“Sharper”: un differente neo-noir

“Sharper”: un differente neo-noir
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Con alla regia Benjamin Caron e alla sceneggiatura Brian Gatewood e Alessandro Tanaka, il film è stato inizialmente distribuito da A24 in alcuni cinema selezionati degli Stati Uniti il 10 febbraio, ed è disponibile su Apple TV+ dal 17. Nel cast troviamo Sebastian Stan, Justice Smith, Briana Middleton, John Lithgow e Julianne Moore, che ricopre anche il ruolo di produttrice.

Definizione della trama

Nelle prime immagini vediamo gli ingranaggi di un orologio. Subito capiamo così che la storia si rivelerà un meccanismo complesso da scomporre. Il titolo, si legge nell’incipit, significa letteralmente “chi vive di espedienti”. Questa è la chiave di lettura primaria. Lo spettatore dovrà cercare di oltrepassare le menzogne sotto cui i personaggi si celano, superando gli stratagemmi via via escogitati per nascondere la verità.

Siamo a New York City, dove vive una piccola e ricca famiglia che verrà lacerata dalla corruzione, dal denaro e dalla sete di potere. Il tradimento e l’inganno saranno la guida delle loro azioni, per cui la realtà verrà più volte alterata e manipolata, allo scopo di prevalere sugli altri. Nessuna debolezza o affetto è concesso, ogni cedimento emotivo può essere usato come arma di ricatto.

Descrizione dei protagonisti

In questa prospettiva, veniamo a contatto con personaggi il cui punto di vista non è mai affidabile, e non possiamo prendere la loro narrazione come veritiera. Tom (Justice Smith) lavora in un negozio di libri usati e rari. Ha voluto separarsi dalla famiglia, diventando indipendente e cercando una via di fuga dalla disonestà, attraverso l’arte e la letteratura.

Un giorno entra nel suo negozio Sandra (Briana Middleton), giovane studentessa che, tramite l’amore, da novella “femme fatale”, gli sconvolgerà la vita.

A corollario della coppia, si intervalleranno nella trama Max (Sebastian Stan), fratellastro di Tom, e la nuova moglie del padre, Madeline Phillips (Julianne Moore). Capofamiglia, e in quanto tale padrone di ogni ricchezza e del patrimonio aziendale, è Richard Hobbes (John Lithgow).

Analisi della location

In questo intreccio, la stessa città diventa protagonista. Le sue luci ed ombre ci guidano, e Manhattan diventa così un luogo in cui tutto è concesso, dove le menzogne e l’indecifrabilità dei personaggi si rispecchiano nella neutralità dei set. Nessun oggetto, infatti, ci aiuta a decifrare la loro personalità o verità, e la totale assenza di un qualsiasi punto di riferimento visivo contribuisce ad intensificare l’inganno delle loro trame.

In questo, grande merito ha anche la fotografia, ad opera di Charlotte Bruus Christensen. Come nel precedente film dove ha collaborato, e diretto da John Krasinski, A Quiet Place (2018), il rosso è una tonalità dominante e ricorrente, usato in accezione tematica come avvertimento. La suspense viene così incrementata anche visivamente e i personaggi risaltano con maggiore intensità.

Conclusioni

Rifacendosi a diversi film di genere degli anni ’70, “Sharper” è per molti versi imprevedibile e mai scontato, e si rivela quindi un ottimo passatempo e un gioco interessante per il detective insito nello spettatore. Simile a un puzzle da ricomporre, non è immediato unirne i fili centrali della narrazione. Pur con momenti di lentezza e apatia, che rischiano di non farci identificare davvero con alcun personaggio, ci intrattiene fino alla fine.

La musica contribuisce a tenere alta la tensione. Compositore è Clint Mansell, famoso per la sua collaborazione col regista Darren Aronofsky, e in particolare memorabile per la colonna sonora di Requiem for a Dream.

a cura di
Matteo Sisti

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Matteo Sisti

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