Adania Shibli è una prolifica e talentuosa autrice palestinese. In Italia sono state tradotte e pubblicate tre delle sue opere: Sensi, Pallidi segni di quiete e il romanzo Un dettaglio minore, edito La Nave di Teseo, selezionato per l’International Booker Prize 2021.
A Francoforte l’autrice avrebbe dovuto ritirare il premio LiBeraturpreis, assegnato ad autori provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina e dal mondo arabo, proprio per Un dettaglio minore, ma la Fiera del libro di Francoforte ha deciso di sospendere la sua premiazione a causa della guerra, che sta affliggendo milioni di persone in Israele e Palestina.
Questa decisione ha fatto molto discutere, soprattutto perché prevedeva anche un dibattito pubblico, rappresentando, quindi, anche un’occasione, che l’autrice avrebbe potuto cogliere, per riflettere sul ruolo della letteratura in questo momento di grande dolore.

Il romanzo racconta la storia vera dello stupro e l’omicidio di una ragazza beduina palestinese un anno dopo la guerra, che i palestinesi chiamano Nakba, ossia l’esodo forzato della popolazione araba palestinese, nell’estate del 1949, dopo la fondazione dello Stato di Israele.
Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendoli tutti e risparmiando, almeno inizialmente, solo una ragazza e il suo cane.
Perché un dettaglio minore?
Il “dettaglio minore” è la data in cui la ragazza viene stuprata e uccisa, il 13 agosto 1949, proprio 25 anni prima della nascita di una donna di Ramallah che proprio per questa coincidenza decide di indagare sull’omicidio.
In generale l’attenzione ai dettagli è proprio un elemento che caratterizza questo romanzo perché sono solo questi piccoli frammenti che, riuniti con grande fatica, possono in qualche misura darci un’idea della sofferenza e della privazione che hanno vissuto e stanno vivendo questi popoli.
Il romanzo si compone di due parti, nella prima il racconto si concentra sul comandante e i suoi soldati, immersi in un paesaggio desertico descritto minuziosamente e investiti del compito di perlustrare la zona e proteggere il nuovo confine con l’Egitto dai tentativi di incursione di infiltrati.
Nella seconda lo stesso paesaggio, venticinque anni dopo, è percorso da una donna sulle tracce dell’atroce violenza consumatasi a danno della giovane beduina, il paesaggio questa volta è costellato da posti di blocco.
Tutto era immobile, tranne i miraggi. Il loro riverbero faceva tremare le interminabili distese di aride colline che si alzavano silenziose verso il cielo, mentre la luce accecante del sole pomeridiano rendeva sfocato il profilo giallo ocra dei crinali sabbiosi.
I due racconti in Un dettaglio minore
Ciò che colpisce è la ripetitività dei gesti del comandante, di cui si parla in terza persona, nel primo racconto la sua ossessività nel cercare di tenere tutto sotto controllo. Il suo monitorare la stanza alla ricerca di insetti, il pulire con cura maniacale la ferita arrecatagli da un ragno, la perlustrazione delle zone assegnate.
Di quest’uomo non conosciamo altro che ciò che fa, la sua storia personale non ci è nota, e nulla traspare tra le righe: sembra un uomo senza anima e così si dimostra anche con i gesti che compie.
Il racconto asettico, chirurgico di Adania Shibli lascia lo spazio al lettore per trarre le sue conclusioni.
I punti di contatto tra i due racconti sono l’abbaiare di un cane: quello disperato dell’animale che accompagnava la povera ragazza stuprata e uccisa e quello altrettanto ossessivo sentito provenire dalla collina di fronte dalla protagonista del secondo racconto.
Altro elemento che avvicina i racconti è il tremore del corpo: nel primo il comandante trema a causa dei postumi del morso di un ragno, nel secondo la ragazza lo fa per la paura di essere fermata al posto di blocco.
Sono ricorrenti anche la ripetitività dei gesti che creano un ritmo pressante nella narrazione, generando nel lettore una sensazione di angosciante attesa di qualcosa di terribile che deve avvenire.
Mentre le scene veramente terribili sono lasciate aperte all’immaginazione, alcun dettaglio viene riportato, per creare quasi una distanza da questi eventi.
La protagonista
La protagonista della seconda parte parla in prima persona, rivelando subito la sua anima instabile e fragile, seppur capace di seguire un solo dettaglio minore per trovare la verità.
…Bene, io non posso assolutamente parlare per gli altri, ma nel mio caso è che io proprio non riesco a valutare le situazioni in maniera equilibrata, e non so cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare…
Trema di paura per tutto il tempo in cui viaggia verso la zona dell’atroce delitto, convinta che la coincidenza della data della sua nascita e quella della morte della ragazza sia un segno per lei.
È spesso disorientata e prova a consultare più carte geografiche, alla ricerca dei luoghi dello stupro. Ma la ricerca è molto difficile e forse, lei stessa si accorge, non sarebbe neanche dovuta mai iniziare.
Questo romanzo oggi è purtroppo attualissimo visto ciò che sta accadendo, ma non dà alcuna chiave di lettura, nessuna forma di giudizio è solo una palpitante descrizione di dettagli minori uniti da una penna che non riempie tutti gli spazi, anzi ne crea, al fine di poter lasciare a chi legge la possibilità di riflettere.
a cura di
Anna Francesca Perrone

