Autofiction: il nuovo album dei Suede

Autofiction: il nuovo album dei Suede
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Dal 16 settembre 2022 in collaborazione con Ed Buller è disponibile il nuovo disco Grezzo e Punky della band britannica

“L’autofiction è un genere letterario, metà memoir e metà fiction. In un certo senso tutta l’arte è autofiction. Non esistono opere che sono al 100% verità e non esistono opere al 100% di fantasia: l’arte si colloca sempre da qualche parte in uno spettro che va dalla verità alla fantasia”.

Così Brett Anderson, frontman storico della band Suede ha definito in parte il suo nuovo ed egregio, se possiamo dire, lavoro a sigillo dei trent’anni di carriera del gruppo britannico fatti di amore, moda, droga, cadute e resurrezioni, ma soprattutto rock. Un disco, quello di Autofiction, fatto di suoni decisi, crudi, un po’ grezzitangibili. Ebbene sì, il tatto è un altro significato o per meglio dire senso, oltre chiaramente a quello dell’udito, con il quale il cantante vuole rappresentare il suo nuovo album e non c’è forse descrizione migliore di questa.

Suede

La storia dei Suede, nome suggerito dalla chitarrista Justine Frischmann poco prima di lasciare la band forse per qualche screzio proprio con il frontman Anderson, parte dalla fine degli anni ’80 e ben presto con una un’intensa attività concertistica e dal successo via via riscosso, venne consacrata come “The Best New Band in Britain” senza neppur aver inciso nulla.

Dal primo singolo datato 1993, la band diventerà capostipite di un genere e fenomeno stilistico il “britpop” (seppur non ama definirsi tale) che successivamente influenzerà tantissimi altri gruppi dell’epoca, mantenendo comunque la propria autenticità fatta di glam e da un’infinità di testi di natura disinibita, aguzza capace di suscitare scandalo data l’estrema franchezza, provocatoriamente sfoggiata e raccontata.

Autofiction

Questo album composto da undici tracce rinnova ancora una volta la bravura e capacità di questo gruppo ormai colosso del parterre rock alternativo britannico, di plasmarsi con l’ambiente circostante mantenendo comunque le proprie sonorità ed il proprio segno distintivo tanto da convincere anche il fan più sfegatato e critico.

Non a caso quest’album vuole in qualche modo collegarsi al primo “Suede” del 1993 prodotto anch’esso in collaborazione con Ed Buller, facendo però trasparire la maturità personale raggiunta dai componenti della band nel corso tempo, pur mantenendo la stessa voglia di far musica di allora. “She Leads on me”, “Personality Disorder” e “15 Again” sono le prime tre canzoni di questo album e sono una vera propria bomba, ma parliamoci chiaro…tutto il disco lo è.

La capacità di catapultare l’ascoltatore attraverso dei suoni quasi prettamente collegabili ad una live session, in quello che potrebbe essere uno studio di registrazione o più semplicemente in un club nel bel mezzo di una Londra frenetica è veramente impressionante. Nonostante quest’album sia stato quasi interamente prodotto durante il lockdown, il risultato è l’esatto opposto: trasuda infatti connessione tra persone, integrazione. In poche parole: un concerto in piena regola.

Siamo certi che questo gruppo continuerà ancora per molto tempo a far parlare di sé, ma soprattutto a non deludere nessuna delle aspettative che album dopo album l’ascoltatore medio e non si prefissa, poiché la costante voglia di fare musica, la passione a lei dedicata, il calore, ma soprattutto il rock è così avvolgente da non lasciare spazio a qualsiasi tipo di dubbio.

a cura di
Valentina Pilotti

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