Myke Towers a Milano: quando un concerto deve fare i conti con il tempo, il caldo e l’attesa. L’artista portoricano conquista il palco del Milano Latin Festival con una scaletta ricca di successi, in una serata che dimostra però anche quanto il contesto possa influenzare l’energia di un live, senza mai mettere in discussione il talento di uno dei nomi più importanti della nuova scena urban latina
Tre concerti in una sera: una sfida anche per il pubblico
Il pubblico arriva all’area del festival già nel tardo pomeriggio, pronto ad assistere a un vero e proprio viaggio nella musica urbana latina. Sul palco si alternano prima Omar Courtz, poi Mora e soltanto intorno alle undici di sera è il momento dell’artista più atteso, Myke Towers.
Una scelta che, almeno sulla carta, permette di offrire tre concerti in un’unica serata. Nella pratica, però, significa chiedere agli spettatori di restare in piedi per oltre cinque ore, in una delle settimane più calde dell’estate, tra code ai punti ristoro, attese per l’acqua e continui spostamenti all’interno dell’area del festival. Ed è probabilmente proprio questo il contesto con cui anche Myke Towers si trova a fare i conti.
Da SoundCloud ai palchi di tutto il mondo
Nato a Río Piedras, quartiere di San Juan, Porto Rico, Myke Towers, all’anagrafe Michael Anthony Torres Monge, rappresenta oggi uno dei volti più importanti del panorama urban latino.
La sua carriera prende forma pubblicando freestyle e brani su SoundCloud, riuscendo rapidamente a farsi notare per una scrittura capace di unire rap, reggaeton e melodie pop. Negli anni arrivano collaborazioni con alcuni dei nomi più influenti della musica latina contemporanea, da Bad Bunny a Daddy Yankee, passando per J Balvin, Sebastián Yatra, Quevedo, Eladio Carrión e molti altri.
Parallelamente cresce anche il suo successo internazionale, alimentato dalle piattaforme digitali e dai social, fino a trasformarlo in uno degli artisti più ascoltati della nuova generazione.
Brani come LALA, Girl, La Falda, La Capi o Diosa hanno superato centinaia di milioni di ascolti, diventando vere e proprie colonne sonore per un pubblico sempre più giovane e internazionale.
Un pubblico sempre più europeo
Passeggiando tra la folla, colpisce subito un dettaglio. Accanto alle tradizionali bandiere latinoamericane si sentono parlare inglese, francese e molto altro. Molti ragazzi arrivano da diversi Paesi europei per assistere al concerto di un artista che hanno conosciuto principalmente attraverso TikTok, Spotify e i social. Una popolarità costruita in modo diverso rispetto ai grandi artisti della vecchia scuola del reggaeton. I ritornelli vengono cantati praticamente da tutti. Basta che partano le prime note di LALA perché migliaia di telefoni si alzino contemporaneamente.
Quando invece Myke Towers cerca di dialogare con il pubblico esclusivamente in spagnolo, l’energia cambia leggermente. Molti ascoltano, applaudono, ma non sempre riescono a comprendere quello che l’artista racconta tra un brano e l’altro. È una differenza sottile, ma evidente, che racconta perfettamente come il successo globale passi oggi anche attraverso modalità di fruizione completamente nuove.
Una scaletta costruita sui grandi successi
Fin dall’apertura con DEGENERE, il concerto prende subito velocità.
La scaletta alterna alcuni dei brani più rappresentativi della carriera di Myke Towers ai featuring che negli ultimi anni hanno dominato le classifiche latinoamericane.
Arrivano Girl, Si se da, Almas gemelas, Relación rota, SOLEAO, ILY, Tengo Celos, Experimento, Adivino ed Extasy, fino a raggiungere alcuni dei momenti più attesi della serata con Diosa, Mi niña, La Capi e Hora Cero.
Non mancano nemmeno le collaborazioni che hanno contribuito a rendere la sua discografia una delle più prolifiche del panorama latino contemporaneo, con omaggi a Sebastián Yatra, Quevedo, Eladio Carrión, Jhayco, Duki, Alex Rose, Darkiel, Jay Wheeler e molti altri.
Il finale è affidato ai brani più conosciuti, tra cui Bandido, La Playa, La Curiosidad, También, Playa del Inglés e La Falda, accompagnati dagli immancabili effetti pirotecnici che chiudono il concerto.
Quando il contesto pesa quanto la musica
A differenza di molti grandi show internazionali, il concerto punta quasi esclusivamente sulla presenza scenica dell’artista. Niente cambi d’abito, nessun corpo di ballo, pochi effetti scenografici oltre ai fuochi e alle luci che accompagnano i momenti più intensi.
La responsabilità di tenere il palco ricade quasi interamente sull’artista, che prova costantemente a coinvolgere il pubblico, camminando da una parte all’altra della passerella e cercando il dialogo con i presenti. Non sempre, però, trova la risposta che probabilmente si aspetta.
Più che una mancanza di entusiasmo, sembra la naturale conseguenza di una giornata iniziata molte ore prima. Dopo tre artisti consecutivi, temperature elevate e lunghe attese, il pubblico alterna momenti di grande partecipazione ad altri più contemplativi.
Quando arrivano i tormentoni, però, bastano pochi secondi perché tutto torni a muoversi. È il segno di quanto le sue canzoni siano ormai entrate nell’immaginario di una generazione cresciuta tra playlist, reel e piattaforme digitali.
Il festival continua
Anche questa serata conferma una delle caratteristiche più interessanti del Milano Latin Festival: riuscire a portare in Italia artisti che difficilmente trovano spazio in altri cartelloni nazionali, trasformando ogni concerto in un piccolo viaggio attraverso le tante sfumature della musica latina contemporanea.
Il festival proseguirà fino al 15 agosto, con numerosi appuntamenti ancora in programma, confermandosi uno dei principali punti di riferimento europei per chi vuole vivere dal vivo i grandi protagonisti della scena latinoamericana.
Per Myke Towers resta una tappa importante del suo percorso internazionale. Una serata forse condizionata da fattori esterni più che dalla qualità dell’esibizione, ma che ha comunque ricordato perché il suo nome continui a occupare stabilmente le classifiche mondiali e le playlist di milioni di ascoltatori.
a cura di
Maria Giulia Lapenna

