Il nuovo album di Sal Da Vinci “Per sempre sì” si presenta come un atto di testimonianza personale, in cui l’artista racconta un percorso di vita costruito restando fedele alle promesse fatte a sé stesso, in seguito ad anni di sacrifici, impegno e conquiste graduali. L’album nel suo insieme diventa un invito a credere nei propri sogni, anche dopo aver gettato la spugna.
Sal Da Vinci torna con l’album “Per sempre sì”: al cuore del disco c’è una forte dimensione di testimonianza. L’artista racconta un percorso costruito nel tempo, fatto di sacrifici e conquiste graduali, “briciola dopo briciola”, diventando oggi un messaggero di speranza. Il progetto è un invito a non arrendersi, a credere nei propri sogni e a resistere nei momenti di attesa o difficoltà, trasformando la vita in un cammino di crescita e consapevolezza. La musica viene quindi vissuta come un qualcosa di più alto e quasi spirituale, capace di dare voce alle emozioni e di “esorcizzare il dolore”, trasformandolo in un racconto condiviso.
Un mix di generi e generazioni
“Per sempre sì” nasce dall’incontro di sonorità molto diverse tra loro, che spaziano da influenze latine e lambada, rap e al pop. Anche le collaborazioni riflettono un’apertura generazionale, mettendo insieme artisti appartenenti a mondi diversi, dalla Gen Z alla Gen X. L’album arriva inoltre dopo la partecipazione all’Eurovision Song Contest, un’esperienza definita unica soprattutto per i rapporti umani creati: proprio dopo la competizione, diversi artisti lo hanno contattato per future collaborazioni.
Il disco viene definito come fatto “di pancia”, costruito con amore e autenticità, volto ad emozionare e far arrivare qualcosa di vero a chi lo ascolta. Tra i temi centrali emerge il legame padre-figlio su più piani generazionali: il brano “Voglio ancora amarti”, dedicato al padre, ha richiesto tempo prima di poter essere pubblicato e interpretato dal vivo a causa del forte impatto emotivo. Mentre “Somigli a me” vede la collaborazione con il figlio Francesco Da Vinci (FDV), rafforzando ulteriormente la dimensione familiare del progetto.
a cura di
Morena Kercuku

