“Dance Fever”, il passato di Florence in un nuovo album

“Dance Fever”, il passato di Florence in un nuovo album
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A distanza di tre anni dall’uscita di “High As Hope”, l’artista Florence Welch torna con il nuovo album “Dance Fever” figlio del periodo pandemico e ispirato alla malattia della peste danzante

Dance Fever” ha poco a che fare con il suo titolo, è un viaggio lento e riflessivo all’interno della vita dell’artista. Il collettivo Florence + The Machine abbandona la frenesia dei dischi precedenti, interrompe le danze, per dare spazio ai pensieri che affollano la mente durante l’età adulta. È “un disco di riposo”, in cui l’artista si ferma per guardarsi indietro e raccogliere le considerazioni sul suo passato. Le quattordici tracce raccontano l’effetto apotropaico della musica, di come essa abbia contribuito ad allontanare l’autrice dall’autodistruzione.

Ogni canzone che ho scritto è diventata una corda di fuga legata al mio collo per tirarmi su in paradiso

La maturità e la saggezza portano un’eccessiva calma al disco che si presenta musicalmente piatto e legato agli schemi del pop classico necessari per raggiungere le vette delle classifiche. La protagonista di ogni pezzo è solo ed esclusivamente la voce che prevarica gli arrangiamenti esageratamente modesti e morbidi.

Da questo punto di vista, due fantastiche eccezioni all’interno del disco sono “Heaven Is Here” e “Daffodil”. I brani risollevano l’intero album, arrivano bruschi e decisi facendo recuperare l’attenzione al pubblico per la prosecuzione dell’ascolto. “Dance Fever” dimostra la capacità di Florence di accontentare diversi tipi di pubblico ponendosi a cavallo tra sonorità orecchiabili e il rock più sperimentale.

You said that rock and roll is dead
But is that just because it has not been
Resurrected in your image?
Like if Jesus came back
But in a beautiful dress
And all the evangelicals were like
Oh, yes

L’arte dallo sguardo femminile

È assolutamente degna di nota la tematica trattata nel singolo “King”. Nel brano che ha anticipato l’uscita del disco, l’artista abbandona la culla dei figli e l’altare per salire sul trono dell’arte. Oltre a evidenziare le difficoltà che una donna musicista è costretta a superare durante la sua carriera a causa del ruolo di genere imposto da una società patriarcale, Florence mette in luce come la creatività sia modellata sugli uomini. In lavori come quelli dell’artista, intimi e autoreferenziali, in cui vengono fuori i tratti peculiari della vita di chi scrive, è chiaro che traspaia anche l’identità dell’autore e di conseguenza il suo genere.

Vi è quindi la rivendicazione di una forma d’arte femminile che racconti il vissuto e i problemi delle donne senza passare da una prospettiva e da influenze maschili. Un altro pezzo vicino ai temi trattati in “King” è “Dream Girl Evil” che si prende gioco della visione angelica e materna della figura femminile. Allo stesso tempo, la voce narrante, ostentando il comportamento della tipica femme fatale seducente e maligna, ridicolizza le costruzioni culturali prodotte per soddisfare i desideri maschili. Una Beatrice che trascina Dante all’inferno per scrivere una commedia profana e realistica.

A livello sonoro “Dance Fever” non è un disco particolarmente rilevante per il panorama musicale attuale, ma dal punto di vista tematico riesce a far emergere ed esorcizzare il “male sociale”. Florence ha avuto il coraggio di mostrare con un linguaggio semplice e popolare i suoi scheletri dentro l’armadio ed usarli come mezzo per descrivere diversi aspetti della contemporaneità. Un lavoro così, pieno di pensieri e bestemmie non fa altro che ribadire il potere salvifico della musica.

a cura di
Lucia Tamburello

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