Il reverendo Marilyn Manson tocca per la prima volta il sud d’Italia e lo fa alla Fiera del Levante di Bari.
Il concerto
Marilyn Manson, figura leggendaria e controversa della scena alternative rock mondiale, arriva per la prima volta in Puglia con un’unica data nel Sud Italia riempiendo letteralmente (nda e chi aveva dubbi? Io no di certo!) lo spazio adibito alla musica dal vivo della Fiera o Arena del Levante di Bari come la si voglia chiamare.
Il concerto si è preannunciato già come uno show imperdibile per vari motivi: il primo senza dubbio è la presenza del “Reverendo” al sud d’Italia, e quando ci ricapita una leggenda così da queste parti? In secondo luogo, finalmente alla tantissima proposta musicale rinchiudibile nel pop, rap e generi più mainstream nel cartellone degli eventi dal vivo si presenta un rock più alternativo, a tratti gotico e stando a quel che ho letto in giro ritenuto blasfemo dagli amanti di Gesù.
Qui a Bari comunque dal mattino campeggiano fuori dalla Fiera del Levante i fan da transenna, quelli che danno soddisfazione ai fotografi (se e quando ci sono sotto palco) e agli artisti, sono effettivamente quelli che non si preoccupano del caldo infernale, anche se oggi a Bari c’era un venticello che rendeva l’aria decisamente più sopportabile.
Come dicevo i fan da transenna ci sono anche qui, vestiti di nero in attesa di conquistare quel pezzo di ferro che li distanzierà di pochi metri dal loro idolo: Marilyn Manson.

Sul palco con Manson ci sono: Tim Sköld (basso), Gil Sharone (batteria), Piggy D. (chitarra) e Nick Annis (chitarra e backing vocals). Il set luci varia molto, ma rimane, come per qualunque live metallaro o rockettaro tendente al rosso e blu, per la non gioia dei sensori dei cellulari e delle macchine fotografiche, ma a favore della scena, perché ammettiamolo, vedere Marilyn Manson con quelle doppie croci che lo rappresentano e identificano, fa un certo effetto, o forse sono io bimba di Manson che mi farei piacere la qualunque anche quando il rosso e il blu se lo devo fotografare li odio nel profondo.
A riscaldare il pubblico prima dello show di Manson ci hanno pensato i Vowws un duo musicale australiano ”death pop” che sta aprendo i live del reverendo in questo tour. Il duo è composto da Matt Campbell e Rizz Khanjani e lasciatemelo dire il sound è veramente piacevole, anche a livello scenico hanno un loro perché. Li avevo pre ascoltati in streaming così da farmi un’idea su cosa aspettarmi e mi erano piaciuti in versione radiofonica, ma ammetto che live hanno guadagnato punti e soprattutto sono stati perfetti come apripista per l’headliner che tutti aspettano.
E Marilyn Manson puntuale come un orologio svizzero non delude, compare come un messia in questo lunedì sera che d’un tratto non ha nulla del lunedì, giornata che per antonomasia di solito fa schifo, ed è una terribile festa fatta di gente che con garbo, senza spintoni o poghi non richiesti, si dimena sul posto agitando corpi, alzando braccia al cielo, gli occhi sono tutti puntati sul protagonista indiscusso.
Seguiamo come ossessi quello che succede sul palco, il paradosso vuole che mi ritrovo di volta in volta più avanti con un cambio frequente di persone a mio fianco. Ciò mi porta a scorgere sì ragazze giovani, ragazze delle mia età, ma anche donne adulte e dalla società definite signore se non peggio anziane.
Tutte e tutti scuotiamo la testa in su e giù a ritmo della musica, cantiamo stonando e non beccando le pronunce come se stessimo a casa e non con affianco degli sconosciuti. Il reverendo dal suo pulpito ci parla, e non importa se ripete quello che ha detto a Ferrara paro paro cambiando solo il nome della città, così come non importa se la scaletta è sempre quella nonostante avessi la sensazione che potesse cambiare qualche scelta.
Ci sono pezzi su cui quel mare di gente si lascia andare, urla accompagnando la voce di Marilyn Manson che è potente e presente, a tratti lui stesso appare maturo. Sì sul palco sputacchia, ma penso sia prerogativa dei big farlo (nda ricordo anche di gomme da masticare volate sui fotografi durante il live di Patti Smith anni fa).

Sul palco la sua presenza è pregna di carisma e ogni pezzo viene enfatizzato o dalle luci o dai giochi di fumo o fumo e luci, ma è sui pezzi più noti che tutti esultiamo e urliamo in un canto liberatorio. La scaletta ha effettivamente accontentato tutti, sia chi preferisce i nuovi pezzi che chi invece ama i classici.
Personalmente sono stata più che felice per la canzone di chiusura: If I was your vampire, uno di quei pezzi che mi ricordano le nottate a giocare nei giochi di ruolo impersonando per l’appunto uno Spectre di Hades chiamato il Vampiro. Bei tempi di gioventù e nottate in bianco. E ora come la sbollisco tutta questa adrenalina? Quando ritorna il Reverendo in quel di Bari?
Non lo so ma non posso che ringraziare MC2 Live e Bass Culture per aver reso la me adolescente felicissima e soprattutto per portare a Bari e nel Sud d’Italia nomi che fino a qualche anno fa potevamo solo sognare. Come scritto per il live dei Dogstar
La presenza di questi nomi internazionali sta dimostrando come anche il sud può ospitare grandi nomi in venue più che adatte allo scopo riuscendo a far contenti tutti e per una volta non dovendo costringere chi è del sud a investire denaro per spostarsi in quel di Roma o Milano.
A proposito, Roma sarà la prossima data del tour italiano di Marilyn Manson, ma pare sia sold out, ciononostante spero riusciate a vederlo e goderne come ho potuto fare io questa sera.
Scaletta
- Nod if you understand
- Disposable teens
- Angel with the scabbed wings
- Great big white World
- This is the new shit
- Dried up, tied and dead to the World
- Exit wound
- The Nobodies
- Interlude
- The Dope Show
- Sweet Dreams (Are Made of This)
- mOBSCENE
- The beautiful people
- Tourniquet
- Personal Jesus
- If I was your vampire
a cura di
Iolanda Pompilio

