento violento e disgustato riservato a Willa si contrappongono al legame tra la ragazza e Bob, per lei l’unico e il solo. 

Un rapporto padre e figlia fatto di alti e bassi, lunghi silenzi ed occhiatacce, sguardi in tralice e parole di disapprovazione. A tratti difficile, a tratti fratturato come qualsiasi vero legame umano, ma mai veramente spezzato. Un rapporto fatto di presenza, totalmente contrapposto a quello con Perfidia, che si traduce in una lettera commovente e una profonda incapacità di essere.
GenitoreCompagna. Ma, soprattutto, madre

Nel folle inseguimento di Bob – vero e proprio antieroe della storia – si riversa tutto l’incontrollabile terrore di un padre posto di fronte all’eventualità della perdita della figlia, un evento talmente inaccettabile da non poter essere neppure ipotizzato.

L’ansia e il tormento di una ricerca senza fine condurranno la pellicola e lo spettatore a quell’ultimo – lunghissimo – faccia a faccia. A quella domanda finale, che troverà risposta e assoluzione nelle parole di Bob.

“Sono tuo padre.” 

a cura di 
Maria Chiara Conforti 

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