A distanza di due anni dalla prima acclamata edizione, torna in Italia lo Slam Dunk Festival!
Un’unica, imperdibile giornata-evento con 10 band che si sono alternate su due palchi, per oltre 8 ore di musica punk rock ed emo e uno sciame di persone… ecco cosa è stato lo Slam Dunk Festival a Milano.
Si è partiti subito alla grande, alle ore 15 sul main stage, con l’esibizione dei Hopsydian.
Con il loro modern-metal dalle sonorità potenti e melodiche, la band italiana ha regalato un’esibizione carica di energia e passione con brani ricchi di riff incisivi, voci avvolgenti e un sound che unisce intensità emotiva e forza travolgente.
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Veloce cambio palco e arriva il momento di una band che avrebbe sicuramente meritato un posto più in alto in line up: i gallesi Neck Deep, band tra le principali esponenti del pop punk moderno.
I Neck Deep sono passati spesso dall’Italia e il pubblico li conosce bene e li ama, infatti sottopalco c’è già una gremita schiera di fan che canta a memoria tutte le canzoni, comprese quelle dell’ultimo lavoro ‘Neck Deep’ pubblicato a gennaio 2024 per Hopeless Records, con brani pazzeschi come ‘Dumbstruck, Dumbf*ck’ e ‘Sort Yourself Out’.
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Dopo i Neck Deep ci si sposta sul second stage dove fanno il loro ingresso i Stain The Canvas, la seconda ed ultima band italiana del giorno.
Nata ad Ancona, Stain the Canvas è una band metal con già fama internazionale grazie alla loro idea musicale che ha letteralmente lasciato il segno in Europa e negli Stati Uniti. La loro proposta è una miscela molto attuale di dark e metal attualizzati dagli anni 2000.
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Sono le 17.15 e l’atmosfera comincia a farsi ancora più calda, anche se in realtà al Carroponte già si muore di caldo nonostante non ci sia il sole a picco.
Sul main stage arrivano i francesi Landmvrks. La loro miscela di metalcore moderno con riff hardcore e ritornelli accattivanti nel tempo ha conquistato proprio tutti guadagnando una fanbase sempre più affezionata e innamorata della loro intensa energia sia live che su disco.
Dagli esordi son cambiati un pochetto e ora le loro sonorità sono influenzate da suoni più hardcore, pop-heavy e persino dall’hip hop grazie soprattutto all’incredibile capacità vocale del cantante Floren Salfati.
Super promossi!
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Si attraversa di nuovo il Carroponte, nella “corte” degli stand, tra cui quello di Monster Energy, sponsor ufficiale, in cui è possibile fare attività per vincere gadgets e bibite ma anche conoscere i propri beniamini grazie ai vari meet&greet.
Arriviamo al second stage ed ecco che attaccano a suonare i The Ataris. Considerati tra i nomi più influenti della scena pop-punk mondiale, The Ataris hanno conquistato il grande pubblico nei primi anni 2000, soprattutto grazie alla loro energica reinterpretazione in chiave punk del classico anni ’80 “Boys of Summer”. Il loro concerto è qualcosa di bellissimo, senza troppi fronzoli, scenografie, breakdown.. semplicemente musica..e gente diposta ad ascoltarla… e pogarla!
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Un set di oltre mezzora per poi lasciare spazio ai miei, forse, preferiti della giornata: i The Used.
Rock, post hardcore, emo.. semplicemente la colonna sonora della mia giovinezza.. un tuffo al cuore nel passato e se è vero che l’acustica sarebbe potuta essere migliore, beh che dire.. well done guys! Live impeccabile, tra canzoni cantante a squarciagola e qualche lacrimuccia.
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19.40, il turno di una band che dal vivo è pazzesca. Un vortice di energia e ilarità: gli Zebrahead.
Punk, hip hop e alternative rock, rapcore,,tutto questo sono gli Zebrahead e il divertimento è assicurato.
Sul palco anche un minibar in cui alcuni fan selezionati in una tutina “scheletrica” possono “autofarsi” dei cocktail, mentre chi c’è fa crowd surfing su un materassino gonfiabile!
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Mancano ancora tre gruppi.. ma ce la farò! Main stage: New Found Glory. Leggende del pop punk sono tornati in Italia a distanza di undici anni ma il pubblico non li ha abbandonati e nelle prime file tutti quanti cantano.
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Subito dopo, gli inglesi Caskest. I protagonisti del second stage sono stati senza dubbio loro con la loro proposta di post-hardcore alternative-metal con influenze che sfociano fino all’elettronica a segnare qualcosa di diverso e innovativo e senza dubbio super apprezzato.
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Siamo ormai giunti alla fine, è stata impegnativa, oltre 8 ore, ma ne è valsa la pena. Quando gli A Day To Remember arrivano sul palco la gente è in visibilio. La band capitanata da Jeremy McKinnon è uno dei gruppi più influenti nel panorama metalcore/pop punk; durante la loro lunga carriera hanno venduto oltre un milione di dischi, ottenuto più di 800 milioni di stream su Spotify, 500 milioni di visualizzazioni su YouTube, vinto dischi d’oro e conquistato il cuore di milioni di fan in tutto il mondo. I loro concerti sono un vortice di emozione, da bravi super carichi di energia a brani emotivi e intensi che danno i brividi per poi tornare a pogare e saltare. Anche la presenza scenica è curata, palloni gonfiabili lanciati sul pubblico, rotoli di carta igienica e un sacco di coriandoli. Un’ora e mezza di live di altissimo livello, come sempre.
Un giorno da ricordare nella scena dei festival punk rock.
Grazie Slam Dunk!
Qui la photogallery degli A Day To Remember
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a cura e foto di
Emanuela Giurano

